Sanità vibonese al bivio, un anno difficile e la speranza di svolta nel 2026
Dal tragico caso di Martina Piserà alle dimissioni dei primari, un bilancio di emergenze e servizi in affanno in attesa del nuovo ospedale

VIBO VALENTIA Definire negativo l’anno appena trascorso per la sanità vibonese può sembrare un eufemismo. Un paradosso che mostra una Calabria a due velocità: mentre le altre province, ma più in generale, la sanità regionale, tentano di rialzarsi dopo anni difficili segnati dal blocco del commissariamento (che a breve, per come annunciato, dovrebbe concludersi), Vibo continua ad annaspare tra emergenze, criticità e storie che fanno riemergere traumatici ricordi di malasanità. Perché oltre i numeri e le statistiche, che confermano una sanità vibonese in netta difficoltà, ci sono cittadini, pazienti e famiglie che soffrono. Come quella di Martina Piserà, la giovane mamma incinta di 7 mesi morta lo scorso maggio, lasciando tra dolore e rabbia la comunità. Sul caso è intervenuta anche la Procura, iscrivendo all’elenco degli indagati due operatori sanitari dell’ospedale Jazzolino.
Un anno tra dimissioni e proteste
Ma la morte di Martina è solo l’apice e la vicenda più trista che si inserisce in uno degli anni più bui per la sanità vibonese, segnato anche dalle improvvise dimissioni di primari e medici di primo piano. A maggio, proprio a pochi giorni dal caso della giovane mamma deceduta, si è dimesso Vincenzo Mangialavori, primario di ginecologia, mentre a novembre è toccato ad Alberto Ventrice, urologo all’ospedale di Tropea le cui dimissioni hanno rilanciato l’allarme sulle condizioni del nosocomio tropeano. Nel mezzo, il discusso “cambio” alla guida dell’Asp commissariata, con l’attuale Gianfranco Tomao che ha sostituito Vittorio Piscitelli, il terzo in meno di un anno se si considera anche il generale Antonio Battistini che guidava l’Azienda prima dello scioglimento. Una mossa inaspettata su cui, ancora oggi, i sindaci chiedono chiarezza e spiegazioni.
Sindaci compatti e cittadini in rivolta
Sono stati proprio i primi cittadini a denunciare più volte, compatti come non mai, la drammatica situazione del Vibonese in riunioni fiume fino a tarda sera e culminate prima nel tavolo convocato dal prefetto Anna Aurora Colosimo, poi nel vertice in Cittadella con il subcommissario Ernesto Esposito e il presidente Roberto Occhiuto. Una riunione che i partecipanti hanno definito positiva e produttiva e confluita nelle risorse aggiuntive, i “famosi” 7 milioni, nell’ultimo Dca approvato dalla Regione. «Sono risorse vincolate ad un utilizzo specifico» hanno invece denunciato i comitati civici, impegnati in una dura battaglia contro i vertici della sanità responsabili – a loro avviso – di aver penalizzato la provincia di Vibo che oggi paga più di tutte le criticità sanitarie. L’osservatorio Civico Città Attiva, il comitato San Bruno, Costa degli Dei e l’associazione Ali di Vibonesità hanno
La carenza di medici e le criticità negli ospedali
Appelli che hanno riguardato i tre principali nosocomi della provincia: lo Jazzolino di Vibo e gli ospedali di Tropea e di Serra San Bruno, indeboliti dalla carenza di medici e operatori che ne hanno bloccato i servizi. Il sindaco di Serra Alfredo Barillari ha chiesto più volte che venga rispettato quanto previsto dal Dca per far ripartire reparti come chirurgia, quello di recupero e riabilitazione e il servizio di day surgery. Tutto passa dall’assunzione di medici o dalla riorganizzazione del personale dell’Azienda, che consentirebbe all’ospedale San Bruno anche di aumentare i posti letto e migliorare le condizioni del pronto soccorso. Anche lo Jazzolino è in difficoltà: proprio in questi giorni è stato sospeso temporaneamente l’ambulatorio di neurologia, mentre è stata tolta la reperibilità notturna dell’ortopedia. Praticamente in costante emergenza il pronto soccorso, che è riuscito a tamponare il maggiore afflusso del periodo estivo ma che vede ancora personale in affanno e pazienti costretti ad attendere in corridoi o sale piene. Manca anche il reparto di psichiatria, un’assenza che sta diventando sempre più pesante per le condizioni della provincia vibonese, una situazione che rischia di aggravarsi ancora di più con l’imminente pensionamento dell’unico psichiatra in servizio al Centro di salute mentale di Tropea.
La carenza di personale
La riorganizzazione del personale è una delle sfide dell’Asp per il nuovo anno: se da una parte le carte parlano di un personale sufficiente in certi settori, la realtà racconta di reparti in affanno, interventi rinviati, pazienti costretti ad attendere tempi lunghi e operatori sanitari allo stremo. Pesa sulla sanità vibonese soprattutto la grave carenza di anestesisti che sta rallentando o bloccando le attività dei reparti. È successo a Tropea, dove lo stop agli interventi di urologia e proctologia è culminato in una denuncia presentata proprio pochi giorni fa dai comitati civici che contestano l’interruzione di pubblico servizio. L’Asp sta provando in tutti modi a reclutare anestesisti: prima con un “accordo” con una società messinese, poi con l’Asp di Catanzaro per avere gettonisti da 100 euro l’ora. Tentativi “disperati” di risolvere un problema che rischia di compromettere anche nei prossimi mesi servizi sanitari essenziali.
Il 2026 come anno della svolta
«A Vibo Valentia non ci vuole venire nessuno» è l’estrema sintesi di una situazione sempre più grave di carenza di medici che condiziona ogni tipo di programmazione e servizio sanitario nella provincia. Ma il 2026 rappresenta dunque un anno cruciale: secondo cronoprogramma, dovrebbe concludersi il nuovo ospedale, atteso da oltre 25 anni, e scadranno i 18 mesi del commissariamento per infiltrazioni mafiose, con eventuale proroga in caso di persistenti criticità. Sarà l’anno in cui si dovranno tradurre promesse e programmi in risultati concreti, per restituire ai cittadini il diritto alla sanità. (ma.ru.)
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