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“Tuono”

‘Ndrangheta, il clan Tripodi e le richieste di condanna nel processo che intreccia politica e religione

A marzo le arringhe difensive del processo, con rito abbreviato, scaturito dall’operazione Tuono. Hanno scelto il dibattimento suor Anna Donelli e l’ex consigliere comunale Giovanni Acri

Pubblicato il: 13/02/2026 – 7:00
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‘Ndrangheta, il clan Tripodi e le richieste di condanna nel processo che intreccia politica e religione

Nei giorni scorsi, la procura di Brescia ha avanzato richieste di condanna complessive pari a 177 anni di carcere per 21 imputati coinvolti nel processo scaturito dall’operazione Tuono, condotta nel dicembre 2024 dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri. L’inchiesta aveva fatto luce su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio bresciano, concentrandosi in particolare sulla cosca Tripodi, ritenuta parte della rete calabrese della cosca Alvaro di Sinopoli.
In quella stessa occasione il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete, aveva definito l’inchiesta «una conferma del radicamento di organizzazioni criminali che sanno adattarsi anche al contesto del Nord Italia, sfruttando il territorio e le opportunità economiche e politiche locali». Secondo Prete, il radicamento mafioso nel Bresciano rendeva le indagini particolarmente complesse e delicate.
Le richieste di condanna nel processo con rito abbreviato del sostituto procuratore di Brescia Francesco Carlo Milanesi (in forza alla Dda insieme all’altro titolare del fascicolo Teodoro Catananti), riguardano figure chiave del presunto clan. Per Francesco Tripodi, 43 anni, indicato come il principale vetrice del gruppo insieme al padre Stefano “il santista”, deceduto nel frattempo, il pm ha chiesto 20 anni di reclusione, riconoscendo anche la recidiva reiterata. Per Mauro Galeazzi, ex assessore a Castel Mella in quota Lega e candidato sindaco nel 2021, accusato di voto di scambio, sono stati chiesti nove anni. Secondo le indagini, Galeazzi, imprenditore edile alle prese con difficoltà economiche, avrebbe inizialmente cercato contatti con Stefano Tripodi, soprannominato “Il santista”, per ottenere liquidità e saldare i propri debiti. Da questa relazione sarebbe nata una convergenza di interessi: secondo le intercettazioni, Tripodi gli avrebbe suggerito di puntare alla candidatura a sindaco, promettendo sostegno elettorale tramite la rete dei calabresi residenti in zona.
Le conversazioni mostrerebbero come il gruppo mirasse non solo a influenzare le votazioni, ma anche a ottenere vantaggi negli appalti pubblici, con riferimenti a progetti come una casa di riposo e la necessità di «entrare negli appalti». Per ampliare il bacino elettorale, Tripodi avrebbe consigliato a Galeazzi di avvicinarsi a Giovanni Acri, medico e politico, definendolo un nodo centrale per la «politica locale» e suggerendo di costruire relazioni graduali per consolidare il consenso. Galeazzi ha sempre respinto le accuse, sostenendo che il suo rapporto con i Tripodi fosse esclusivamente di natura lavorativa.
Tra gli altri imputati del rito abbreviato, le richieste oscillano dai dieci anni di reclusione per Leone Bruzzaniti, Sergio Chiarini, Andrea Costante e Michelangelo Zangari, ai 12 anni per Antonio Scarcella, fino ai 17-18 anni per Michele Oppedisano, Pietro Di Bella e Claudio Ruggeri. Tra questi spicca anche il caso di Francesco Candiloro, pasticciere già condannato all’ergastolo per un omicidio del 2018, per cui il pm ha avanzato ulteriori richieste di condanna. Le arringhe difensive sono previste per marzo.

Suor Anna Donelli e Giovanni Acri

Un capitolo a parte riguarda due imputati che hanno scelto il dibattimento. Suor Anna Donelli è accusata di aver utilizzato la propria posizione religiosa per veicolare messaggi del clan Tripodi all’interno dei penitenziari di Brescia e Milano, mantenendo i contatti tra detenuti e sodali esterni. La religiosa ha sempre respinto con forza ogni accusa.
Giovanni Acri, ex consigliere comunale e medico, è invece imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto avrebbe garantito assistenza sanitaria ai membri del sodalizio durante e dopo le azioni criminali. Per loro, l’udienza è fissata al 3 marzo.

L’operazione Tuono del dicembre 2024

L’operazione Tuono aveva già segnato un momento di svolta nelle indagini sul territorio. Nell’arco di pochi giorni, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza avevano eseguito 25 misure cautelari, perquisizioni in diverse province del Nord e del Centro Italia e sequestri preventivi per oltre 1,8 milioni di euro. Secondo gli investigatori, il gruppo Tripodi era dedito a estorsioni, traffico di armi e droga, ricettazione, usura, reati tributari e riciclaggio, oltre ad avere interessi nell’attività politica locale, attraverso il reato di scambio elettorale politico mafioso. (f.v.)

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