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il pactum sceleris

“Cosa Nuova”, le parole di Pino Piromalli e il patto mafioso che portò alla strategia stragista

Nel processo “‘Ndrangheta stragista” le parole di “Facciazza” potrebbero aggiungere un tassello importante per ricostruire i rapporti tra ‘ndrangheta e Cosa nostra

Pubblicato il: 01/02/2026 – 19:25
di Mariateresa Ripolo
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“Cosa Nuova”, le parole di Pino Piromalli e il patto mafioso che portò alla strategia stragista

REGGIO CALABRIA Parole che potrebbero aggiungere un tassello fondamentale nella ricostruzione di fatti che riguardano una delle vicende più oscure della storia italiana: il patto tra ‘ndrangheta e Cosa nostra, cruciale per l’attuazione della strategia stragista. Sinergie e cointeressenze rese possibili da esponenti apicali delle due organizzazioni criminali, un pactum sceleris centrale nella tesi accusatoria del processo “‘Ndrangheta stragista”, che torna dirompente sulla scena con la celebrazione del processo d’appello bis in corso a Reggio Calabria. Alla sbarra il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, e Rocco Santo Filippone, esponente apicale del clan Piromalli di Gioia Tauro. Entrambi sono accusati di essere i mandanti dell’agguato in cui, il 18 gennaio 1994, morirono i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo e di altri due agguati ai danni dei militari dell’Arma.

Il peso delle parole di Facciazza

Mentre il processo cerca conferme – dopo il rinvio della Cassazione – nuovi dettagli emergono dalle inchieste recenti. Le ultime udienze nel processo bis hanno catalizzato l’attenzione sui commenti che il boss Pino Piromalli, detto “Facciazza”, esternò nel corso di una conversazione capitata nel dicembre 2022. «I Graviano loro sono… due fratelli seri… Filippo e Giuseppe… loro sono due ragazzi seri vero»: queste le parole che hanno fatto riaprire l’istruttoria dibattimentale. Nel corso dell’ultima udienza, la Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha accolto la richiesta del magistrato della Dda applicato come sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo. La presidente Angelina Bandiera ha rinviato l’udienza al prossimo 5 febbraio quando sarà sentito il tenente colonnello Diego Berlingeri, comandante dei carabinieri del Ros, che dovrà deporre su un’intercettazione registrata nell’ambito dell’inchiesta “Res Tauro” che nei mesi scorsi ha portato all’arresto di “Facciazza”. 
Quest’ultimo, nel 2022, «aveva esplicitato – si legge nella nota firmata da Berlingeri – commenti di pregio verso i fratelli Graviano». Il riferimento è ai due boss di Brancaccio «additati tra i rappresentanti apicali di Cosa Nostra in seguito all’arresto dello storico principale esponente Salvatore Riina». «Dopo Riina – sono state, infatti, le parole di Piromalli – c’erano i Graviano… quando c’era allora tutte queste cose qua»
Nella prossima udienza, oltre a sentire l’ufficiale del Ros, la Corte conferirà l’incarico a un perito per la trascrizione dell’intercettazione. A detta del sostituto procuratore Lombardo, lo scopo è «capire in che contesto  quelle frasi si inseriscono».

“Cosa Nuova” e i racconti dei pentiti

Ma quanto pesano le parole di Facciazza? Come emerge nelle carte dell’inchiesta “Res Tauro”, la figura di Piromalli è centrale. Il boss della Piana, così come il clan dei Piromalli, viene spesso menzionato nei vari verbali raccolti, quando i collaboratori di giustizia parlano dei rapporti tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra. 
Già nel 1997, il collaboratore Giuseppe Lombardo parlava di una «Cupola» formata da «mafia, politica, massoneria e imprenditoria». Sul punto, il collaboratore Filippo Barreca, aveva precisato che nell’organigramma della “cupola” vi era, tra gli altri, Piromalli Giuseppe di Gioia Tauro.
Ancor più dirompente è il racconto di Gaetano Costa, che descrive la nascita di «Cosa Nuova»: una «super-struttura» nata dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio per fondere gli interessi di calabresi e siciliani che avevano «legami strettissimi». «Si trattava di un’organizzazione di vertice per inserire in modo organico nel tessuto criminale persone insospettabili, collegamenti con entità politiche e massoniche», ha spiegato Costa. Secondo i racconti del pentito, i Piromalli, insieme ai De Stefano, «erano la famiglia storicamente più legata a Salvatore Riina e a Cosa Nostra». Ad essere menzionato tra tutti l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, definito «un esempio concreto delle sinergie fra Cosa Nostra e ‘ndrangheta».
Mentre Gaspare Spatuzza, l’uomo che ha riscritto la storia delle stragi del ’92, nei suoi verbali descrive la «venerazione” che i boss calabresi, a partire dai Molé-Piromalli, avevano per Mariano Agate, «esponente di vertice di Cosa Nostra è certamente da considerarsi, così come mi spiegarono i fratelli Graviano e così come ho compreso stando in Cosa Nostra, l’anello di congiunzione fra Cosa Nostra e la ‘ndrangheta».

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