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l’abisso e la risalita

Dal narcotraffico alla redenzione nelle carceri calabresi. «Il piacere è negativo, il desiderio è insaziabile»

C’è chi uccide per pagare i debiti di droga, chi lascia l’Esercito per “colpa” dell’eroina. Dietro le sbarre inizia una nuova vita

Pubblicato il: 26/01/2025 – 17:00
di Fabio Benincasa
Dal narcotraffico alla redenzione nelle carceri calabresi. «Il piacere è negativo, il desiderio è insaziabile»

COSENZA «Il piacere è negativo, il desiderio è insaziabile», scriveva nel 2009 su Repubblica il filosofo e saggista Umberto Galimberti. E’ la formula che ogni tossicomane conosce e segue pedissequamente: una regola non scritta che piega alla schiavitù uomini e donne dipendenti dagli stupefacenti. La droga è un vorace desiderio, la striscia di cocaina il simbolo di un circolo dove albergano eccessi e sentimenti di inquietudine. Le anime turbate e tossiche si ritrovano, spesso in carcere, e all’interno dell’istituto penitenziario qualcuno riesce a risalire dal baratro. Storie di redenzione e di sostegno a chi scivola nell’abisso del desiderio proibito. Su Avvenire, Giorgio Paolucci riporta le storie di Ambrogio e Roberto prima impegnati nell’esercito del male nel ruolo scomodo di fedeli spacciatori di morte e veleno, poi le notti e i giorni dietro le sbarre ribaltano la prospettiva e riflettono una nuova vita riempita da sostegno e vicinanza alle anime fragili e possedute dal demonio travestito da dosi.

Il racconto di Ambrogio e Roberto

«Ambrogio e Roberto non hanno mai fatto uso di droga ma la conoscono bene, è stata per tanti anni la loro fonte di arricchimento. Fino a quando è diventata il boomerang che li ha portati in carcere». Anche in Calabria, a Reggio Calabria e Vibo Valentia. Nel loro continuo peregrinare nelle carceri calabresi incrociano sguardi e racconti di vite vissute e distrutte. Si parte da una storia cruda, il protagonista riferisce dettagli drammatici. Ha solo 19 anni e non riuscendo a saldare i debiti con il pusher decide di rapinare un benzinaio «gli mette la pistola alla tempia, quello reagisce, lui spara, l’ammazza, si becca l’ergastolo».

I viaggi al termine della notte di Luca, Michele e Fabrizio

Una interessante ricerca di Medicina Narrativa dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, curata da Loredana Nigri, raccoglie preziose testimonianze di tossicodipendenti impegnati in un percorso di recupero. Luca è stato dieci anni nell’Esercito, ha partecipato a missioni in Iraq e Kosovo, si guadagna bene e si faceva a gara con chi aveva di più. Auto, moto, eccessi, droga e alcol. E finisci che perdi tua moglie e tuo figlio. Oggi Luca è cambiato, sta proseguendo nel suo tortuoso percorso di redenzione, ha abbandonato la droga e spera di riprendersi la propria vita.
Michele, invece, spacciava hashish per comprare l’eroina, «un girone infernale». Tutta colpa della noia «finestrella celebrale dello sballo». Si fa da quando ha 16 anni. Poi l’incontro con la comunità “Il Delfino”, volta pagina ma gli strascichi di quella esistenza dannata sono ancora vivi. «Sentivo voci, avevo allucinazioni e poi sentivo un fischio, quello lo sento ancora adesso».
E poi c’è Fabrizio. Un musicista, ama De Andrè e Guccini e di Faber adora “La canzone di Marinella”. In loop ascolta il verso “Che sei volata in cielo su una stella”, quello che ricorda la sua amata «morta in Germania». Quella vita spezzata lo spinge a «farsi» di eroina e morfina, poi arrivano il carcere e i tentativi (a vuoto) di lavorare. Fabrizio sta vivendo senza droga «da vent’anni» ma «sotto metadone» e il suo viaggio di ritorno al termine della notte non è ancora concluso. (f.benincasa@corrierecal.it)

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