Separazione delle carriere? Una riforma di facciata
La riforma promette indipendenza ma rischia di rafforzare l’influenza politica sui magistrati

LAMEZIA TERME Il referendum sulla giustizia, secondo l’avvocato Franco Giampà, iscritto al Foro di Lamezia Terme e patrocinante in Cassazione, rischia di trasformarsi in un apparente intervento riformatore, destinato più a rimescolare equilibri di potere che a correggere i mali cronici del sistema giudiziario. Ritardi dei processi, costi insostenibili e lacune operative della difesa e del pubblico ministero restano intatti, mentre la politica amplia il suo margine di influenza nei nuovi organi costituzionali. La creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e di una nuova Alta Corte frammenta l’autogoverno dei magistrati, indebolisce l’autonomia dei giudici e apre le porte a possibili ingerenze esterne, compromettendo l’autorevolezza complessiva della magistratura. È un intervento di facciata secondo Giampà, che mette in scena il cambiamento senza toccare i problemi reali e che costringe a riflettere sul futuro della giustizia italiana e sulla capacità delle istituzioni di garantire equità e indipendenza.
Molti avvocati sostengono che la separazione rafforzerà l’indipendenza del giudice e del pm. Qual è la ragione principale per cui lei non è d’accordo?
Condivido con i miei colleghi il sentimento di frustrazione per effetto di un sistema giustizia che arranca e le cui principali “vittime” sono le persone che difendiamo. Vorrei anche avere un maggiore riconoscimento del ruolo e della funzione della “categoria”. Però, onestamente, non ritengo che la soluzione sia in questa riforma; tantomeno questa incide sul rapporto Difensore/Pubblico Ministero. Mezzi e strumenti sono eccessivamente sproporzionati, e tali rimangono! Né si fa nulla per dare concretezza al precetto che impone al Pubblico Ministero di dover ricercare anche le prove a difesa dell’indagato, la cosiddetta “cultura della giurisdizione” di cui si dovrebbe permeare il P.M. e anche la polizia giudiziaria. Ma tant’è! Intendiamoci, non ci sono norme giuste o sbagliate, ma va compresa la finalità che perseguono. Faccio un esempio pratico, con la riforma vengono sottratti poteri al Presidente della Repubblica che attualmente presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, con la riforma continuerà a farlo per i due nuovi Consigli Superiori della Magistratura, di quella Ordinaria e di quella Requirente, ma non sarà più il Capo dello Stato a presiedere la nuova Alta Corte. Quest’ultima eserciterà le importanti competenze disciplinari sia sui magistrati requirenti che su quelli giudicanti. Le norme approvate dal Parlamento prevedono che il Presidente dell’Alta Corte venga eletto al suo interno e individuato tra i sei membri laici e non lo sarà il Presidente della Repubblica. Mi domando che c’entra tutto questo con la separazione delle carriere rispetto alla quale in principio anche io mi trovo d’accordo. Altro esempio, la regolamentazione della nuova Alta Corte viene demandata a una legge ordinaria che determinerà gli illeciti disciplinari e le relative sanzioni, ma soprattutto indicherà la composizione dei collegi e le forme del procedimento disciplinare. La disposizione approvata dal Parlamento prevede che sia questa legge a dettare le norme del suo funzionamento e ad assicurare che i magistrati giudicanti o requirenti siano rappresentati nel Collegio. La legge ordinaria potrebbe, quindi, tranquillamente prevedere una prevalenza nel Collegio di membri laici nominati dalla politica rispetto ai magistrati. A ben vedere, dunque, non siamo di fronte ad una riforma della giustizia, bensì degli assetti ordinamentali e dei rapporti tra poteri: Parlamento, Governo e Magistratura con quest’ultima che uscirà chiaramente indebolita nel suo complesso, meno autonoma ed indipendente e questo varrà sia per quella Giudicante che per quella Requirente.
L’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura viene indicata come garanzia di autonomia, a suo avviso rafforzerà davvero l’autogoverno o rischia di frammentarlo?
L’istituzione dei due Consigli non è certo dettata dalla separazione delle carriere dei magistrati. Il Consiglio Superiore poteva rimanere unico, ma la divisione risponde evidentemente a quell’obiettivo di riequilibrio di poteri di cui parlavo prima. Dividere indebolisce e con l’aggiunta del sorteggio secco il risultato sarà che avremo due CSM non più rappresentativi per la parte che riguarda la composizione dei giudici. A differenza della parte politica la cui rappresentatività resta, per quest’ultima infatti vi sarà un sorteggio limitato a persone elette dal Parlamento. La conseguenza anche qui sarà di maggiore interferenza della politica nella gestione della vita dei magistrati e, comunque, complessivamente si avranno organismi meno forti ed autorevoli. Sicuramente la magistratura negli anni passati ci ha messo del suo con la degenerazione del correntismo esasperato ma la cura a questa patologia poteva e doveva essere a mio avviso diversa. Si poteva ad esempio cambiare il sistema elettorale del CSM.
Se potesse modificare un solo punto della riforma per renderla più efficace nella pratica, quale sarebbe e perché?
Questo testo che oggi è sottoposto all’approvazione del voto popolare è entrato blindato nel Parlamento che lo ha votato per quattro volte senza che potesse essere effettuata alcuna modifica. Se l’obiettivo era separare le carriere dei magistrati bastava un solo articolo di poche righe senza intaccare il resto dell’impianto costituzionale. Se potessi fare una sola modifica, vorrei poter prevedere che i Collegi dell’Alta Corte fossero comunque a maggioranza composti da magistrati. In tal modo si vincolerebbe la successiva legislazione ordinaria, ma evidentemente l’obiettivo della riforma è esattamente il contrario.
Quale elemento della riforma rischia di essere più frainteso dai cittadini, e come lo chiarirebbe?
Questa riforma non affronta i problemi atavici della giustizia e non prevede nulla per il cittadino che si troverà a dover affrontare gli stessi problemi in cui incorre oggi, lentezza del processo e costi elevati. La riforma non mette soldi per rafforzare la macchina della giustizia e renderla più efficiente e giusta.
In vista del referendum, ritiene che il dibattito pubblico stia offrendo ai cittadini strumenti sufficienti per una scelta consapevole, oppure che il confronto rischi di restare confinato a logiche di schieramento?
Ritengo che per modifiche costituzionali così complesse e rilevanti i cittadini debbano poter avere la possibilità di essere adeguatamente informati. Per fare ciò ci vuole tempo e gli stessi addetti ai lavori fanno fatica ad avere piena conoscenza del complesso delle norme modificate con questa riforma. In verità è stato fatto di tutto per tagliare i tempi del dibattito e per arrivare in tempi spediti al voto. Ritengo questo un grande vulnus, ripeto non ci sono norme giuste o sbagliate, ma i cittadini devono poter scegliere in modo consapevole. Un merito va al Vostro giornale che è riuscito ad imporsi nel dibattito con interviste di assoluto pregio e spessore. Peccato che poi si passa al tifo da stadio e ad uno svilimento del dibattito che non fa altro che aumentare la confusione nel cittadino. (redazione@corrierecal.it)
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