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«Nella vertenza “Chiama Roma” in gioco non solo un appalto ma la dignità di 150 famiglie crotonesi»

Bruno (Tridico Presidente) sulla vicenda che rischia di travolgere il call center crotonese impiegato nella commessa del Comune di Roma

Pubblicato il: 19/01/2026 – 13:50
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«Nella vertenza “Chiama Roma” in gioco non solo un appalto ma la dignità di 150 famiglie crotonesi»

CROTONE «La vertenza del servizio “Chiama Roma” non può essere archiviata come una questione tecnica o burocratica. Qui è in gioco il lavoro, la dignità e il futuro di circa 150 lavoratrici e lavoratori di Crotone che da oltre dieci anni garantiscono, con professionalità e continuità, un servizio pubblico essenziale per la Capitale». È quanto afferma in una nota il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, interviene sulla vicenda che rischia di travolgere il call center crotonese impiegato nella commessa del Comune di Roma. «Parliamo di persone che hanno costruito competenze, stabilità e qualità del servizio nel tempo – sottolinea Bruno – e che oggi si vedono improvvisamente messe ai margini da un bando che introduce criteri penalizzanti e discriminatori, come il punteggio aggiuntivo legato alla territorialità romana, del tutto fuori luogo per un servizio storico già strutturato a Crotone». Secondo il consigliere regionale, il rischio concreto è quello di «un licenziamento mascherato», attraverso l’ipotesi di trasferimenti forzati a oltre 600 chilometri di distanza, «una prospettiva irrealistica e socialmente inaccettabile, soprattutto per lavoratori part-time e per un territorio che vive già una condizione occupazionale fragile». «È grave – aggiunge Bruno – che un ente pubblico come il Comune di Roma non valuti l’impatto sociale delle proprie scelte. Ancora più grave è il richiamo a un contratto collettivo diverso da quello delle Telecomunicazioni, in contrasto con le indicazioni ministeriali. Le regole esistono e vanno rispettate: nei cambi di appalto devono essere garantiti continuità occupazionale, diritti contrattuali e mantenimento della sede di lavoro». Per Enzo Bruno la vertenza assume un valore che va oltre il singolo appalto: «Qui si misura la credibilità delle istituzioni quando si parla di equità territoriale. Non possiamo accettare che il peso delle riorganizzazioni ricada sempre sulle stesse aree del Paese, scaricando sul Mezzogiorno i costi sociali di decisioni prese altrove». Accanto alla denuncia, Bruno avanza una proposta chiara: «Chiediamo l’eliminazione degli elementi discriminatori e l’applicazione piena della clausola sociale. Serve un tavolo istituzionale che coinvolga Comune di Roma, Regione Calabria, parti sociali e azienda, per costruire una soluzione che tuteli il lavoro e garantisca la qualità del servizio». «Difendere questi lavoratori – conclude il capogruppo di Tridico Presidente – significa difendere un’idea diversa di politiche pubbliche, in cui il lavoro non è una variabile sacrificabile. Crotone e la Calabria non possono continuare a pagare il prezzo più alto. Su questo non faremo passi indietro».

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