’Ndrangheta potenza globale del narcotraffico, per l’intelligence «sempre più una minaccia strategica»
Il report del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica analizza l’evoluzione delle mafie italiane: traffici globali, infiltrazioni nell’economia legale e alleanze con reti criminali…

LAMEZIA TERME «Le organizzazioni criminali italiane continuano a essere attori centrali nel panorama dei traffici illeciti nazionali e internazionali». È quanto emerge dall’ultima Relazione annuale dell’intelligence 2026, il documento con cui il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica analizza le principali minacce strategiche per l’Italia. In sostanza, le mafie italiane restano protagoniste dei traffici criminali globali e si trasformano sempre più in organizzazioni tecnologicamente evolute. Il report, infatti, dedica un focus anche alle principali formazioni criminali che, accanto alle tradizionali attività illecite, mostrano una crescente propensione a infiltrarsi nel tessuto socio-economico. Non solo criminalità organizzata, dunque. Per l’intelligence le mafie rappresentano ormai «un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati democratici», alla luce della loro capacità di adattarsi ai cambiamenti economici globali e di anticipare nuove opportunità speculative.

«Radicamento territoriale e forte proiezione transnazionale»
Grazie alla capacità di radicamento territoriale e alla forte proiezione transnazionale, le mafie italiane riescono ad «adattarsi ai cambiamenti dei mercati illegali, mantenendo ruoli primari soprattutto nel narcotraffico, ma anche nel commercio di armi, nel traffico di migranti, nella tratta di esseri umani e nella gestione illegale dei rifiuti», senza trascurare la penetrazione nella pubblica amministrazione. Secondo l’analisi dell’intelligence, i traffici illeciti continuano a rappresentare la principale fonte di alimentazione degli affari della criminalità organizzata, configurando una minaccia per la sicurezza globale e per il benessere dei Paesi. In questo scenario viene segnalato anche il ruolo di strutture criminali straniere, in particolare quelle cinesi, nigeriane, albanesi e montenegrine, spesso coinvolte in reti criminali transnazionali.
«Mafie italiane ancora centrali»
Ciò che sta cambiando è soprattutto la capacità delle organizzazioni criminali di adattare e rimodulare le proprie strategie. Le mafie, infatti, modificano le rotte dei traffici, investono nei beni più redditizi e si insinuano nelle economie legali, dando vita a mercati illeciti sempre più difficili da individuare. Le organizzazioni criminali italiane – ’ndrangheta, camorra, Cosa nostra e consorterie pugliesi – continuano dunque a rappresentare attori centrali nello scenario dei traffici illeciti internazionali. La loro capacità di radicamento territoriale, unita alla dimensione globale delle attività, consente loro di mantenere un ruolo di primo piano soprattutto nel narcotraffico, ma anche nel commercio di armi, nella tratta di esseri umani e nella gestione illegale dei rifiuti.
Corruzione dei pubblici funzionari
Permane inoltre, secondo il report, una forte propensione a ricorrere a forme di corruzione dei pubblici funzionari e al condizionamento delle procedure di assegnazione dei lavori pubblici. I gruppi criminali – autoctoni o stranieri – continueranno quindi ad adattare i propri metodi alle opportunità offerte dai contesti in cui operano, privilegiando flessibilità organizzativa e capacità di creare partenariati criminali.
I cartelli transnazionali della droga rappresentano un esempio emblematico di questo approccio pragmatico. L’intelligence segnala infatti la consolidata cooperazione tra ’ndrangheta, cartelli sudamericani, gruppi criminali albanesi operanti nei Balcani e intermediari presenti in Africa occidentale. Sempre più spesso, inoltre, le reti criminali tendono a non controllare interamente una filiera illegale, preferendo presidiare i nodi strategici delle attività per consolidarsi come partner “affidabili” nei traffici internazionali.
Tecnologie e riciclaggio
Uno degli elementi di maggiore novità riguarda la crescente dimensione tecnologica del crimine organizzato. Le mafie sfruttano sempre più comunicazioni criptate per coordinare le attività criminali, il dark web per lo scambio di beni illegali e le criptovalute per garantire anonimato nelle transazioni finanziarie. Strumenti che consentono alle organizzazioni criminali di muoversi in uno spazio sempre più globalizzato e interconnesso, dove i confini tra economia legale e illegale risultano sempre più permeabili. Il riciclaggio di capitali illeciti resta poi il principale strumento attraverso cui le organizzazioni mafiose penetrano nel tessuto economico e finanziario, spesso attraverso tecniche sempre più sofisticate che integrano sistemi di pagamento paralleli e circuiti finanziari occulti. In questo contesto la corruzione continua a rappresentare un fattore trasversale capace di facilitare il condizionamento di processi amministrativi ed economici, alterando gli equilibri della governance.
La mafia come minaccia strategica
Per l’intelligence il crimine organizzato non rappresenta più soltanto un fenomeno criminale, ma una vera e propria minaccia per la sicurezza nazionale. Le organizzazioni mafiose hanno dimostrato nel tempo non solo di sapersi adattare ai cambiamenti economici e sociali, ma anche di anticipare nuove opportunità speculative, costruendo relazioni sempre più complesse nella gestione degli affari illeciti. (g.curcio@corrierecal.it)
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