REGGIO CALABRIA Il titolo di questo mio scritto l’ho preso in prestito da don Tonino Bello, indimenticato vescovo di Molfetta, che proprio non sopportava l’idea di formulare ai fedeli della sua Diocesi auguri formali e in un messaggio di Natale di qualche decennio fa usava queste parole: «Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi».
Anch’io vorrei disturbare i lettori partendo dagli ultimi grazie al reportage di Michele Bellocchio che è andato fino in Congo per mostrare al mondo come vivono gli operai che estraggono il cobalto dai tunnel. Questo minerale, come sappiamo, permette alle batterie delle auto elettriche di avere maggiore autonomia di guida che è il traguardo che intendono raggiungere tutti i produttori delle stesse auto. La maggior parte di questo minerale – circa il 60% delle riserve mondiali – è presente in Congo, stimato in circa tre milioni e mezzo di tonnellate. Le miniere viste dall’alto sono una sorta di grande formicaio, dove uomini, donne e bambini, scavano in condizioni davvero disumane per decine di ore al giorno, senza la possibilità di poter emergere prima di aver terminato il lavoro. La paga massima corrisponde a 5 dollari al giorno e i minatori, una volta scesi a circa cinquanta metri di profondità, vedono solo la luce delle loro torce muniti di pala e piccone scavano tutto il girono senza alcuna tutela o diritto, costretti a fare i loro bisogni all’interno dei tunnel. Talvolta non riemergono a causa di crolli improvvisi corpi che nessuno si prende la briga di estrarre. Dopo un lungo e tortuoso viaggio fino in Sud Africa, il cobalto arriva in Cina dove viene raffinato per produrre le batterie elettriche. Il paradosso è che le auto elettriche sono prodotte (ci dicono) per evitare l’inquinamento, ma nei luoghi limitrofi dove viene estratto il Cobalto si stanno distruggendo fiumi e inquinando terreni per lo sversamento di sostanze tossiche. Le regioni del Congo dove viene estratto il cobalto, sono considerate tra i primi dieci luoghi più inquinati della terra.
Dall’Africa ci spostiamo nella nostra Calabria, precisamente nella tendopoli di San Ferdinando, che possiamo a buon diritto considerare l’emblema del fallimento dell’azione politico-istituzionale calabrese, facendo diventare quel luogo un angolo di mondo in cui l’umanità è considerata alla stregua della spazzatura indifferenziata, perfino avere accesso alle cure sanitarie diventa una impresa quasi impossibile. Realtà come la Caritas diocesana e le associazioni come Il Cenacolo di Maropati e le Confraternite della Misericordia, pur svolgendo un lavoro davvero prezioso, non possono sostituirsi alle Istituzioni e continuano a lanciare appelli per lo più inascoltati.
Vorrei che questi auguri arrivassero a coloro che a vario titolo sono responsabili della cosa pubblica. Parafrasando don Tonino Bello, auguro a tutti voi che le poltrone sulle quali vi adagiate sopra diventino durissime, tanto da farvi ascoltare il grido di quell’umanità abbandonata a sé stessa che sperimenta la durezza del lavoro sottopagato, di un alloggio non degno di questo nome, di mancata integrazione e di quanto più ingegno un uomo possa sopportare. Auguri scomodi a tutti. (redazione@corrierecal.it)
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