Dal Catanzaro al Milan, Cisse si racconta: «Sogno la Nazionale». E ringrazia i genitori
Il talento classe 2005, acquistato dal club rossonero, parla a Repubblica tra speranze, sacrifici e l’esperienza del razzismo vissuta da ragazzo

CATANZARO Timido, misurato, con parole scelte con attenzione. Alphadjo Cisse si racconta a piccoli passi, lasciando cadere poco alla volta quella corazza che spesso accompagna i ragazzi chiamati troppo presto “promesse”. L’intervista rilasciata a la Repubblica restituisce il ritratto di un diciannovenne con le idee chiare, la testa sulle spalle e un futuro già importante davanti a sé.
Il Milan lo ha appena acquistato dal Verona, ma ha deciso di lasciarlo fino a giugno in prestito al Catanzaro, dove sta completando il suo percorso di crescita. «Sono felice, ho firmato per uno dei club più grandi del mondo», racconta Cisse, che negli ultimi giorni ha vissuto un vero vortice di emozioni. «È successo tutto in fretta: dovevo andare al Psv, era praticamente fatto. Poi è arrivato il Milan e non ho avuto dubbi». Decisiva anche la possibilità di restare in Calabria: «Mi hanno permesso di finire la stagione a Catanzaro. In estate farò il ritiro con loro, poi si vedrà».
Classe 2005, qualità tecniche evidenti e paragoni già ingombranti, come quello con Lamine Yamal. Ma Cissè frena: «Io penso al mio percorso. Certo, c’è l’ambizione di arrivare a quei livelli». I suoi modelli sono altri: «Messi è sempre stato un riferimento. Mi piaceva molto anche Pogba alla Juventus, in alcune giocate mi rivedo un po’ in lui».
Chi lo conosce lo descrive come un ragazzo silenzioso, più portato a dimostrare in campo che a parole. Lui conferma: «Mi diverto, ma metto sempre al primo posto l’impegno. Ogni allenamento per me è come una partita. Cerco di essere uno stimolo anche per gli altri, seguendo ciò che mi hanno insegnato i miei genitori».
Genitori arrivati dalla Guinea, una storia di sacrifici e lavoro. «Cercavano una vita migliore», spiega. «Mio padre faceva turni lunghi in fabbrica e poi mi portava agli allenamenti, anche se era stanchissimo. Mia madre lavorava in hotel: spesso andavamo al campo in autobus, dopo lunghe camminate». Di quel percorso difficile, però, non gli hanno mai fatto pesare nulla: «Non mi hanno mai fatto sentire inferiore agli altri».
Cissè non nasconde di aver vissuto episodi di razzismo, soprattutto da più giovane. «Ci resti male, ma cerco di passarci sopra. Forse dovrei arrabbiarmi di più», ammette, raccontando anche di aver cercato di proteggere il fratellino più piccolo quando è toccato a lui. «Gli ho detto che incontrerà persone cattive, ma non deve farsi intaccare».
Tra una partita e l’altra, la sua vita resta semplice: PlayStation, serie tv, uscite con i compagni. «Gioco a Fc26, scelgo sempre il Liverpool», sorride. Quanto al futuro, Cissè evita proclami e resta fedele alla sua linea prudente. Alla domanda se si senta una delle speranze del calcio italiano, risponde senza esitazioni: «Voglio fare un passo alla volta, tenere i piedi per terra. Ma un giorno spero di giocare in Nazionale».
Un’ambizione dichiarata con semplicità, la stessa con cui racconta il suo sogno più grande, che va oltre il campo e le categorie: «Ripagare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per noi. Dirgli grazie non è abbastanza». E sul regalo che vorrebbe fargli non ha dubbi: «Una casa nuova. E spero presto di avere la forza di farli smettere di lavorare. Sono sicuro che ce la farò, è la cosa a cui tengo di più».
Intanto, il presente si chiama Catanzaro. Ed è da qui che Alphadjo Cissè continua a costruire, passo dopo passo, il suo futuro. (redazione@corrierecal.it)
Foto acmilan.com
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