“Voto16”, l’appello di +Europa parla “calabrese”. «Se possono lavorare e pagare le tasse, devono poter votare»
Ideatore e promotore della campagna è Fabio Signoretta, sindaco di Jonadi. «Devono poter scegliere o finiranno con andare via»

COSENZA Più Europa lancia la campagna “Voto16” per chiedere una modifica dell’articolo 48 della Costituzione ed estendere il diritto di voto attivo ai cittadini e alle cittadine che abbiano compiuto 16 anni. «Siamo di fronte ad una crisi di democrazia, ad una crisi di vicinanza dei cittadini alle istituzioni, a cui bisogna rispondere allargando e non restringendo gli spazi di partecipazione», dice il segretario del partito Riccardo Magi puntando i riflettori sui «temi di cui si occupa la politica, che sono tutti sbilanciati a sfavore delle giovani generazioni». Il voto ai sedicenni è una possibilità concreta già alle prossime elezioni, l’obiettivo è trasformare un appello in una proposta di legge. Ideatore della campagna è Fabio Signoretta, sindaco di +Europa di Jonadi, in provincia di Vibo Valentia. L’idea non è nuova, l’ex premier Enrico Letta l’aveva proposta nel 2019, Walter Veltroni nel 2007. Qualche anno dopo, nel 2015, tocca alla Lega presentare una proposta di legge.
Perché estendere il diritto di voto ai sedicenni?
«Perché i sedicenni in Italia possono già lavorare, possono decidere di lasciare la scuola, possono pagare le tasse e anche essere, giustamente, chiamati a rispondere sotto il profilo penale. Quello che non possono fare è solo scegliere i propri rappresentanti. Crediamo che questo sia un cortocircuito democratico, una distorsione democratica evidente, che con questa proposta vogliamo colmare. Da un lato, vogliamo responsabilizzare i giovani anche attraverso la concessione del diritto di voto, dall’altro vogliamo responsabilizzare la classe politica rispetto all’attenzione che deve avere verso le nuove generazioni».
I tempi sono davvero maturi?
«La nostra proposta prevede, come primo elemento, quello di costruire un percorso di educazione civica nelle scuole che sia più efficace rispetto a quello attuale. Crediamo che il coinvolgimento al voto, unitamente ad un percorso di educazione civica, sia un modo per avvicinare i giovani al circuito democratico e alla democrazia del nostro Paese. Solo in questo modo possiamo responsabilizzarli, farli sentire parte integrante della cosa pubblica senza lasciarli fuori e consentire loro di trovare delle forme di partecipazione e attivismo diverse da quelle del circuito democratico».
È un appello destinato a diventare proposta di legge?
«È un appello che sicuramente diventerà proposta di legge. Abbiamo deciso di partire da un appello perché speriamo di arrivare al deposito di una proposta di legge che sia condiviso, trasversale e quindi sostenuto da altre forze politiche ma anche da singoli parlamentari».
E il voto dei fuorisede?
«Questo è sicuramente un tema importantissimo. Al prossimo referendum in programma a marzo, ad esempio, il voto fuorisede non sarà consentito e noi anche attraverso un apposito emendamento proveremo ad introdurlo per questa competizione elettorale. Prima di concludere, mi consenta di rivolgere un ultimo appello. Credo sia opportuno consentire ai sedicenni di scegliere il Paese in cui vogliono costruire il loro futuro, se si nega questa possibilità finiranno per andare via». (f.benincasa@corrierecal.it)
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