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Processo “Reset”, la procura presenta appello per 28 – NOMI

I pm Vito Valerio e Corrado Cubellotti hanno deciso di impugnare alcune delle assoluzioni decise con la sentenza del 17 luglio 2025

Pubblicato il: 26/02/2026 – 9:51
di Fabio Benincasa
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Processo “Reset”, la procura presenta appello per 28 – NOMI

COSENZA Aveva retto a metà, nel primo grado di giudizio, l’indagine denominata “Reset” coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta cosentina. 121 gli imputati giudicati – nell’aula bunker di Castrovillari – dal Collegio (presidente Carmen Ciarcia, a latere Iole Vigna e Urania Granata). Poco più della metà delle persone alla sbarra (62) erano state assolte rispetto alla richiesta di condanna precedentemente avanzata dall’accusa, rappresentata in aula dai pm della Dda di Catanzaro Vito Valerio (oggi alla procura di Bari) e Corrado Cubellotti.
I pm hanno deciso di impugnare alcune delle assoluzioni decise e presentato appello nei confronti di alcuni imputati. Si tratta di: Antonucci Armando, Artese Ariosto, Berlingieri Luigi, Agostino Briguori, Conte Cesare, D’Ambrosio Massimo, Drago Patrizia, Drago Giovanni, Filice Eugenio, Fiorillo Anna, Gervasi Mario, Grandinetti Giovanni, Giannelli Fabio, Greco Simone, Sergio La Canna, Lucanto Silvia, Marcello Manna, Pino Munno, Orlando Silvio, Papara Francesco, Perri Sandro, Pignataro Antonio, Prete Domenico, Reda Andrea, Reda Francesco, Scarlato Orlando, Toscano Vittorio, Vozza Cristian.

I presunti colletti bianchi

Nella costruzione dell’indagine e nel corso del processo, chi rappresenta l’accusa ha ipotizzato l’esistenza di un’area grigia dove avrebbero trovato posto uomini e donne, imprenditori, politici e professionisti ritenuti più o meno vicini ad ambienti torbidi dell’hinterland cosentino.
Nell’elenco delle persone assolte in primo grado, spiccano i nomi di Marcello Manna e Pino Munno, ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende. Il loro coinvolgimento aveva scatenato il terremoto politico-giudiziario poi conclusosi con lo scioglimento dell’Ente deciso dal ministro dell’Interno dopo la relazione redatta dalla terna commissariale nominata per verificare l’esistenza o meno di infiltrazioni mafiose. Era il primo settembre 2022, a distanza di quasi tre anni è arrivato il primo verdetto.
Il tribunale di Cosenza non ha evidentemente ravvisato la presenza di sussistenti prove per procedere con la condanna dei due imputati per i quali l’accusa aveva invocato una pena pari a 10 anni in relazione al presunto rapporto intrattenuto con alcuni uomini della criminalità.
Tra gli assolti anche l’imprenditore Ariosto Artese, che «pur senza far parte dell’associazione a delinquere, contribuiva concretamente alla conservazione, al rafforzamento ed al raggiungimento degli scopi del sodalizio di matrice ‘ndranghetista, egemone sul territorio della città di Cosenza e della relativa provincia, mettendo a disposizione dello stesso le sue risorse economiche e le sue relazioni imprenditoriali». (f.b.)

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