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«Dopo le elezioni provinciali di Cosenza servono verità e responsabilità»

Intervento di Pino Le Fosse

Pubblicato il: 14/03/2026 – 18:57
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«Dopo le elezioni provinciali di Cosenza servono verità e responsabilità»

COSENZA «Il dibattito apertosi nel Partito Democratico della provincia di Cosenza dopo le elezioni provinciali rischia ancora una volta di imboccare la strada sbagliata. Invece di affrontare con lucidità le cause politiche di una sconfitta largamente prevedibile, si tenta di spostare la discussione su presunti tradimenti o franchi tiratori. È una scorciatoia comoda. Ma è anche il modo più rapido per non capire nulla di ciò che è realmente accaduto». Lo afferma Pino Le Fosse. «Le elezioni provinciali – sostiene Le Fosse – non sono state perse all’ultimo momento. Sono state perse molto prima, nel modo in cui questa competizione è stata preparata e gestita. La scelta del candidato presidente, la costruzione delle liste e l’impostazione della campagna elettorale sono avvenute senza un vero confronto negli organismi dirigenti del partito. Assemblea provinciale e Direzione non sono mai state messe nelle condizioni di discutere e assumere una decisione politica condivisa su un passaggio così rilevante. Questo non è un dettaglio procedurale. È il punto politico. A gestire questa fase è stata una commissione di cui ancora oggi non è chiaro come abbia operato e su quali criteri abbia assunto le proprie decisioni. Di una cosa però abbiamo piena evidenza: le liste che ne sono uscite e il loro esito politico disastroso. Due liste, una addirittura incompleta, costruite senza una reale rappresentanza dell’intera provincia. Liste fortemente sbilanciate, con una concentrazione significativa di candidature provenienti dalla città di Cosenza mentre interi territori della provincia restavano senza rappresentanza, nonostante la presenza di numerosi sindaci, consiglieri e amministratori del Partito Democratico. Non è un errore tecnico. È il risultato di un metodo politico. Il risultato elettorale lo conferma senza bisogno di interpretazioni. Il centrosinistra ha tenuto solo nella fascia dei grandi comuni, anche grazie al lavoro delle amministrazioni guidate da Sandro Principe e Flavio Stasi. Ma nelle fasce elettorali dei piccoli e medi comuni il risultato è stato nettamente penalizzante. Ed è proprio lì che si misura il fallimento politico di questo percorso. In questi mesi è mancato un lavoro serio e capillare nei territori. Molti amministratori locali del Partito Democratico hanno avuto la netta sensazione di essere stati cercati solo quando le decisioni erano già state prese altrove. Oggi si prova a spiegare questo risultato con la teoria dei tradimenti. Ma quando un partito smette di ascoltare i propri amministratori e i propri territori, non servono complotti per perdere le elezioni. Il problema non è stato qualche voto mancato all’ultimo momento. Il problema è una gestione politica che da mesi ha progressivamente isolato il partito dai suoi territori e dai suoi stessi amministratori». Secondo Le Fosse «dopo il congresso provinciale il segretario dimissionario Matteo Lettieri aveva tempo e responsabilità per avviare un lavoro serio di ricostruzione del partito: riorganizzare i circoli, costruire una segreteria politica autorevole, distribuire responsabilità vere e ricostruire un rapporto stabile con i territori. Questo lavoro semplicemente non c’è stato. Non c’è stato nella preparazione delle elezioni provinciali né nell’apertura di un confronto vero con i sindaci e gli amministratori locali del Partito Democratico, da cui avrebbe potuto emergere anche una candidatura autorevole e condivisa. Non si è visto neppure sul referendum, che per il nostro campo ha un evidente valore politico, né nei comuni della provincia dove tra poche settimane si voterà per le elezioni amministrative. Eppure proprio da queste scadenze avrebbe dovuto ripartire un lavoro politico serio, anche in vista delle sfide più grandi che attendono il centrosinistra nei prossimi anni: le elezioni amministrative del 2027 e, sullo sfondo, la prova decisiva delle elezioni politiche. A questo quadro si aggiunge un altro elemento che merita di essere letto con maggiore onestà. Il fatto che il candidato presidente Franz Caruso abbia ottenuto circa ottomila voti ponderati in più rispetto alle liste viene presentato da qualcuno come un dato positivo. In realtà è la dimostrazione del contrario. È il segno di liste deboli e squilibrate ma anche di un voto attraversato da trasversalismi in più direzioni, che riflettono tensioni politiche già presenti nei territori e nelle amministrazioni locali. A partire proprio dalla città capoluogo. Le difficoltà nella maggioranza guidata da Franz Caruso erano evidenti già prima della costruzione delle liste provinciali. Le dimissioni dal ruolo di capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale di Francesco Alimena lo dimostrano con chiarezza. Dimissioni che meritano rispetto e attenzione, anche per il lavoro serio e riconosciuto svolto da Alimena alla guida del gruppo consiliare del PD. Proprio per questo quella scelta non può essere archiviata come una vicenda personale ma come il segnale di un disagio politico più profondo. In questo contesto è difficile non vedere nelle elezioni provinciali anche il tentativo di utilizzare quella partita per riequilibrare dinamiche politiche interne alla città di Cosenza e proiettarle verso la futura sfida delle elezioni comunali. A rendere ancora più grave questa situazione è il modo in cui viene gestita la vita democratica del partito. Gli organismi statutari sono stati sistematicamente ignorati e mortificati. Assemblea provinciale e Direzione non sono state quasi mai convocate nonostante ripetute e formali richieste. La riunione improvvisata tenuta in federazione per discutere del voto provinciale – conclude Le Fosse – non può sostituire il confronto politico negli organismi dirigenti del partito. Proprio quegli organismi – Assemblea provinciale e Direzione – che avrebbero dovuto essere convocati prima per discutere e condividere le scelte sulle elezioni provinciali. La federazione più grande della Calabria non può essere gestita come un recinto chiuso né ridotta a un luogo dove le decisioni si prendono altrove. Dopo le dimissioni di Lettieri è indispensabile aprire finalmente una fase nuova. Restituire centralità agli organismi dirigenti, ricostruire il rapporto con i territori e riorganizzare il partito non è più rinviabile. È una responsabilità che riguarda anche il livello regionale del partito e il segretario Nicola Irto, il cui avallo alle scelte compiute nella fase delle elezioni provinciali non può restare senza una valutazione politica. Allo stesso modo il livello nazionale del Partito Democratico non può continuare a ignorare ciò che accade nella più grande federazione della Calabria. Un partito può anche essere difficile e conflittuale. Ma proprio per questo deve essere guidato con lavoro politico quotidiano, responsabilità e visione. Se questo lavoro non riparte subito, le sconfitte non saranno più una sorpresa. Saranno una conseguenza inevitabile».

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