«Sull’emergenza-urgenza dati inattendibili: servono verità, investimenti e rispetto delle competenze»
Bruno: «Risposta insoddisfacente del direttore del Dipartimento a una mia interrogazione»

REGGIO CALABRIA “Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione scritta al presidente della Regione, nella sua qualità di commissario alla sanità, per segnalare le gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza che, quasi quotidianamente, continuano a caratterizzare la Calabria. Ho ricevuto una risposta scritta da parte del direttore del dipartimento Emergenza-Urgenza che non mi soddisfa e che lascia aperte numerose perplessità, a partire dall’ottimismo con cui viene rappresentato lo stato del sistema”. È quanto afferma in una nota Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente” in seguito alla discussione in aula dell’interrogazione scritta sulle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza. “È vero che il numero unico 116-117, destinato alle cure mediche non urgenti, è ancora inattivo. Ed è altrettanto vero – prosegue – che, da solo, potrebbe incidere in misura limitata sulle performance del 118. Ma resta un fatto: la sua assenza priva il sistema di un filtro territoriale fondamentale e contribuisce a scaricare sul 118 richieste che potrebbero essere gestite diversamente, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi, quando spesso manca anche il medico di continuità assistenziale, assente in molti grandi comprensori territoriali. Ma il problema non si esaurisce qui. Nella risposta si afferma che sul territorio esisterebbe un servizio efficiente di ambulanze di presidio per i servizi programmati e per le consulenze intraospedaliere. Questa affermazione non corrisponde alla realtà. In diversi territori, come ad esempio Soveria Mannelli, questo servizio esiste solo sulla carta: gli autisti sono presenti, ma l’ambulanza è quasi sempre assente perché utilizzata come mezzo di supporto per le postazioni territoriali che hanno l’ambulanza in manutenzione”. A Lamezia Terme, ad esempio, ricorda Bruno “il servizio è garantito solo nelle ore diurne e in presenza di personale nei reparti; negli altri casi intervengono le équipe del 118”. “È vero – prosegue – che il numero delle missioni del 118 è aumentato ovunque ma è la conseguenza di due problemi strutturali ben noti: l’inadeguata risposta del territorio e l’incapacità delle centrali operative di Cosenza e Catanzaro di filtrare correttamente le chiamate. La presenza del medico a bordo dell’ambulanza consente una valutazione clinica immediata e, in molti casi, permette di evitare il trasporto improprio in pronto soccorso. In assenza del medico, invece, si finisce per convogliare tutti in pronto soccorso. Si fa inoltre riferimento alla digitalizzazione della sanità e all’attuazione del Pnrr come fattori destinati a ridurre il carico di lavoro del 118. Allo stato attuale, però, questa prospettiva appare più come un auspicio che come una realtà concreta: i processi procedono con estrema lentezza e le strutture territoriali previste sono ben lontane dall’essere operative. Anche sui tempi di intervento del 118, quanto riportato nella risposta non è attendibile. Basterebbe consultare i tablet delle singole postazioni per verificare che i 24 minuti indicati non rispecchiano la realtà. Parlare di dati medi senza una verifica puntuale rischia di offrire una rappresentazione distorta del servizio”. “Le criticità, dunque – afferma Bruno – non solo esistono, ma peggiorano di giorno in giorno. Negli ultimi anni la Regione non ha messo in campo alcuna strategia efficace per rendere attrattivo il servizio per i medici. Al contrario, molte scelte hanno contribuito ad allontanare i professionisti già in servizio e a scoraggiare nuovi ingressi, come dimostra il fatto che le zone carenti pubblicate continuano a rimanere sistematicamente deserte. In questo contesto, il riferimento a una maggiore ‘professionalizzazione dei dottori infermieri’ richiede chiarezza e rispetto. Gli infermieri sono professionisti fondamentali del sistema sanitario. Il loro ruolo è essenziale m proprio perché si tratta di professionisti altamente qualificati, è necessario evitare qualsiasi ambiguità: diagnosi, terapia e stabilizzazione del paziente critico sono e restano competenze proprie della figura medica”. “Per tutte queste ragioni non posso ritenermi soddisfatto della risposta ricevuta. Serve un cambio di rotta netto, fondato su investimenti reali, sul rispetto delle competenze professionali e su un rafforzamento autentico della medicina territoriale. Continuare a negare o minimizzare i problemi significa mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del sistema di emergenza-urgenza”, conclude Bruno.
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