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Lo studio scientifico

Allergie alimentari nei bambini, eczema e antibiotici tra i principali fattori di rischio

Studio internazionale pubblicato su JAMA Pediatrics: analizzati 2,8 milioni di casi. Il rischio aumenta nei primi mesi di vita e con l’introduzione tardiva degli alimenti allergenici

Pubblicato il: 11/02/2026 – 12:03
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Allergie alimentari nei bambini, eczema e antibiotici tra i principali fattori di rischio

Le allergie alimentari nei primi anni di vita sono il risultato di una combinazione di fattori genetici, clinici e ambientali che agiscono già nella primissima infanzia. È questa la conclusione principale di un ampio studio internazionale guidato da Derek Chu della McMaster University, pubblicato su JAMA Pediatrics, che ha analizzato dati relativi a circa 2,8 milioni di bambini in tutto il mondo.
La ricerca si basa su una revisione sistematica e una meta-analisi di 190 studi sulle allergie alimentari infantili, includendo anche lavori che hanno utilizzato il test di provocazione alimentare, considerato il metodo diagnostico più affidabile. Nel complesso, i ricercatori stimano che circa il 5% dei bambini sviluppi un’allergia alimentare entro i sei anni di età.
Il cuore dello studio è l’identificazione dei principali fattori che aumentano il rischio di allergie alimentari nella prima infanzia. Il più rilevante è la presenza di eczema nel primo anno di vita: i bambini con dermatite atopica precoce hanno un rischio da tre a quattro volte superiore di sviluppare un’allergia alimentare. Anche altre manifestazioni allergiche precoci, come il respiro sibilante o la rinite allergica, risultano associate a un aumento significativo del rischio.
Un secondo fattore chiave è la familiarità. I bambini con almeno un genitore o un fratello affetto da allergie presentano una probabilità più elevata di sviluppare allergie alimentari; il rischio aumenta ulteriormente quando entrambi i genitori sono allergici.
Lo studio evidenzia poi l’importanza cruciale del momento di introduzione degli alimenti allergenici. Ritardare l’assunzione di alimenti come arachidi, uova o frutta a guscio oltre il primo anno di vita è associato a un rischio maggiore. In particolare, i bambini che introducono le arachidi dopo i 12 mesi mostrano più del doppio della probabilità di sviluppare un’allergia rispetto a chi le assume prima.
Un ulteriore fattore rilevante riguarda l’uso di antibiotici.
L’assunzione nel primo mese di vita è risultata associata a un aumento del rischio di allergie alimentari, probabilmente per l’effetto sul microbioma intestinale. Anche l’uso di antibiotici più tardi, durante l’infanzia o in gravidanza, mostra un’associazione con il rischio, seppur più debole.
Accanto a questi elementi di rischio, lo studio identifica anche fattori che non risultano associati allo sviluppo di allergie alimentari. Tra questi figurano il basso peso alla nascita, il parto post-termine, l’allattamento al seno parziale, una dieta materna ricca di nutrienti e lo stress durante la gravidanza. Secondo gli autori, questi risultati aiutano a chiarire che le allergie alimentari non hanno una singola causa, ma derivano da una “tempesta perfetta” di predisposizione genetica, alterazioni della barriera cutanea, cambiamenti del microbioma ed esposizioni ambientali precoci. Le evidenze raccolte possono contribuire a identificare i bambini più a rischio e a orientare strategie di prevenzione precoce, come l’introduzione tempestiva degli alimenti allergenici e un uso più prudente degli antibiotici nei primi mesi di vita.

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