La feroce lucidità di una generazione smarrita – VIDEO
Un monologo sulla solitudine contemporanea, in Via Malcontenti anche Satana teme l’uomo

LAMEZIA TERME Angelo Argondizzo, ospite della sesta puntata di “Un libro tira l’altro”, è una “giovane ex promessa” della letteratura calabrese ed italiana che ha raggiunto la piena compiutezza letteraria. Un talento straordinario la cui cifra identitaria consiste in una consapevole padronanza delle tecniche letterarie e, soprattutto, dei contenuti.
Con Via Malcontenti, suo secondo lavoro, edito da Qed, firma un romanzo di feroce lucidità generazionale, un monologo narrativo che affonda nella solitudine contemporanea senza cercare attenuanti né consolazioni, costringendo chi legge a fare i conti con sé stessi e con il resto del mondo inteso nell’accezione più ampia. La voce di Francesco Uccello, trentenne calvo, precario esistenziale e figlio mancato delle promesse accademiche, si muove tra Bologna e la Calabria come in un esilio permanente, più interiore che geografico, raccontando un tempo in cui il fallimento non è un’eccezione ma una condizione strutturale.
Il romanzo procede per accumulo di immagini, invettive, pensieri ossessivi e osservazioni corrosive sul lavoro, sul corpo, sul desiderio e sulla retorica del successo. Argondizzo costruisce una prosa densa, musicale, iperletteraria, che alterna lirismo e sarcasmo, citazioni colte e brutalità quotidiana, in un continuo cortocircuito tra alti e bassi. La città di Bologna, afosa e degradante, diventa un teatro notturno popolato da figure anonime, mentre il Sud appare come un’origine irrisolta, luogo della nostalgia e della condanna insieme.
Elemento centrale è la solitudine, “forse l’unica parte logica del tempo che ci resta da vivere”, tematizzata non come mancanza ma come scelta radicale, quasi ideologica: una solitudine che si nutre di consumo, pornografia, piattaforme digitali, linguaggi aziendali e automatismi emotivi. In questo quadro si inserisce l’irruzione visionaria di Satana, personaggio grottesco e tragico, intimorito, che ribalta il paradigma del male e attribuisce all’uomo moderno una responsabilità più profonda e inquietante: “io non sono travestito da straccione, io sono uno straccione. Vedete, all’improvviso mi trovo anch’io a vivere nella paura, una paura che non ho mai sperimentato prima d’ora. Un refolo gelido di vergogna e di terrore. Ho il timore, mio caro, di essere scalzato nel mio posto di Signore del male da voi umani.” Il dialogo tra il Principe del Male e Francesco Uccello rappresenta uno straordinario confronto sull’essenza dell’uomo e del mondo che ha costruito.
Non c’è dubbio che Via Malcontenti sia un romanzo scomodo, deliberatamente urticante. Non cerca empatia né redenzione, ma porta il lettore a sostare nel disagio, a riconoscere le crepe di un’epoca che ha smarrito comunità, senso e desiderio autentico. Argondizzo mostra una voce riconoscibile e ambiziosa, capace di trasformare il rancore e la disillusione in materia narrativa, restituendo un ritratto impietoso dell’uomo contemporaneo. (redazione@corrierecal.it)
Rivedi la puntata:
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato