Referendum, parla Caiazza presidente del Comitato “Si Separa”
«La testimonianza di Antonio Di Pietro a favore del SI, proprio per la storia di quel magistrato, è una risorsa formidabile»

LAMEZIA TERME Giandomenico Caiazza, ex presidente dell’Unione Camere Penali, già legale di Enzo Tortora, guida il fronte del “sì” al referendum sulla riforma della giustizia con la presidenza del Comitato “Si separa”. Lo abbiamo intervistato partendo dalla recente decisione della Corte di Cassazione che ha riformulato il quesito referendario.
«Questa decisione della Cassazione conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, quali sono i poteri forti, e chi condiziona chi. Il potere giudiziario é un potere inattaccabile, che – unico tra i poteri dello Stato – non risponde a nessuno dei propri atti, e condiziona tempo e modi della vita politica. Un motivo in più per convincere i cittadini a recarsi alle urne e a votare SI».
Presidente Caiazza in parole semplici perché un Si per separare le carriere in magistratura?
«Perché il magistrato che accusa e il giudice che deve giudicare la fondatezza dell’accusa non devono avere nulla a che fare tra di loro: dunque, diversi CSM, sviluppo autonomo ed indipendente della carriera, frequentazioni associative separate. E’ così in tutto il mondo democratico, siamo rimasti solo noi ad avere le carriere uniche, insieme a Turchia, Bulgaria e Romania».
Una vittoria del Si non teme potrebbe favorire un dominio del potere esecutivo su azione penale e potere giudiziario?
«Questa è una totale mistificazione che il Fronte del NO sta diffondendo sul contenuto della riforma. Non solo la riforma non prevede questo, ma anzi lo rende assolutamente impossibile, avendo confermato tutti i presidi costituzionali che dal 1948 ad oggi hanno assicurato e garantito autonomia ed indipendenza della magistratura».
Un principe del Foro come l’avvocato Franco Coppi si è schierato per il No. Sì è chiesto perché?
«Non posso io rispondere per Franco Coppi, lo chieda a Lui».
E’ invece dalla vostra parte l’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro emblema di Mani Pulite, stagione per nulla garantista. I garantisti hanno da temere?
«I referendum sono temi trasversali, perché invitano il cittadino ad esprimersi su temi specifici, che prescindono dallo schieramento politico o da qualsiasi preconcetto ideologico. La testimonianza di Antonio Di Pietro a favore del SI, proprio per la storia di quel magistrato, è una risorsa formidabile. C’è qualcuno che possa seriamente ritenere che Di Pietro voglia una magistratura più debole di fronte alla politica?».
Quanto peserà sul voto la campagna mediatica e carismatica del procuratore di Napoli Gratteri?
«Non è questo il punto e non mi interessa occuparmi del carisma, reale o presunto, di nessuno. Le rispondo in linea generale. Ciò su cui occorre interrogarsi è se i protagonisti di questa campagna referendaria facciano uso della propria autorevolezza rispettando il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati per poter esercitare liberamente il proprio voto, o invece abusano della propria autorevolezza per veicolare ai cittadini disinformazioni ed allarmi infondati. Chiunque racconti ai cittadini che questa riforma determina la sottoposizione della magistratura alla politica dice una clamorosa falsità, inganna i cittadini e li orienta al voto abusando della propria autorevolezza».
In Calabria con le Camere Penali avete promosso mobilitazioni e astensioni contro pm e inchieste. Era il preambolo del referendum?
«Le Camere Penali calabresi stanno svolgendo da anni un encomiabile, prezioso e coraggioso impegno per offrire ai cittadini una lettura più consapevole e critica sull’esercizio della giurisdizione in una regione particolarmente complessa e difficile come la Calabria, e sul rispetto dei principi del giusto processo, della presunzione di non colpevolezza e di tutela dei diritti di libertà. Non operano contro nessuno, ma solo in difesa dei diritti fondamentali di tutti noi». (redazione@corrierecal.it)
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