Tra ecomostri e opere incompiute: l’abusivismo edilizio in Calabria e l’arte del “non finito”
Tra il mare e le colline, il territorio è punteggiato da edifici sospesi nel tempo: palazzi abusivi, strutture mai finite e scheletri di cemento

C’è una Calabria che conquista i social e i turisti con la meraviglia della natura, del mare, del paesaggio tra panorami incantati e tramonti. Ma esiste anche la Calabria degli ecomostri, dell’abusivismo edilizio, dell’ormai celebre “non finito” calabrese, diventato nel tempo un tratto quasi distintivo del territorio. I numeri restituiscono una fotografia allarmante: secondo l’Istat, una casa su due in Calabria è abusiva, un primato nazionale condiviso con la Basilicata. Eppure, delle oltre 11 mila ordinanze di demolizione, solo l’11% è stato effettuato, come emerso dai dati di Legambiente presentati nei giorni scorsi. Un report che segnala come un cambio di passo sia necessario e consapevole, ma che, al momento, resta solo sulla carta.
Un freno per il turismo
A rallentare le demolizioni sono le lente procedure e l’ormai atavica carenza di risorse per affrontare il problema. Molto enti locali si trovano a operare poco personale, poche risorse e pochi mezzi per attuare ordinanze che spesso restano lettera morta per anni. Il risultato è un immobilismo che rischia di trasformarsi in un freno per lo sviluppo turistico. Il dato ancora più preoccupante è quello legato alle località in cui avvengono la maggior parte degli abusi edilizi: quasi l’80% delle violazioni avvengono nei comuni costieri, determinando un serio rischio a livello idrogeologico e paesaggistico. In diverse aree l’edilizia fuori controllo ha contribuito ad aggravare ulteriormente l’erosione del suolo, l’ostruzione dei torrenti, rendendo il territorio più vulnerabile ad alluvioni e frane. Un paradosso se si considera che il principale patrimonio turistico della regione si esprime proprio sul litorale.

Il non finito calabrese e gli ecomostri
Oltre all’abusivismo edilizio, in Calabria resta il problema del “non finito”. Ormai diventato, ironicamente, un celebre stile: case incomplete, piloni lasciati a metà, edifici pubblici o privati che negli anni si trasformano in scheletri di cemento, alimentando immagini di degrado e abbandono. Un paesaggio sospeso che ha attirato l’attenzione anche di artisti: il non finito calabrese è stato protagonista anche di una mostra fotografica dei professionisti Gianluca Meduri e Angelo Maggio che hanno raccontato attraverso le immagini gli “ecomostri” incompiuti disseminati per la Calabria. Sono diverse le ragioni che hanno portato a questa situazione: alcune abitazioni restano a metà per mancanza di soldi, altre si arenano tra vincoli e burocrazia. Molti edifici abusivi risalgono agli anni ’80-’90, quando ci fu il boom edilizio con pochi controlli e una regolamentazione particolarmente permissiva. In diversi casi si tratta di abitazioni costruite per figli che hanno lasciato la regione a causa dello spopolamento e sprofondano ora tra incuria e abbandono. Non mancano, però, situazioni in cui emergono legami con circuiti di illegalità. Come l’ecomostro di Melissa abbattuto nel 2023 e rilanciato in un video in questi giorni dal presidente Roberto Occhiuto. Un simbolo di come la Calabria possa, attraverso scelte concrete e atti di rottura, provare a chiudere con il passato e restituire dignità ai propri paesaggi. (ma.ru.)

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