Il DG Marati: «Sorical sta costruendo un modello pubblico unico nel Mezzogiorno»
Il direttore generale spiega perché l’in house providing non è una scelta ideologica, ma una necessità imposta da norme europee, sostenibilità economica e accesso ai fondi pubblici

A Montepaone, si è svolto un incontro tra esperti sul tema dell’in house providing nella Regione Calabria. Il Direttore Generale di Sorical, Giovanni Paolo Marati, ha portato l’esperienza della Sorical, sottolineando l’importanza dell’in house providing come modello che unisce efficienza industriale e controllo pubblico e il percorso di trasformazione di Sorical, oggi società totalmente pubblica, impegnata a gestire un servizio idrico essenziale in una regione complessa come la Calabria, caratterizzata da forti sfide infrastrutturali e territoriali
Direttore Marati, lei ha definito la gestione del servizio idrico in Calabria una “sfida complessa”, resa ancora più difficile dal modello dell’in house providing. Perché?
La complessità nasce dal fatto che l’in house non è una scelta ideologica o politica, come spesso viene raccontato. Il Codice dei Contratti Pubblici è molto chiaro: l’in house deve essere giustificato in termini di convenienza, efficienza ed economicità. Non basta preferirlo, bisogna dimostrarlo. E dimostrarlo è particolarmente difficile se il confronto viene fatto con le poche realtà esistenti che hanno una storia industriale pluridecennale.
Eppure, in Calabria l’in house è stato scelto. È stata davvero una scelta obbligata?
Sì, ed è un punto che va chiarito una volta per tutte. In Calabria non c’è stata una scelta discrezionale. Le norme europee e le decisioni assunte durante il Governo Draghi prevedevano che, per accedere ai fondi pubblici – a partire dal PNRR – fosse completato l’intero ciclo di affidamento del servizio idrico: ente d’ambito, modello gestionale, affidamento. Senza questo percorso, la Calabria avrebbe perso tutte le risorse europee destinate al settore idrico. Questo dato non può e non deve essere dimenticato.
Nonostante Sorical sia una società totalmente pubblica, continuano però a emergere timori sulla “privatizzazione dell’acqua”. Come se lo spiega?
È un paradosso che conosco bene. In passato, quando dirigevo società miste pubblico-privato, venivamo accusati di privatizzare l’acqua. Oggi, Sorical, interamente pubblica, viene in alcuni contesti accusata della stessa cosa. Questo dimostra quanto sia radicata l’idea – sbagliata – che pubblico significhi gratuito. In realtà la Regione Calabria ha realizzato una vera pubblicizzazione dell’acqua: un unico gestore pubblico, un unico ambito territoriale, un modello che oggi esiste, a parte lo storico Acquedotto Pugliese, solo in Sardegna. Non comprenderlo significa non cogliere la portata di questo progetto.
Il tema dei costi resta però centrale. Come si concilia il carattere pubblico dell’acqua con la sostenibilità economica del servizio?
L’acqua è un bene pubblico, ma il servizio idrico ha dei costi reali: per la gestione ordinaria e per gli investimenti. Essendo un soggetto in house, Sorical non può ricevere trasferimenti illimitati dalla Regione. Ogni intervento pubblico deve rispettare le norme europee sugli aiuti di Stato, essere autorizzato dalla Commissione e non alterare la concorrenza. È un quadro molto stringente, che abbiamo costruito con grande fatica insieme alla Regione e che dimostra quanto sia complesso il nostro contesto operativo.
Dal punto di vista operativo, quali sono le principali difficoltà che Sorical sta affrontando?
La Calabria, a differenza di altre regioni, non ha un’eredità di gestione industriale del servizio idrico. Salvo rare eccezioni – come il caso della città di Lamezia Terme dove la Lamezia Multiservizi aveva un buon approccio industriale, ed oggi registriamo incassi vicini all’85% – la maggior parte dei comuni gestisce il servizio “in economia”. Un modello spesso opaco, con bassi livelli di riscossione e banche dati incomplete o inesistenti. Oggi ci confrontiamo con realtà dove gli incassi reali sono drammaticamente bassi e dove passare dal 20 al 33% viene considerato un successo. Portare tutto questo a standard industriali richiede anni e risorse, non mesi.
Eppure, il clima nei confronti di Sorical sembra essere cambiato.
Decisamente. Due anni fa avevamo ricorsi al TAR, forti resistenze politiche, comuni contrari al trasferimento del servizio. Oggi abbiamo comuni che chiedono di anticiparlo. È un cambiamento culturale enorme, che dimostra come la visione della Regione sia stata compresa. Il problema non è più politico, ma tecnico-organizzativo: i comuni, tranne rare eccezioni, non hanno personale da trasferire, non hanno banche dati affidabili, non garantiscono continuità del servizio. Servono selezioni pubbliche, formazione, tempo e una regolazione adeguata alla fase di avvio.
In questo scenario, quale ruolo può e deve giocare Arera?
Arera ha avuto un ruolo fondamentale dopo il 2011: ha stabilizzato il settore, ha introdotto regole comuni e metriche certe. Ma oggi non basta più. Serve una regolazione realmente asimmetrica, che tenga conto dei territori, accompagni le gestioni in start-up riconoscendo gli sforzi necessari per coprire i fabbisogni di circolante necessari a sostenere l’efficientamento degli incassi ed applichi gradualmente le regole sulla qualità tecnica e commerciale che possono generare gravi conseguenze in termini di indennizzi. Applicare alla Calabria le stesse regole dei territori con continuità del servizio e incassi all’85% significherebbe rallentare e ostacolare la normalizzazione dei livelli di servizio e di efficienza gestionale.
Qual è allora l’obiettivo di lungo periodo per il servizio idrico calabrese?
Portare la Calabria verso livelli di investimento tra gli 80 e i 120 euro per abitante all’anno, garantire incassi efficienti e continuità del servizio. Ma questa convergenza non avviene da sola. Deve essere accompagnata sul piano legislativo, regolatorio e finanziario, in un percorso condiviso con Governo, Ministeri, Arera, Arrical e Regione. Sorical è pronta a fare la propria parte, perché qui non è in gioco solo il futuro di un gestore, ma la capacità della Calabria di garantire ai cittadini un diritto fondamentale: un servizio idrico moderno, efficiente, pubblico e sostenibile. (redazione@corrierecal.it)
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