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l’intervista

La madre della piccola Sofia: «Le racconterò tutto quando avrà 18 anni»

Le parole di Valeria Chiappetta. «Riaverla tra le braccia è stato un sogno»

Pubblicato il: 23/01/2025 – 8:06
La madre della piccola Sofia: «Le racconterò tutto quando avrà 18 anni»

ROMA «Quando ho capito che l’avevano rapita, ho aperto la finestra e ho guardato giù. Non so cosa volessi fare. Mi sono sentita all’improvviso morta». Così Valeria Chiappetta, 28 anni, la madre della neonata rapita a Cosenza, in una intervista a Repubblica. Dopo 20 minuti che la rapitrice, che si era finta una oss, le aveva portato via la neonata dalla culla, «mi sono agitata, abbiamo chiamato il personale. Mia madre non aveva avuto una buona impressione, non le era piaciuta quell’infermiera. In stanza eravamo con mio marito e mio figlio Alessandro». E quando si è resa conto di quello che era accaduto «qui dentro c’era il delirio. Ero fuori di me. Mio figlio che ha soli 4 anni ha capito e ha iniziato a chiedere perché non riportassero la sua sorellina. Mi hanno dovuta sedare, non sentivo nemmeno più il dolore per i punti del cesareo. Il mondo mi è crollato addosso. Il 21 gennaio resterà il giorno in cui nelle stesse 24 ore sono morta e rinata. E anche Sofia è rinata con me per la seconda volta. Il suo compleanno sarà per sempre il 20 gennaio ma una festa ci sarà anche il 21». Tre ore dopo il rapimento la telefonata del poliziotto e la notizia che Sofia era stata ritrovata. «Ho ricominciato a respirare. In venti minuti me l’hanno riportata con un’ambulanza. Ho sentito la sirena e ho subito detto, è lei. Riaverla tra le braccia è stato un sogno. Era nuda nella culla, la sua tutina rosa non c’era più. E non l’ho voluta indietro, voglio cancellare qualsiasi cosa di quelle ore. Le ho dato un bacio e l’hanno presa in consegna i medici per i controlli». Racconterà mai a Sofia del suo rapimento? «Sì, glielo racconterò quando avrà 18 anni. Adesso questo ricordo deve essere cancellato per tutti noi. Dobbiamo tornare a gioire. Sul polso sinistro ho tatuato il 16, il giorno della nascita di Alessandro. Appena potrò sull’altro tatuerò il 20. Il giorno 21 è già scolpito nel mio cuore. Accanto a me in quelle ore c’è stata una poliziotta che mi ha abbracciata e poi mi ha regalato il suo cappellino e il foulard della polizia. A lei ho chiesto di promettermi che i rapitori non lasceranno mai il carcere, che non me li vedrò più davanti».

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