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DESERT STORM

Le gerarchie e le regole dello spaccio a Cirò: un «mutuo soccorso» tra pusher e il divieto assoluto del “manio”

Il divieto di acquistare droga fuori dal mercato cirotano e la riorganizzazione del gruppo dopo un’operazione: «La “bianca” te la vedi tu»

Pubblicato il: 26/02/2026 – 19:11
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Le gerarchie e le regole dello spaccio a Cirò: un «mutuo soccorso» tra pusher e il divieto assoluto del “manio”

CROTONE Avrebbero avuto una struttura gerarchica delineata e un’organizzazione che prevedeva finanche un «mutuo soccorso» tra pusher, oltre ad alcune regole da rispettare. Tra queste il divieto assoluto del “manio”, ovvero la pratica di acquistare e rivendere droga reperita all’infuori della cosca cirotana. Sono i dettagli emersi dall’inchiesta “Desert Storm” contro la presunta associazione dedita al narcotraffico, operante nel Cirotano e legata al clan di ‘ndrangheta Farao Marincola. Tra le persone finite in carcere Basilio Paletta, ritenuto «reggente della cosca», e Cataldo Cozza, «punto di riferimento» del gruppo e «colui che deteneva il monopolio indiscusso della piazza di spaccio di Cirò Marina».

Le gerarchie del gruppo

Per ricostruire l’organizzazione, gli inquirenti sono partiti dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe trovando apparenti riscontri nelle intercettazioni tra gli indagati. È proprio il pentito a indicare la struttura gerarchica con Paletta al vertice, il quale da Cozza «pretendeva il controllo assiduo e quotidiano dei suoi spacciatori». L’obiettivo era accertarsi che i pusher «vendessero esclusivamente la sostanza “cirotana”». Lo si evince anche in un’intercettazione del 2023 in cui Cozza, all’indomani dell’operazione Ultimo Atto che aveva disarticolato la cosca, riporta il nuovo assetto delineato da Paletta: «Stamattina quando è venuto Basilio ha detto: “adesso voglio sapere tutti i conti dei soldi ……ehh …. Chi fa manio e chi non fa manio che dobbiamo controllare. Adesso ci siamo solo “noi”… la bianca rimane sempre a te catà. La bianca te la vedi tu». Un riferimento, spiegano gli inquirenti, alla gestione della “bianca”, ovvero la cocaina, la cui gestione esclusiva secondo i nuovi ordini sarebbe spettata proprio a Cozza.



Il divieto del “manio”

Nelle conversazioni captate dagli investigatori uno dei temi che torna più spesso è proprio il “manio”: chiunque sarebbe stato beccato ad acquistare droga dal mercato crotonese e non cirotano ne avrebbe pagato le conseguenze. È lo stesso Cozza a riferirlo ad Alessandro Giglio, anche lui indagato, che se fosse stato beccato a praticare il “manio” Paletta avrebbe potuto reagire violentemente: «Se lo sa ti picchia, poi lo vedrai..». Anche in virtù del fatto che, dopo l’operazione, in quel periodo Paletta sarebbe stato «inca**ato nero» per la carenza di soldi, di cui avrebbe necessitato per «pagare i carcerati… i mensili, deve fare soldi … deve fare soldi …». Per gli inquirenti si tratta di conversazioni che, oltre al rapporto tra Cozza e Paletta, dimostrerebbero il modus operandi e il controllo del territorio tipico «della metodologia mafiosa, ovvero mediante l’uso della forza e di ritorsioni fisiche, al fine di garantire il rispetto delle regole che vengono dettate “dall’alto”». Tutto, secondo l’accusa, convergerebbe con le dichiarazioni di Aloe: sempre nella conversazione con Giglio, Cozza avrebbe riferito infatti che a gestire le attività illecite ormai «erano “rimasti” lui, Paletta e Gaetano (Aloe, ndr)».

Il “mutuo soccorso”

Dalle indagini sarebbe, dunque, emerso come il ruolo di Cozza come «punto di riferimento per tutti i partecipi dell’associazione». Avrebbe, inoltre, impartito le direttive di Paletta e mantenuto l’ordine all’interno del gruppo: un sistema organizzato da prevedere un intervento di «mutuo soccorso» tra pusher qualora uno di loro fosse rimasto senza sostanza stupefacente, prontamente “assistito” da qualche altro spacciatore del gruppo. (ma.ru.)

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