Ponte sullo Stretto, il progetto riparte ma i cantieri no
Il governo insiste sulla realizzazione dell’opera, ma gli ostacoli tecnici e i rilievi della Corte dei conti mantengono incerti i tempi

Partono, non partono. Partiranno, assicura il ministro Salvini. Fatto sta che l’incognita sull’avvio, in tempi brevi, dei cantieri per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina rimane ancora sostanzialmente tale, al di là delle assicurazioni del titolare delle infrastrutture e dei trasporti, secondo cui “il Governo è determinato ad andare avanti” anche se, a differenza del passato, questa volta non vengono indicate date, in passato troppe volte rinviate. Qualche mese addietro era stato lo stesso leader della Lega a dichiarare che la posa della prima pietra “avverrà prima della fine della legislatura”, mentre l’ad della Stretto di Messina, dopo avere reso noto di avere ridefinito il cronoprogramma, si era spinto ad affermare, in risposta ai rilievi avanzati da uno dei leader di Avs, Angelo Bonelli, che entro la bella stagione “prevediamo di poter avviare la fase realizzativa”. Adesso prevale una certa cautela, almeno sulle date. Tant’è.
Il rischio reale, tuttavia, è che ancora per molto tempo – almeno non per l’anno in corso si può ragionevolmente ritenere – l’apertura dei cantieri sia destinata a subire ulteriori rinvii e posticipazioni. Per l’infrastruttura a campata unica, che avrebbe dovuto mettere fine alla soluzione di continuità tra il continente europeo e la Sicilia, insomma, i tempi di realizzazione, semmai la materializzazione di un’opera ingegneristica di tali proporzioni potrà davvero diventare tale, sembrerebbero allo stato ancora una volta destinati a finire avvolti dalla nebbia. O, per meglio dire, dalla ‘lupa di mare’ quel fenomeno atmosferico tipico di aree come lo Stretto di Messina dovuto alla fitta nebbia d’avvezione marittima che, come spiegano gli esperti, si forma quando l’aria calda e umida scorre sopra la superficie marina ancora fredda. Una questione, anche in questo caso, di contrasti come quelli che dividono e lacerano i due fronti: i favorevoli alla sua realizzazione e quelli che strenuamente vi si oppongono.
Del resto sulla concretizzazione di un sogno, che ha affascinato e impaurito allo stesso tempo generazioni di siciliani e calabresi, pesano ancora come macigni le due frenate impresse dalla Corte dei conti a fine ottobre, quando i magistrati contabili imposero il loro alt alla delibera Cipess relativa al Piano economico-finanziario dell’opera da 13,5 miliardi di euro e, qualche mese dopo, quando venne stoppato anche il decreto relativo alla convenzione siglata tra il ministero dei Trasporti e la società Stretto di Messina.
Il Consiglio dei ministri, su sollecitazione del ministro Salvini che non ne vuole sentire di abbandonare il progetto malgrado i maldipancia di molti ambienti leghisti del nord, ha poi però licenziato il decreto Infrastrutture che contempla i passaggi necessari per far ripartire l’iter dell’opera. E comunque, alla luce degli ultimi avvenimenti, appare scongiurata anche la possibilità che la Corte dei conti venga esclusa dal controllo di legittimità per quanto concerne l’accordo di programma e gli adempimenti necessari per varare una nuova delibera del Cipess che dovrebbe essere pronta, secondo le previsioni, entro il 31 maggio prossimo. Cui dovrebbe seguire l’atto aggiuntivo in calendario per il 31 luglio. Da quanto è possibile apprendere tanto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti quanto nel quartier generale della società Stretto di Messina, si continua a lavorare per superare i rilievi della magistratura contabile in materia di sostenibilità ambientale, previsioni contabili e di adesione alle direttive Ue sulla concorrenza.
Uno dei nodi decisivi rimane infatti proprio l’obbligo o meno (le posizioni su questo sono diversificate) di bandire una nuova gara d’appalto a fronte del cambiamento nella natura del finanziamento dell’infrastruttura che non rientra più nel modello del project financing (come previsto nel bando di gara datato 2024 e che prevedeva il 60% di capitali privati e il 40% pubblici) a favore del totale finanziamento pubblico e dell’obbligo contestuale di crescita dei costi complessivi non superiori al 50 per cento rispetto al valore iniziale. Tesi confutata anche questa dal ministro e dall’ad della Stretto di Messina.
L’attesa, in ogni caso, si prolunga e a farne maggiormente le spese è chi è costretto per forza di cose a vivere direttamente sulla propria pelle questa situazione di incertezza. Ci riferiamo, soprattutto, alle centinaia di destinatari degli espropri di case e terreni sulle due sponde tra Messina e Villa San Giovanni e Campo Calabro. Immobili, come indica il crudo gergo della burocrazia, destinati ad essere cancellati ma pur sempre scrigni privati di storie di vita e di affetti.
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