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natura, tradizione e futuro

Pollino, la montagna che cambia: tra clima, turismo lento e nuove strategie

Intervista al commissario Luigi Lirangi. Tra le priorità «il completamento della Ciclovia sull’ex tracciato della Ferrovia Calabro-Lucana»

Pubblicato il: 11/01/2026 – 10:30
di Fabio Benincasa
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Pollino, la montagna che cambia: tra clima, turismo lento e nuove strategie

COSENZA Il Parco Nazionale del Pollino è la riserva naturale più grande d’Italia, circa 200.000 ettari abbracciano Calabria e Basilicata. Una realtà naturalistica che sorprende per estensione e paesaggio, che custodisce un vero e proprio patrimonio territoriale, che è il racconto distintivo di specie animali e vegetali, di ciò che diventa tradizione. Grazie al Parco, negli anni, sono stati rilanciati sapori e prodotti del territorio, è nata una rete di centri visitatori e musei, è cresciuto l’afflusso nei siti storici straordinari. Il modo di concepire le montagna però è cambiato, anche in relazione all’impatto dei cambiamenti climatici, come sostiene il commissario del Parco Nazionale del Pollino, Luigi Lirangi, in una intervista al Corriere della Calabria.

Luigi Lirangi

Commissario, la neve è tornata ma anche quest’anno la Dama Bianca si è fatta attendere

«Siamo ben consapevoli dell’impatto dei cambiamenti climatici. Eravamo abituati a vedere la neve in determinati periodi sulle nostre montagne, oggi qualcosa è evidentemente diverso. Proprio per questo motivo dobbiamo mettere in atto azioni che possano creare le condizioni per vivere in maniera diversa la montagna. Quello che però i cambiamenti climatici non hanno intaccato è la bellezza dei nostri luoghi. Siamo circondati da posti meravigliosi, caratterizzati da una biodiversità estremamente rilevante e grazie alle escursioni è possibile godere a pieno delle meraviglie della montagna. Il turismo lento offre molteplici possibilità agli escursionisti».

State pensando a nuovi itinerari da scoprire e diversi modi di percorrerli?

«Da quando mi sono insediato ho cercato di capire quali potessero essere le esigenze imminenti per il Parco. Abbiamo verificato le condizioni di attuazione di alcuni finanziamenti in itinere e proceduto a sbloccare tutta una serie di procedure che hanno consentito di accelerare e portare a casa una serie di risultati importanti, già nel 2025. Se penso alla programmazione futura, il pensiero corre veloce al completamento della Ciclovia sull’ex tracciato della Ferrovia Calabro-Lucana. Nel primo semestre del 2026, dopo aver sbloccato tutte le procedure, dovremo arrivare alla concessione degli appalti e poi alla realizzazione dei lavori di completamento. Questo ci consentirà comunque di creare un’offerta diversa e migliore».

Sul tavolo c’è anche un accordo per un’offerta integrata che lega il Parco del Pollino a quello marino

«Il protocollo siglato con l’Ente parchi marini della Calabria garantisce un’opportunità unica: la possibilità di diversificare l’offerta, creare nuovi percorsi e rispondere alle esigenze dei turisti e dei viaggiatori. A tal proposito abbiamo pensato ad un piano di azioni di marketing che ci aiuterà a raccontare in maniera diversa il Parco con l’implementazione di intelligenza artificiale. Per questo motivo abbiamo anche inserito delle nuove figure che contribuiranno a migliorare e rafforzare la comunicazione e la promozione del territorio».

Pensando al futuro, in Calabria sarà possibile immaginare parchi naturali privi di confini?

«Sono convinto della necessità di avere maggiore possibilità di incidere sulla gestione di un determinato Ente. Non penso sia semplice governare un’area vastissima. Prendiamo il caso del Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia. Sono ben 56 comuni divisi in due regioni, Calabria e Basilicata: un territorio esteso che presenta inevitabilmente differenze importanti, anche da un punto di vista sociale, politico, economico. E’ complesso amministrare e gestire un’area del genere. Penso sia decisamente più importante concentrarsi sul Parco, rimodulando anche la 394 che darebbe l’opportunità ai Presidenti di poter intervenire con piglio più deciso sui problemi del territorio di competenza. I parchi montani come il nostro assumono un ruolo fondamentale, si occupano e investono soprattutto nelle aree interne». (f.benincasa@corrierecal.it)

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