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Memorie negate. Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale

Una storia poco raccontata, mai associata alle celebrazioni del Giorno della Memoria, nonostante abbia coinvolto oltre 500mila persone uccise

Pubblicato il: 09/02/2026 – 9:21
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Memorie negate. Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale

COSENZA Memorie negate. Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale è il titolo dell’incontro promosso dall’associazione Lav Romanò, in programma martedì 11 febbraio alle 18 alla Libreria Ubik di Cosenza. Un evento commemorativo dedicato a una pagina di storia rimasta a lungo ai margini della storia ufficiale. Il genocidio nazista di rom e sinti deportati nei campi di sterminio e l’internamento subito anche in Italia per mano dello Stato fascista restano vicende poco raccontate, nonostante abbiano coinvolto oltre 500mila persone uccise. Il genocidio dei rom e dei sinti è ricordato con il termine Samudaripen, parola romanès che significa “tutti uccisi”. Un olocausto che, ancora oggi, non trova spazio nella legge istitutiva del Giorno della Memoria e resta segnato da una rimozione che nega visibilità, riconoscimento e dignità alle vittime.
Rom e sinti costituiscono la minoranza etnica più numerosa d’Europa, stimata tra i dieci e i dodici milioni di persone. Eppure continuano a essere percepiti come un corpo estraneo, spesso ridotti a stereotipi e trasformati in capri espiatori da narrazioni alimentate da nazionalismi e populismi. I testi e le letture di Giulio Malatacca, della stessa associazione Lav Romanò, offrono testimonianze storiche dirette e mettono in luce un genocidio non solo fisico ma anche culturale, che ha inciso profondamente sull’identità e sull’autodeterminazione delle comunità romanès. Perseguitati tra i perseguitati, dimenticati tra i dimenticati. Le letture sono accompagnate dalle musiche originali di Apo, eseguite dallo stesso Apo alla chitarra e da Luigi Pugliese al violino. L’Associazione A.P.S. Lav Romanò, con sede a Cosenza, è impegnata nella lotta contro ogni forma di razzismo, nella promozione della cultura romanì e nella costruzione di percorsi di dialogo tra comunità romanès, istituzioni e società civile. Lav Romanò lavora per l’autodeterminazione e per percorsi di auto-emancipazione alternativi a modelli che ancora oggi producono discriminazione e segregazione.

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