Corte d’appello di Reggio Calabria, organici ricostituiti ma pesano maxi processi e arretrati
Nella relazione della presidente Caterina Chiaravalloti l’impegno dei magistrati nel settore civile e lo sforzo nella produttività degli uffici

REGGIO CALABRIA «La Corte d’Appello di Reggio Calabria risente ancora delle difficoltà cui ha dovuto far fronte per diversi anni in conseguenza di una scopertura di organico che si è attestata sempre ad un indice superiore al 50%»: inizia così la relazione di Caterina Chiaravalloti, presidente della Corte d’Appello reggina, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Chiaravalloti ha lamentato al proposito «ricadute anche sugli uffici giudicanti del distretto ai quali si è dovuto fare ricorso con applicazioni endodistrettuali per consentire il regolare espletamento dell’attività giurisdizionale. La quasi totale copertura dell’organico è avvenuta solo nell’anno in corso e in particolare dal maggio 2025 all’esito delle delibere consiliari di tramutamento che hanno determinato la copertura dei posti delle sezioni penali dopo quelle delle sezioni civili. Pertanto, allo stato attuale ancora non si è avuta piena cognizione delle ricadute positive della avvenuta copertura dell’organico».
Con riferimento a tutto il distretto di Corte d’Appello di Reggio Calabria, per quanto attiene il settore civile Chiaravalloti ha elogiato il «notevole impegno profuso dai magistrati nel settore civile e nei settori specialistici, in relazione ai quali le pendenze e le sopravvenienze hanno ad oggetto la trattazione di numeri elevati di procedimenti in proporzione ad organici esigui e insufficienti, altrettanto deve dirsi per il settore penale rispetto al quale è nota la criticità, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, attese le difficoltà conseguenziali alla trattazione dei cosiddetti “maxi” processi di criminalità organizzata, la cui complessità deriva non solo dal numero di imputati (quasi sempre sottoposti a misure cautelari) e dal numero e complessità dei capi di imputazione, ma, anche e soprattutto, in ragione di una mole rilevantissima di materiale probatorio non sempre adeguatamente selezionato nella fase delle indagini preliminari, con la conseguenza che la trattazione di procedimenti dal carattere “ipertrofico” determina sovente il blocco e/o comunque il rallentamento dell’attività giurisdizionale ordinaria. Tale situazione -a ha chiosato – richiederebbe delle adeguate riflessioni soprattutto quanto all’impostazione di tali procedimenti sin dalla fase delle indagini preliminari avuto riguardo, peraltro, al dato – tutt’altro che insignificante – del numero elevato dei procedimenti per riparazione per ingiusta detenzione e dell’entità delle somme liquidate a tale titolo».
A ciò si aggiunge che «la sopravvenienza di un numero considerevole di maxi processi perlopiù con imputati in stato di custodia cautelare ha altresì comportato per lunghi periodi un impiego maggiore delle risorse (sia personale della magistratura che personale amministrativo) nei settori penali della giurisdizione con la conseguenza inevitabile di un accumulo di arretrato nei settori civili e di un aumento dei tempi di definizione dei procedimenti. Ancora, talune pronunce di annullamento con rinvio e senza rinvio della Corte Suprema di Cassazione proprio in materia di reati in materia di criminalità organizzata (sia per quanto attiene le sentenze di merito, che le pronunce incidentali in materia cautelare) impongono una analisi approfondita anche per ciò che attiene le tecniche redazionali delle sentenze che dovrebbero garantire, nel rispetto dei principi basilari del diritto, la stesura di argomentazioni motivazionali ricollegabili al thema decidendum, almeno secondo i criteri propri di un provvedimento giurisdizionale, richiedendosi che la trascrizione/esposizione delle prove non avvenga in modo acritico e scongiurando il rischio di incorrere in motivazioni eccessive e ridondanti».
La produttività degli uffici
«Passando poi alla analisi dell’attività giudiziaria nel distretto, per quanto attiene complessivamente la produttività degli Uffici, può affermarsi senz’altro che vi è stato un grande sforzo e un grande impegno ai fini del raggiungimento dei risultati del Pnrr, e che a tal proposito si è rivelato senza dubbio altamente proficuo l’apporto fornito dagli addetti UPP (Ufficio per il Processo, ndr) e della magistratura onoraria, così, sempre in senso deflattivo, ha inciso positivamente la trattazione dei processi in via telematica».
Chiaravalloti ha poi evidenziato che «certamente, per la Corte in ragione di un arretrato accumulato in tempi lunghissimi soprattutto in conseguenza di gravissime scoperture dell’organico che hanno afflitto l’ufficio per anni senza soluzione di continuità, nonostante gli sforzi e i risultati eccellenti raggiunti che attestano un impegno eccezionale dei consiglieri della sezione civile, non sarà certamente agevole riuscire ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del PNRR con gli strumenti forniti dalle nuove previsioni normative che per l’ufficio hanno comportato il solo aumento di un’unità dell’organico, dovendosi al tempo garantire un adeguato livello qualitativo della giurisdizione, che non venga compromesso dall’esigenza prevalente di assicurare un’elevata produttività e la riduzione del Disposition Time».
«Per ciò che attiene inoltre l’impatto conseguenziale alle nuove norme introdotte dalla “riforma Cartabia” e dalle recenti innovazioni legislative in tutti i settori della giurisdizione – ha aggiunto la presidente della Corte d’Appello reggina -, sarà opportuno effettuare un’analisi più particolareggiata che tenga conto delle peculiarità di ciascun ufficio e soprattutto della differenza di quanto emerso in relazione al primo e al secondo grado di giudizio. Pertanto, si passerà di seguito ad analizzare le situazioni dei singoli uffici con riferimento ai vari settori della giurisdizione» ha concluso Caterina Chiaravalloti.