Corruzione in sanità, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per l’ex consigliere Ferdinando Aiello
Nuove misure disposte dal Riesame di Palermo. Indagini sul comitato d’affari che avrebbe gestito illecitamente appalti e concorsi pubblici nella sanità siciliana

Il tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l’appello della Procura disponendo misure cautelari nei confronti di Ferdinando Aiello e Sergio Mazzola, coinvolti nell’indagine sul comitato d’affari che avrebbe gestito illecitamente appalti e concorsi pubblici nella sanità siciliana e che vede al centro l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Ad Aiello è stato applicato l’obbligo di presentazione dinanzi alla polizia giudiziaria (non ancora esecutivo in attesa del ricorso per Cassazione), a Mazzola il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa, così come riporta l’Agi.
Rientrano in gioco, dunque, l‘ex consigliere regionale ed ex deputato nazionale del Pd e l’imprenditore originario di Belmonte Mezzagno (Palermo), titolare della Euroservice srl e amico del deputato nazionale di Noi moderati Saverio Romano, pure lui indagato ma nei cui confronti non è stato fatto appello dalla Procura di Palermo, contro il rigetto della misura cautelare, deciso dal Gip Carmen Salustro.
In attesa del deposito delle motivazioni da parte del collegio presieduto da Annalisa Tesoriere, dalle decisioni del riesame emerge come non siano state ritenute da ritoccare le posizioni dell’ex direttore generale Alessandro Maria Caltagirone, originario di Palermo, e nemmeno dei due responsabili dell’azienda Dussmann, Mauro Marchese e Marco Dammone, né quelle del Rup Giuseppa Di Mauro e dei componenti della commissione aggiudicatrice della gara, Paolo Emilio Russo e Paolo Bordonaro. Per tutti loro gli appelli del pm sono stati respinti.
Il riesame
Nei confronti di Mazzola, invece, l’accusa è stata riqualificata come traffico di influenze illecite, così come era avvenuto per Totò Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, agli arresti domiciliari dall’inizio di dicembre e per gli stessi Marchese e Dammone, che sono invece sospesi dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno, con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
I dispositivi sembrano dunque rivalutare questa storia di presunte agevolazioni alla Dussmann Service, in cui avrebbe avuto un ruolo Aiello: escluse le responsabilità dei pubblici funzionari nell’aggiudicazione dell’appalto, già applicate dal gip le misure cautelari ai due responsabili locali della Dussmann, evidentemente ritenute sufficienti dal riesame, torna in ballo l’incremento del valore delle prestazioni e del volume dei lavori per cui Dussmann si era rivolta alla Euroservice Srl di Sergio Mazzola. In sostanza, questo integrerebbe il traffico di influenze illecite già contestato a Cuffaro, Marchese e Dammone. E proprio nei confronti dell’ex presidente della Regione siciliana oggi i pm sono tornati a chiedere in udienza l’aggravamento della posizione: pur non proponendo una misura più grave dei domiciliari, in cui si trova Cuffaro da quasi due mesi, chiedono il ripristino delle ipotesi di corruzione e di associazione per delinquere anche con riguardo alla vicenda Siracusa.
«In merito a quanto emerso nell’articolo “Corruzione in sanità, obbligo di dimora per l’ex consigliere Ferdinando Aiello”, pubblicato su Corriere della Calabria in data 2 febbraio, a seguito dei provvedimenti del tribunale del riesame di Palermo, Dussmann Service intende chiarire che la società, all’epoca dei fatti, non aveva alcun rapporto professionale con Ferdinando Aiello, per cui ogni ricostruzione di cronaca che lo colleghi a Dussmann Service è totalmente priva di fondamento. Peraltro, si fa presente per opportuna verifica che, secondo altri articoli di stampa, la misura cautelare sembrerebbe riguardare l’obbligo di presentazione dinanzi alla polizia giudiziaria. L’azienda ribadisce inoltre che anche le altre persone coinvolte nelle indagini non sono più parte dell’organizzazione. Pertanto, ribadiamo ancora una volta la totale estraneità di Dussmann ai fatti oggetto dell’indagine della Procura di Palermo, della cui esistenza ha appreso dai giornali. Infine, dobbiamo nostro malgrado registrare che è in corso una campagna di diffamazione ai danni di Dussmann, attraverso ricostruzioni non basate sulla realtà. Quindi, a tutela dell’onorabilità e dell’immagine della nostra azienda, annunciamo sin da ora che ci riserviamo di agire per vie legali qualora continuassero a essere pubblicate notizie infondate e diffamatorie».
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