Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 11:00
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

“desert storm”

«D’estate cifre incalcolabili»: Aloe svela il business della droga a Cirò gestito dai Farao-Marincola

Il monopolio di Cozza e la “bacinella comune” gestita da Paletta. Il collaboratore: «Congegnata come un’attività societaria»

Pubblicato il: 26/02/2026 – 10:03
di Mariateresa Ripolo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
«D’estate cifre incalcolabili»: Aloe svela il business della droga a Cirò gestito dai Farao-Marincola

CROTONE Profitti «intorno ai duemila, duemilacinquecento euro al giorno» in l’inverno, «poi l’estate non ci sono numeri». A raccontare il business del traffico di stupefacenti nell’area di Cirò Marina e dintorni, ai magistrati della Dda di Catanzaro, è il collaboratore di giustizia Gaetano Aloe. Dichiarazioni fondamentali per la messa a segno del blitz che questa mattina ha portato a 13 arresti (dieci in carcere, tre ai domiciliari) di soggetti appartenenti a un gruppo criminale che, per conto della cosca Farao-Marincola, gestiva le piazze di spaccio nel Crotonese.

Dall’arresto alla decisione di collaborare

Figlio di Nicodemo Aloe, meglio noto come “Nick” – lo storico capo del locale di Cirò, ammazzato in un agguato nel gennaio del 1987 – Gaetano Aloe conosce bene le dinamiche criminali in cui è inserita la consorteria dei Farao-Marincola. I suoi legami familiari si intrecciano con i vertici della cosca: è infatti cognato di due elementi apicali della consorteria criminale cirotana, Giuseppe “Peppe u Bandito” Spagnolo e Martino Cariati, entrambi attualmente dietro le sbarre.
Nel gennaio 2018, Aloe finisce nella rete dell’operazione “Stige”, condotta dalla Dda di Catanzaro. Accusato di associazione mafiosa, viene condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione, sentenza passata in giudicato lo scorso giugno 2024 dopo la conferma della Corte d’Appello. È il 22 marzo 2023 quando l’esponente dei “Farao Marincola” decide iniziare il percorso di collaborazione con la giustizia. Da quel momento è iniziato un fiume di verbali: dichiarazioni auto ed etero-accusatorie che stanno passando al setaccio anni di affari illeciti permettendo di aprire nuovi scenari investigativi.

Il gruppo guidato da Cozza e Paletta

«Attualmente è quello che mantiene la ‘ndrangheta di Cirò attiva perché solo lui vende la droga, tutta la droga passa dalle sue mani», afferma Gaetano Aloe riferendosi a Cataldo Cozza, finito in carcere a seguito dell’operazione di questa mattina con l‘inchiesta “Desert storm”. Cozza – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – è inquadrato ufficialmente nella consorteria ‘ndranghetistica cirotana, e «aveva il monopolio indiscusso della piazza di spaccio di Cirò Marina». «Lui porta intorno ai duemila, duemila e cinque… lui vende tutta la droga che esiste a Cirò, che si vende a Cirò, passa tutto dalle sue mani…». Il gruppo – hanno evidenziato le indagini – era capeggiato da Cozza, sotto le direttive ed il controllo di Basilio Paletta «nuova figura di vertice della cosca cirotana».

Il business del narcotraffico e la “bacinella comune”

Il collaboratore parla di «erba e cocaina». Un giro di denaro, che nel solo periodo invernale, di minor flusso, ammontava a circa 2.500 euro al giorno, per arrivare durante l’estate ad introiti spropositati e incalcolabili: «l’estate non ci sono numeri». «L’attività di smercio di droga a Cirò Marina è congegnata come un’attività societaria nel senso che la cosca organizza chi deve acquistarla, chi deve venderla e chi deve tenere la contabilità. Questo tipo di regole sono state organizzate sin dai tempi da Cenzo Pirillo. Attualmente a Cirò si spacciano 2 chili di cocaina al mese e circa 15 chili di erba al mese», afferma nel corso degli interrogatori Aloe.
Di fondamentale rilievo, secondo gli investigatori, è, inoltre, il riferimento fatto dal collaboratore alla «bacinella comune», detenuta da soggetti vari nel corso del tempo, i quali si occupavano anche di annotare su di un registro la contabilità relativa alla gestione degli introiti, in maniera tale che il “contabile” potesse poi riferire ai capi del locale. In particolare, Aloe ha raccontato che erano annotati anche i crediti di chi smerciava la droga, e che a detenere la contabilità era prima Giuseppe Cariati e poi Paletta: «Al momento la “bacinella” della cosca, è gestita da Paletta Basilio ma non so dove detiene il denaro, in quanto la “bacinella’” si sposta da persona a persona. Considerate, però, che Basilio ha diverse case disabitate a Cirò Superiore. Tornando ai fatti recenti, vi dico che Basilio aveva organizzato la cosca in questo modo, dopo gli ultimi arresti: Cozza Cataldo gestiva la droga ed io avrei dovuto commettere estorsioni per conto della cosca, stante anche il bisogno di soldi dopo gli arresti».
E ancora: «Normalmente quando si annotano le operazioni della bacinella è il contabile che sceglie le modalità di annotazione. Le annotazioni servono affinché il contabile possa poi spiegare ai capi della locale come ha amministrato i beni. Questo lo dico perché mi chiedete su eventuali codici codificati nel foglio. Alcuni sono comprensibili, come ad esempio il pagamento degli avvocati o eventuali crediti di chi smercia la droga. Altre indicazioni le conosce solo il contabile».

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x