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il Bio che Fa calabria

Il Parco delle Serre diventa Biodistretto e rigenera il futuro

Un progetto che integra sostenibilità, sicurezza alimentare e sviluppo locale, rendendo il territorio un laboratorio di opportunità per le comunità locali

Pubblicato il: 02/03/2026 – 12:59
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Il Parco delle Serre diventa Biodistretto e rigenera il futuro

Nel cuore verde della Calabria, tra boschi secolari di abete bianco, faggete millenarie e comunità che custodiscono memoria e cultura, prende vita il Biodistretto del Parco Naturale Regionale delle Serre e dei territori limitrofi, una sfida ambiziosa che mira a valorizzare e rigenerare il patrimonio naturale, agricolo e culturale di quest’ampia area, rendendolo un motore di sviluppo e benessere per le comunità locali e promuovendo un modello di sviluppo sostenibile incentrato su biodiversità, economia locale e sicurezza alimentare. Nel Parco delle Serre, dove la natura è sacra, il Parco si estende per quasi 18.000 ettari di biodiversità tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria, toccando 26 comuni come Serra San Bruno, Mongiana, Stilo, Badolato e Bivongi, oltre a piccoli borghi arroccati che raccontano storie di natura, fede, industria e artigianato tradizionale. Dalle sue cime lo sguardo si perde tra vallate profonde e boschi secolari fino a intravedere, nelle giornate limpide, il Mar Ionio e il Mar Tirreno all’orizzonte. Nel Parco ogni sentiero racconta una storia, ogni paese accoglie il viaggiatore e ogni paesaggio invita a rallentare, osservare e respirare.

Qui, ciò che nasce dalla terra parla delle radici e delle tradizioni delle comunità locali. Nelle Terre Locridee gli agrumi e il bergamotto illuminano i pendii e diffondono aromi intensi che raccontano la luce e il calore del territorio, mentre legumi e olio d’oliva Geracese portano con sé la pazienza e la cura di chi lavora la terra da generazioni. Il Caciocavallo di Ciminà e il Maiale Nero d’Aspromonte restituiscono storie di antiche tradizioni e sapori autentici. Nelle Serre Calabresi il miele dorato, le nocciole e il grano pregiato parlano di un’agricoltura che protegge la biodiversità e preserva i saperi delle comunità locali. Nelle Terre Vibonesi il grano tenero Rosia e i fagioli bianchi dai nomi antichi, insieme all’olio EVO delle cultivar locali, si combinano con il miele di Vazzano e San Costantino, il Pecorino del Monte Poro DOP, i funghi dell’area di Serra, le castagne della tradizionale “Nzerta” e i vini, dando vita a un patrimonio che mescola biodiversità, tradizione e innovazione, rendendo il territorio un ecosistema vivo di cultura, sapori e memoria. Dall’idea alla realizzazione, un progetto in cammino. Il progetto ha mosso i primi passi nel 2021 con la costituzione di un comitato promotore guidato dall’ente Parco e sostenuto dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dall’ARSAC e da tre Gruppi di Azione Locale – il GAL Serre Calabresi, il GAL Terre Vibonesi e il GAL Terre Locridee – lavorando in sinergia per coniugare biodiversità, agricoltura biologica e strategie di governance territoriale. Le basi dello sviluppo locale condiviso e sostenibile sono fondate su principi concreti come la tutela della sicurezza alimentare: non basta produrre biologico, infatti, serve costruire filiere corte e trasparenti in cui il cibo sia sano, garantito e tracciabile dalla terra alla tavola, con relazioni dirette tra produttori, comunità locali, scuole e consumatori finali, rinsaldando così il legame tra salute, ambiente e territorio.

È molto più di un marchio territoriale. In altre regioni, biodistretti come quello del Cilento hanno già dimostrato che questa forma di governance può favorire la riconversione di nuove aziende al biologico, valorizzare prodotti locali, rafforzare l’identità culturale e sociale di piccole comunità e creare opportunità di mercato e occupazione a partire da produzioni agricole di qualità che rispettano l’ambiente e la salute dei cittadini. Non è solo un progetto, ma un vero e proprio movimento che dimostra come natura, cultura e innovazione possano convivere e generare opportunità, con un entusiasmo collettivo che vuole ridare vita alle aree interne, contrastare lo spopolamento e rendere il Parco delle Serre un esempio per tutta l’Italia di come si possa coniugare sostenibilità, sicurezza alimentare e sviluppo economico.

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