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Didattica innovativa

Ma che musica nuova a Cosenza

Il nuovo corso del Conservatorio dopo l’immissione in ruolo di ben 25 maestri provenienti da tutt’Italia: ne parliamo con il direttore d’orchestra Giulio Marazia

Pubblicato il: 11/01/2026 – 12:50
di Lucia Serino
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Ma che musica nuova a Cosenza

Il nuovo corso del Conservatorio Stanislao Giacomantonio di Cosenza, che guarda la città da Porta Piana, ha, è il caso di dire, un bel ritmo sostenuto: ingressi che aumentano, offerta didattica innovativa, energia che cresce. A raccontarlo è il maestro Giulio Marazia, direttore d’orchestra, docente di Esercitazioni orchestrali, “bacchetta” dell’Orchestra sinfonica del Conservatorio.
È tra i nuovi docenti sbarcati per concorso in Calabria (in verità per Marazia questo è il quarto anno) sono tanti, tutti molti motivati, provenienti da più parti d’Italia e linfa per il nuovo corso dell’istituto diretto dal maestro Francesco Perri, direttore artistico dell’Orchestra sinfonica Bruzia.
Con Marazia ci incontriamo a Pagani, in provincia di Salerno, il suo paese – che per un attimo è anche il mio – quando le vacanze di Natale stanno per chiudersi, in una pausa delle prove del concerto di Capodanno. È il direttore artistico della Filamornica Campana. Dopo la Befana valigia pronta per Cosenza. «Ormai sono di ruolo», dice sorridendo, come se quella parola avesse ancora il sapore di una conquista collettiva più che personale. E in effetti collettiva lo è davvero.
Perché a Cosenza c’è una bella novità che non accadeva da trentacinque anni: l’immissione in ruolo di ben 25 maestri, 25 docenti di discipline musicali diverse. Un cambio generazionale che ha significato anche un rafforzamento della qualità didattica, entusiasmo giovane, sguardo internazionale, voglia di innovare. Tutti vincitori di concorso, tutti entrati senza un solo ricorso: un fatto raro, rarissimo, che racconta anche l’eccellenza del personale amministrativo del Conservatorio.

«Si respira aria nuova», dice Marazia. E lo si vede dai corridoi pieni, dalle classi affollate, dalle scelte degli studenti. Quest’anno, ad esempio, in molti hanno optato per la classe di sassofono, trascinati dal carisma e dalla visione di una nuova docente. E proprio dal sassofono è partito uno degli eventi simbolo di questa rinascita: il Cosenza Saxophone Meeting, a novembre, un appuntamento internazionale che ha portato in città studenti e docenti da Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Italia, dentro il programma Erasmus. Masterclass, workshop, concerti aperti al pubblico, per più giorni, dal plesso delle Canossiane alla Chiesa di San Domenico, fino a invadere il centro storico. La musica come lingua franca, come dialogo che supera confini e accenti.
Marazia parla dei suoi studenti con orgoglio. Mi mostra le foto sul telefonino: prove, concerti, volti concentrati e sorridenti. Lui, classe 1983, curriculum internazionale – studi a Salerno, Bari e Milano, masterclass all’Accademia Chigiana e all’Opera Royale de Wallonie, direzioni in Europa, America, Asia – qui sembra aver trovato un punto di equilibrio. «Cosenza? Non me l’aspettavo», ammette, con quella sincerità tipica di chi arriva da queste parti senza pregiudizi. «E invece…». In genere chi non è mai stato da queste parti risponde così. Poi resta. La Calabria fa quest’effetto.  
Le novità al Conservatorio non sono solo numeriche o organizzative. La didattica si è aperta alla ricerca sulla musica antica, un indirizzo sulla musica etnica, e soprattutto sta cercando la strada dell’intelligenza artificiale. L’Orchestra del Conservatorio ha suonato all’Università della Calabria per l’inaugurazione dell’anno accademico, nel giorno in cui il neo rettore Nicola Leone Greco ha tenuto una lectio magistralis proprio sull’IA. Marazia ha diretto per l’occasione il concerto “Intelligenze musicali”.
Ma come si applica davvero l’IA alla musica? “La rivoluzione sonora è già in atto. L’intelligenza artificiale oggi aiuta a comporre, analizzare, orchestrare, restaurare partiture antiche, simulare acustiche, supportare lo studio individuale”. Non sostituisce la creatività umana: la amplifica. È uno strumento che dialoga con il musicista, come un nuovo tipo di strumento invisibile, capace di suggerire soluzioni, aprire possibilità, accelerare processi. “Per un Conservatorio significa formare musicisti consapevoli del proprio tempo, capaci di usare la tecnologia senza esserne usati”.
Sono circa 900 gli allievi provenienti da tutta la Calabria. Tanti, tantissimi. L’unico vero nodo resta quello degli spazi. Le aule non bastano, le opzioni logistiche dello scorso anno – Archivio di Stato, gli istituti Nitti e Campanella – sono saltate, e gli studenti sono costretti al doppio turno. È il rovescio della medaglia del successo. Sposato con un soprano, padre di due figli, Marazia parla di Cosenza come di una città che gli ha dato fiducia. Per il lavoro ma anche per quel segmento di vita che ogni settimana trascorre in città, in centro, a ridosso di corso Mazzini. Appuntamento con lui a Cosenza a fine mese, concerto il 29 gennaio. (redazione@corrierecal.it)  

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