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l’illusione mancata

Il ventre molle della Calabria

L’area centrale della Calabria resta una “zona critica” a causa di divisioni locali e leadership assente. Come rilanciarla?

Pubblicato il: 05/03/2026 – 15:53
di Romano Pitaro
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Il ventre molle della Calabria

Quando si asserisce che “questa” politica è tutta mezzi senza fini; ossia che è ossessionata dalle dinamiche per la sua autoconservazione ma riserva scarso impegno se c’è da aggredite i nodi che impediscono alla regione di respirare, viene da pensare al vuoto dell’area centrale della Calabria.
Suggellato, inizialmente, dal micidiale “Pacchetto Colombo” che consegnò, negli anni Settanta, i due pezzi della Regione a Catanzaro e Reggio, lisciando il pelo all’inclinazione storica a dividersi della Calabria, piuttosto che superare gli interessi dei campanili con la saggia scelta di impiantare l’Ente-Regione nell’area baricentrica di Lamezia Terme.
Vuoto poi accresciuto dall’indifferenza della Regione che, anziché vedere nell’area centrale la chiave per innescare sviluppo produttivo (grazie alle sue “irripetibili peculiarità”: la piana lametina, due grandi città a distanza di 30 chilometri, l’autostrada e la ferrovia, un aeroporto internazionale, due versanti – il tirrenico e lo ionico -, la più grande area industriale del Mezzogiorno, un patrimonio agricolo, paesaggistico ed ambientale di valore, l’Università, e le Serre e la Sila ad un tiro di schioppo), ha lasciato che diventasse il ventre molle di un sistema intossicato da scelte ristrette.
Uno spazio, circondato da due mari, in cui un tempo s’adagiavano le due Calabrie nella stretta catena montuosa che dal Pollino corre fino alle Stretto, divenuto l’epitome di un appuntamento mancato con la storia. E che l’ex deputato comunista Costantino Fittante, in un saggio di qualche anno addietro, ha definito “L’area critica” . Un fallimento da riscattare, se non si vuole che tra la Calabria che guarda alla Sicilia e quella che lancia il cuore oltre il Pollino si consolidi il deserto che sancisce tuttora la coazione a ripetere gli errori del passato.
E dire che nel 1968 s’era incominciato bene, con la pionieristica aggregazione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia e l’inaugurazione della quarta città più popolosa della Calabria: Lamezia Terme. Per comprendere meglio come da area su cui s’erano appuntate “Grandi Speranze” (la nascita di un ” un polo d’attrazione funzionale e una vera area metropolitana) sia degradata ad “area critica”, Costantino Fittante tra le cause sottolinea “l’indiscutibile pratica accentratrice dei gruppi dirigenti di governo catanzaresi e l’ostentato atteggiamento vittimistico dei lametini”.
Sull’asse dell’istmo, per capirci, le chiacchiere tante. A volte anche feconde, “ma fino agli anni ‘60”; successivamente, infatti, rivelatrici del male oscuro della Calabria: l’assenza di un disegno complessivo. O, quando il disegno s’è abbozzato, l’inconcludenza della politica per il prevalere degli appetiti curtensi.
Dopo la pacificazione del “Pacchetto Colombo”, per Lamezia, centro dell’area centrale, subentra una vita grama, fatta di recriminazioni, crescita disordinata e mafia. Per Catanzaro, invece, si ha il potenziamento urbanistico dei “tre colli” con allungo a Nord, lo scandaloso abbandono della marina e una crisi aggravata dalla desertificazione del centro storico e dall’isolamento delle periferie. Ripiegate su se stesse e con il disinteresse della Regione, le due città hanno toppato. Nel contribuire a impedire la “grandeur” dell’area centrale, si sono ridotte a luoghi marginali nel contesto meridionale.
Il “j’accuse” di Fittante è inflessibile: il progetto d’impianto di un’area centrale da cui guardare alla Calabria come ad un insieme di territori differenziati ma da valorizzare in una cornice unitaria e sinergica, è fallito per la miopia di chi ha governato le due città. Bocciate le classi dirigenti lametine, perché “chiuse e presuntuose”. Ritenevano, infatti, che tutto gli fosse dovuto, vista la centralità geografica della città, ma, afflitte “dai vizi del trasformismo e della precarietà amministrativa”, non hanno “mai avuto peso e capacità di influenzare gli orientamenti politici dei gruppi di potere regionali”. E bocciate quelle catanzaresi, perché incapaci “di svolgere il ruolo di guida dell’area dell’istmo dei Due Mari”.
Nel corposo saggio sono passati in rassegna i tentativi (andati a vuoto) per vincere le resistenze localistiche. Si va dal “Patto per lo sviluppo dell’area dei Due Mari”, sottoscritto dai presidenti di Regione e Provincia pro tempore (Agazio Loiero e Wanda Ferro) e dai sindaci Rosario Olivo (Catanzaro) e Gianni Speranza (Lamezia), ai “Piani strategici” adottati dalle due città che contengono gli elementi per la direttrice di sviluppo integrato Ionio-Tirreno, “vanificati però – chiosa Fittante – dai mancati interventi della Giunta regionale di centrodestra”, al “Piano di coordinamento provinciale” adottato dalla Provincia, per finire con l’articolo 4 del nuovo statuto della Provincia che individua nell’Area Vasta dell’istmo Catanzaro-Lamezia il polo di interesse strategico regionale.
Di tanto in tanto, tuttavia, l’area centrale riprende a suscitare interesse. Se ne avverte il bisogno, perché Cosenza-Rende-Castrolibero puntano alla “grande Cosenza” e già le Province di Cosenza, Salerno e Potenza hanno stretto una collaborazione per la nascita di un’area forte inclusiva del golfo di Policastro, l’alto Tirreno cosentino, la piana di Sibari e il massiccio del Pollino. A Sud si è lì lì per valorizzare la città metropolitana dello Stretto, mentre l’area centrale dormiente, a fronte di questi nuovi assetti territoriali ed istituzionali, rischia di diventare, anziché l’elemento di saldatura, la linea di frattura delle due Calabrie.
Resta da capire – fermo restando che per sfide cosi decisive occorrono leadership politiche dallo sguardo lungo e che “ad impossibilia nemo tenetur” – chi deve riorientare il corso degli eventi per far marciare, nella stessa direzione, i fattori necessari allo sviluppo globale. E per consentire alla Calabria di superare le zavorre del passato e interagire con grande riguardo al dialogo con il mondo. (redazione@corrierecal.it)

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