Curare è un atto di giustizia. Il Premio Lilia Gaeta
A Reggio una giornata di memoria e confronto per ricordare la magistrata scomparsa nel 2022 e riflettere su sanità, diritti e umanità della cura nella lotta contro il cancro

REGGIO CALABRIA Un racconto collettivo, in cui storie, competenze e responsabilità si sono intrecciate attorno a una stessa domanda: che cosa significa oggi prendersi davvero cura delle persone. È una domanda che porta il nome di Lilia Gaeta, magistrato reggino scomparsa nel novembre 2022 dopo una lunga lotta contro il cancro. La sua vita, segnata dalla malattia ma mai piegata da essa, ha lasciato un segno profondo: quello di una donna che ha continuato a credere nel valore delle istituzioni, nella giustizia e nella dignità della cura, anche quando la fragilità si faceva più vicina. Il Premio che porta il suo nome non nasce dal ricordo, ma dalla volontà di non disperdere quella lezione di umanità e responsabilità.
Da questa eredità ha preso forma “La Memoria e l’Impegno – Premio Lilia Gaeta”, la cerimonia svoltasi nella sala Monteleone del Consiglio regionale della Calabria, in occasione della Giornata Mondiale contro il cancro. Non un semplice evento celebrativo, ma uno spazio di confronto e consapevolezza, in cui la memoria si è trasformata in riflessione sul presente e sul futuro della sanità.
Nel susseguirsi degli interventi istituzionali è emersa una visione condivisa: la cura non è soltanto una prestazione sanitaria, ma un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Parlare di cancro significa parlare di diritti, di equità, di accesso alle cure, di un sistema che deve saper essere competente ma anche vicino, umano, trasparente.

Il cuore dell’incontro è stato il confronto dedicato a oncologia, prevenzione e ricerca. Il dialogo tra Gianfranco Filippelli, coordinatore della Rete oncologica calabrese, e Vincenzo Adamo, coordinatore della Rete oncologica siciliana, ha messo in luce quanto le reti oncologiche siano molto più di strutture organizzative: sono percorsi di vita, capaci di ridurre le distanze, accompagnare i pazienti e garantire continuità di cura. La prevenzione, nelle loro parole, è apparsa come il primo vero atto di responsabilità collettiva.
Particolarmente intenso il momento dedicato all’oncoematologia pediatrica, affidato all’intervento di Franco Locatelli, già presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Bambin Gesù di Roma. Parlare di bambini malati significa confrontarsi con la fragilità più estrema, ma anche con la forza della ricerca quando è guidata da competenza e dedizione. Un passaggio che ha ricordato come nessun progresso scientifico possa dirsi completo se non tiene conto delle persone, delle famiglie, delle storie che abitano la malattia.

A riportare il discorso su un piano più ampio è stato Luciano Gerardis, marito di Lilia Gaeta e magistrato e già presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, oltre che presidente dell’associazione Civitas che ha ribadito l’importanza dell’evento per discutere e fare un po’ il punto dello stato dell’arte dell’oncologia e delle cure, pensando al percorso del paziente oncologico e soprattutto all’aspetto umano.
A tenere insieme voci, temi e sensibilità diverse è stata Anna Maria Stanganelli, già garante della salute della Regione Calabria, che ha accompagnato l’intera mattinata con una conduzione capace di mantenere saldo il senso profondo dell’iniziativa: trasformare il confronto in consapevolezza condivisa.
La musica dell’orchestra del liceo musicale “T. Gulli” di Reggio Calabria, diretta dal M° Sestina Nicolosi, ha scandito la giornata con momenti di ascolto e sospensione, offrendo uno spazio in cui le parole potessero depositarsi e diventare pensiero.

Nel corso della cerimonia sono stati conferiti riconoscimenti a esponenti della magistratura, della medicina, del giornalismo e della società civile. Sono stati premiati il prof. Franco Locatelli, il procuratore Lombardo, il giornalista Pietro Bellantoni alla memoria, il cui premio è stato ritirato dalla sorella Anna, visibilmente emozionata, la Caritas Diocesana di Reggio Calabria, il prof. Tagliaferri e il prof. Tassone di Catanzaro, Giampiero Cazzato e Marco Di Milla per il libro Navi Mute sul capitano Natale De Grazia. (redazione@corrierecal.it)
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