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«Oltre 300 chili di cocaina “pescati” dai sub». I traffici al porto di Gioia nei racconti di Ficarra: «Da sempre al servizio dei Molè»

I dettagli raccontati dal collaboratore di giustizia ai pm reggini: «Il 20% spettava a chi lavorava all’esfiltrazione della droga dal porto»

Pubblicato il: 02/01/2025 – 19:05
di Mariateresa Ripolo
«Oltre 300 chili di cocaina “pescati” dai sub». I traffici al porto di Gioia nei racconti di Ficarra: «Da sempre al servizio dei Molè»

GIOIA TAURO Borsoni pieni di cocaina – oltre 300 chili – estratti dal mare nei pressi del porto di Gioia Tauro. Ad eseguire l’operazione sarebbero stati dei «sub». L’episodio, che sarebbe avvenuto tra novembre e dicembre del 2019 viene raccontato dal collaboratore di giustizia Domenico Ficarra, detto “Corona”, classe ’84, durante gli interrogatori resi davanti ai magistrati delle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano.

«Da sempre al servizio dei Molè»

Ficarra, che si definisce «sempre a disposizione della famiglia Molè» di Gioia Tauro, ai pm racconta di aver conosciuto «benissimo Rocco Molè, ucciso nel 2008» e di esserne stato «a completa disposizione». «Fino al 2008 e, in particolare, fino all’omicidio di Rocco Molè, io sono vissuto a Gioia Tauro vicino ai Molè e godevo della loro completa fiducia», racconta il collaboratore di giustizia che precisa di non essere «formalmente affiliato» alla ‘ndrangheta «nel senso che non ho partecipato ad un rito di affiliazione, ma sono cresciuto da sempre nella famiglia Molè. Nella mia famiglia si viveva solo di truffe e siamo stati da sempre a disposizione della famiglia Molè».

300 chili di cocaina “pescati” dal mare

E su precisa domanda dell’allora procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, nel corso di un interrogatorio nel marzo 2022, Ficarra risponde in merito alle dichiarazioni rese sul narcotraffico da e per il porto di Gioia Tauro. «Hanno estratto i borsoni dal mare», racconta il collaboratore di giustizia riferendosi a un episodio di recupero di “trecento e passa chili” di cocaina, tra novembre e dicembre del 2019: «a prendere la droga sono stati proprio Rocco Molè, Ficarra Simone e Previti Giacomo e Condello era in macchina che li aspettava». Ficarra precisa che per farlo «si sono immersi nell’acqua», «infatti mi hanno detto che c’erano delle persone anche a pescare e li hanno fatti andare via; Molè Rocco si è avvicinato e Ficarra Simone e Previti gli hanno detto: “Andatevene via” e questi signori se ne son dovuti andare via perché erano piazzati lì con delle lampadine per pescare e li hanno mandati via, hanno portato via la droga e sopra ad aspettarli c’era Condello Giuseppe». Presenti alle operazioni altre due persone: «erano tipo sub», racconta ancora. «Penso che i sub che ospitava mia madre avevano recuperata la droga e la avevano collocata in un posto, sempre in mare, in cui la potevano recuperare più agevolmente mio fratello e gli altri».
Sull’esatto punto nei pressi del porto di Gioia Tauro in cui sarebbe avvenuta l’operazione, il collaboratore di giustizia ha aggiunto: «Non lo so nel posto preciso, però nel mare lì del porto, zone del porto, praticamente l’hanno cacciata, questa droga qui l’hanno messa in dei borsoni, lasciata con una barca, una barca, non so chi era, chi l’ha fatta arrivare lì sul posto dove loro si sono immersi nell’acqua…».

«Il 20% a chi lavorava all’esfiltrazione della droga dal porto»

E per quanto concerne l’esfiltrazione della droga dal porto, Ficarra racconta anche di essere «a conoscenza del fatto che le persone che garantivano la fuoriuscita della cocaina ottenevano il 20% o in denaro in cocaina stessa», «Anche un nipote del Condello, non so bene se il figlio del fratello o della sorella, faceva questo lavoro al Porto». Sul punto il collaboratore di giustizia precisa: «Io sapevo già dai tempi in cui operavano i Brandimarte all’interno del Porto che c’erano persone, I omissis che lavorando all’interno del Porto facevano uscire la droga, appunto, per un guadagno del 20%». (m.ripolo@corrierecal.it)

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