Giovedì, 03 Aprile

Ultimo aggiornamento alle 23:25
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

TRITONE

La ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno esiste: condannati i boss Madaffari e Perronace

Inflitti 28 e 20 anni di carcere. L’inchiesta aveva accertato la presenza di un locale riconosciuto dalla “casa madre” di Santa Cristina d’Aspromonte

Pubblicato il: 07/12/2024 – 19:03
di Giorgio Curcio
La ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno esiste: condannati i boss Madaffari e Perronace

ROMA Ci sono voluti poco più di due anni e mezzo per arrivare alla sentenza di primo grado di un processo, quello celebrato con rito ordinario, che ha messo un primo punto sulla presenza della ‘ndrangheta sul litorale laziale e, in particolare, nei centri di Anzio e Nettuno. La lettura del dispositivo della sentenza da parte del presidente del Tribunale di Velletri ha sancito un primo verdetto a favore dell’accusa, rappresentata dal pm della Dda di Roma, Giovanni Musarò. Le condanne più pesanti sono state inflitte non a caso ai due Giacomo Madaffari e Davide Perronace considerati i “capi” del locale di ‘ndrangheta che avrebbe conquistato il litorale laziale nel corso degli ultimi anni, intrecciando i propri affari anche con la politica. Al primo, classe 1956 di Santa Cristina d’Aspromonte, i giudici hanno inflitto 28 anni. Al secondo, classe ’74 di Nettuno, vent’anni di carcere. Entrambi sono stati condannati anche per il “capo 1” dell’accusa ovvero legato al 416bis.

velletri anzio nettuno 'ndrangheta madaffari

Le condanne

Per l’accusa Giacomo Madafferi – proprio insieme a Perronace – avrebbe avuto il ruolo di capo locale della costola della ‘ndrangheta calabrese attiva tra Anzio e Nettuno, storicamente presente sul territorio fin dagli anni ‘70. Condannati anche i rispettivi figli: Bruno Madaffari, a 6 anni di reclusione mentre 12 anni e 8 mesi sono stati inflitti a Gabriele Perronace. Altra condanna pesante, 12 anni, per Claudio Lucifero, considerato un altro soggetto appartenente ad una famiglia di ‘ndrangheta originaria di Guardavalle e “braccio destro” di Davide Perronace, commettendo estorsioni, intestazioni fittizie e sostenendo anche le spese legali e, più in generale, mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio. Tra le condanne anche quella a 3 anni per l’ex Brigadiere dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Operativo della Compagnia di Anzio, Elia Rillo. Per l’accusa ha fornito un costante contributo per l’operatività dell’associazione, mettendo a disposizione informazioni coperte dal segreto ed utilizzate per eludere le investigazioni.

anzio 'ndrangheta

Tritone

Il blitz scattò la mattina del 17 febbraio del 2022 grazie all’impiego dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l’ausilio dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Latina, Rieti, Viterbo e dello Squadrone “Cacciatori Calabria, nei confronti di 65 persone in tutto, il risultato di una indagine avviata dal 2018 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma con il coordinamento della Dda della Procura capitolina. Le attività del locale di ‘ndrangheta avrebbero consentito, negli anni, di acquisire la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori, da quello ittico a quello della panificazione, della gestione e smaltimento dei rifiuti e del movimento terra. Dalle indagini era emersa anche l’esistenza di due associazioni finalizzate al narcotraffico, una capeggiata proprio da Madaffari, l’altra da Bruno Gallace dotate di elevate disponibilità finanziarie e logistiche, nonché delle capacità di approvvigionare e importare dal Sud America ingenti quantitativi di cocaina. 


LEGGI ANCHE: La ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno “al servizio” della politica. «Madaffari e i Gallace fondamentali per vincere»


Il processo

Il pm antimafia, nel corso del suo lungo intervento, aveva aperto uno squarcio sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nella politica di Anzio e Nettuno, territori storicamente “conquistati” dalle ‘ndrine calabresi. «È stato accertato che diversi politici di Anzio e di Nettuno, nella consapevolezza che l’apporto della ‘ndrangheta può risultare determinante per la vittoria delle elezioni, hanno inequivocabilmente chiesto l’appoggio non a Tizio, Caio e Sempronio, ma a componenti di ‘ndrangheta come Davide Perronace – quale capo del sottogruppo – i cui voti facevano particolarmente gola nelle consultazioni di Anzio del 2018, le prime elezioni dopo circa vent’anni in cui non si candidava Pasquale Perronace e quindi c’era un pacchetto voti molto cospicuo a disposizione dei Perronace che faceva gola a tutti». E ancora: «Accade anche con i Gallace – aveva sottolineato il pm Musarò – e lo abbiamo riscontrato soprattutto per le elezioni di Nettuno. In questo caso, con l’attività integrativa di indagine, accertiamo una cosa sconcertante che non era emersa nella prima fase e cioè che Giacomo Madaffari, così come vedremo Davide Perronace ha voce in capitolo nella scelta del sindaco di Anzio, il prossimo, poi è stato sciolto il Consiglio Comunale, ma noi abbiamo un’intercettazione del 9 febbraio 2022 in cui si capisce che per le elezioni del 2023 volevano candidarsi sia Laura Nolfi sia Giuseppe Ranucci e Davide Perronace è quello che sostanzialmente deve mediare fra i due e deve decidere ad Anzio».


LEGGI ANCHE: La ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno, le minacce alla consigliera e il «no al bavaglio»


I casi Anzio e Nettuno

Il 23 febbraio dello scorso anno il Tribunale di Roma aveva emesso la sentenza con la quale aveva sancito l’esistenza di un’associazione a delinquere di tipo mafioso di matrice ‘ndranghetista nei comuni di Anzio e Nettuno, infliggendo condanne per 260 anni di reclusione complessivi ai 25 imputati giudicati con il rito abbreviato. Quattro soggetti, ritenuti elementi di vertice della consorteria, hanno riportato ciascuno condanne a 20 anni di reclusione. Un mese prima, il 23 gennaio 2023, era stata portata a conclusione una terza fase della più volte richiamata inchiesta “Propaggine” condotta dalla Dia, e in particolare, con gli ultimi provvedimenti eseguiti, si sono ulteriormente rafforzate le risultanze investigative, confermando la presenza di un’articolazione dell’organizzazione operante nel comune di Roma. L’incisiva presenza della ‘ndrangheta nel Lazio è testimoniata, poi, anche dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 23 febbraio 2023 sul decreto di confisca del giugno 2021 emesso dal Tribunale di Roma. Il provvedimento era scaturito dagli esiti processuali dell’operazione denominata “Giù le mani” del luglio 2019, eseguita dalla Polizia di Stato, a seguito della quale era stato effettuato un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro, nei confronti di esponenti di spicco della ‘ndrina Morabito-Mollica-Palamara-Scriva, radicata nella provincia nord di Roma (in particolare nei comuni di Rignano Flaminio, Morlupo, Sant’Oreste, Capena, Castelnuovo di Porto, Campagnano e Sacrofano). (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

L'offerta informativa del Corriere della Calabria rimarrà gratuita

Senza le barriere digitali che impediscono la fruizione libera di notizie, inchieste e approfondimenti. Se approvi il giornalismo senza padroni, abituato a dire la verità, la tua donazione è un aiuto concreto per sostenere le nostre battaglie e quelle dei calabresi.

La tua è una donazione che farà notizia. Grazie

Il campo è obbligatiorio!
Il campo è obbligatiorio!

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012--2025. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del mare 6/G, S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano | Privacy
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x