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Catanzaro, solidità e lezioni da imparare. Cosenza: vittorie e crepe. Crotone tra maturità e rimpianto

Il pari delle Aquila ricorda che talento e concretezza devono camminare insieme. Tre successi in quattro gare per i Lupi, ma regna l’apatia. Pitagorici in crescita costante, nonostante i punti persi

Pubblicato il: 02/03/2026 – 8:00
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Catanzaro, solidità e lezioni da imparare. Cosenza: vittorie e crepe. Crotone tra maturità e rimpianto

Una giornata, quella di ieri, nel complesso favorevole per le tre calabresi di B e C. Ha vinto solo il Cosenza, ma i pareggi di Catanzaro e Crotone contro Frosinone e Monopoli, seppure con qualche rimpianto, certificano la crescita costante delle due squadre.

Catanzaro, solidità e lezioni da imparare

Il Catanzaro sta costruendo qualcosa di solido, qualcosa che va oltre il risultato di ieri con il Frosinone. Le vittorie accumulate nelle settimane scorse non sono semplici numeri: parlano di identità, di una squadra che sa dove vuole arrivare e come giocarsela con personalità. C’è disciplina, c’è intensità, e soprattutto c’è la capacità di far emergere le qualità dei singoli senza disperdere il collettivo. Questo è il vero merito di Aquilani dopo le difficoltà di inizio stagione: trasformare un gruppo in un organismo coeso, dove anche i giovani cominciano a essere protagonisti.
Eppure, c’è qualche rimpianto. Il doppio vantaggio sprecato con i ciociari è un promemoria chiaro: il talento non basta, serve cinismo e attenzione, perché nel calcio i dettagli decidono la differenza tra sicurezza e fragilità. La squadra ha mentalità, ma deve ancora imparare a trasformare controllo e superiorità in punti certi. A questo si aggiunge la complessità del percorso di consolidamento: il gruppo deve ancora assimilare completamente ritmo e intesa, e la capacità di reagire a un contraccolpo resta un fattore chiave per la crescita futura. Il pareggio, seppure giusto, è una lezione: sviluppare continuità significa anche gestire le emozioni e mantenere alta la concentrazione fino all’ultimo istante.

Crema: il lavoro di Aquilani continua a emergere: collettivo che esalta i singoli, giovani pronti a incidere, qualità diffuse che permettono a ogni partita di vedere nomi diversi iscritti a referto. Liberali si sta confermando un punto di riferimento offensivo, mentre Frosinini si è messo nuovamente in luce.
Amarezza: il doppio vantaggio svanito pesa più del pari. Con i tre punti il quinto posto sarebbe stato più solido, la classifica più sicura, e la sensazione di poter davvero contendere la griglia playoff ancora più concreta.

Cosenza, vittorie e crepe

C’è da mesi (ma probabilmente da sempre) un doppio binario sul quale corre il Cosenza calcio. Da una parte la squadra, dall’altra il club. Ieri, contro il Sorrento, i ragazzi di Buscè hanno fatto ciò che compete a chi indossa la maglia rossoblù, specie in serie C: vincere. Terza affermazione nelle ultime quattro, dieci punti raccolti, terzo posto distante appena un’incollatura dalla Salernitana. Classifica che sta tornando a sorridere, ambizioni playoff che riacquistano consistenza.
Il campo, insomma, parla una lingua chiara: spirito di sacrificio e qualche individualità che si riaccende. Emmausso ha trovato peso specifico, Beretta si è scrollato di dosso la polvere dei mesi scorsi. Dopo il tonfo di Giugliano, la reazione è stata concreta, misurabile, adulta.
Poi però c’è l’altra faccia. Quella che non entra nel tabellino, ma incide sul clima. Il mercato di gennaio ha alleggerito più che rinforzato, e nelle sfide playoff ad alta densità tecnica – ipotetiche, ma nemmeno troppo – contro organici come quelli di Catania o della stessa Salernitana (per restare nel girone C), le differenze strutturali potrebbe incidere. Insomma, il Cosenza è compatto, ma ha meno qualità di prima.
Attorno, resta un’atmosfera sospesa. Non più contestazione furiosa al club, non più sostegno pieno alla squadra: qualcosa di più sottile e pericoloso, un’indifferenza carica di elettricità. Lo stadio sempre più vuoto è una fotografia che resta impietosa. E l’addio polemico e surreale dell’ormai ex fedelissimo – oltre l’immaginabile – addetto stampa Giovanni Folino (con accuse all’amministratore unico e scuse tardive ai tifosi) è soltanto l’ultima puntata di una serialità dirigenziale che negli anni ha visto salutare figure diverse, sempre con rumore di fondo.

Crema: dieci punti in quattro partite, due gol subiti, sette segnati. Terzo posto a un passo, identità ritrovata, uomini chiave di nuovo centrali.
Amarezza: il Cosenza vince, ma attorno resta il vuoto. Un vuoto stanco, apatico, quasi indifferente. Mercato deludente, società assente, isolata, contestata e perennemente in affanno, un altro addio polemico che si aggiunge alla lista. La squadra prova a tenere in piedi tutto, ma non può essere l’unico argine.

Crotone tra maturità e rimpianto

C’è un pareggio che sa di equilibrio e uno che lascia un retrogusto più sottile, quasi irrisolto. Quello del Crotone in casa del Monopoli appartiene alla seconda categoria. Un punto pesante, contro una diretta concorrente staccata di appena una lunghezza alla vigilia, ma anche un’occasione che poteva diventare dichiarazione d’intenti nella corsa al quarto posto, oggi ancora occupato dal Cosenza, ma con più distacco.
Per produzione offensiva e controllo della gara, il Crotone avrebbe meritato qualcosa in più. È mancato l’ultimo morso, la zampata che trasforma la superiorità in sentenza. Lo ha ammesso con lucidità anche Longo: prestazione da grande squadra, atteggiamento corretto, ma un solo gol rispetto a quanto costruito è bottino magro.
Eppure, al di là della contabilità, resta la sensazione di una squadra che ha finalmente trovato se stessa. In questo inizio di 2026 i rossoblù hanno rimesso insieme identità, compattezza, spirito. Non era scontato, soprattutto dopo un dicembre che aveva lasciato crepe tecniche e ambientali. Longo e i suoi hanno lavorato in silenzio, anche dentro un contesto societario non semplice, restituendo al Crotone una fisionomia riconoscibile proprio quando si intravedono i giorni caldi dei playoff.
Il gol di Piovanello è il simbolo di una crescita collettiva. Attorno a lui stanno salendo di tono in molti: da Groppelli a Cocetta, da Sandri a Novella, come evidenziato ancora da Longo. Segnali che contano più del singolo risultato, perché raccontano di una struttura che oggi regge.
Resta, tuttavia, quel passaggio a vuoto nei primi dieci minuti della ripresa, gestiti con leggerezza e costati il pareggio del Monopoli. Due punti che scivolano via e che ridisegnano la geografia della classifica: più vicina la Casertana (quinta), più distante il quarto posto davanti.

Crema. Il Crotone c’è. È vivo, maturo, consapevole. La crescita è diffusa e la squadra sta arrivando alla primavera con fondamenta finalmente solide.
Amarezza. Quando domini, devi chiudere. Quei dieci minuti distratti pesano come macigni: accorciano verso il basso e allontanano verso l’alto. E in certe stagioni, la differenza sta tutta lì. (f.v.)

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