Dai prezzi della “bianca” alle tappe in Campania. L’asse della droga Crotone-Napoli: «Sono andato a prendere 3 chili e mezzo di fumo»
La spola tra Isola Capo Rizzuto, Reggio Calabria e l’hinterland napoletano. Il viaggio, le soste mirate e le successive ammissioni al telefono

CROTONE Un controllo capillare del mercato degli stupefacenti, attraverso alleanze e contatti che andavano dalla Calabria, tra Crotone e Reggio, ma anche con organizzazioni straniere, come nel caso dei fornitori albanesi e l’eroina da Milano. L’inchiesta “Libeccio”, condotta dalla Dda di Catanzaro, scoperchia il motore operativo delle consorterie di Isola Capo Rizzuto, rivelando come i clan Arena, Manfredi e Nicoscia riuscissero a «impartire direttive strategiche» e gestire flussi di droga costanti.
Al centro di un capitolo chiave dell’ordinanza – dove emerge ancora una volta la figura di Pasquale Manfredi “Scarface”, capace di coordinare le operazioni di approvvigionamento dal carcere, e del suo fidato collaboratore Giuseppe Passalacqua – i due avrebbero gestito un canale di rifornimento di hashish sull’asse Napoli-Crotone nel giugno 2024. Un’operazione che i magistrati definiscono «provata» grazie all’incrocio tra tracciati Gps e conversazioni inequivocabili.
Le trattative
Conversazioni in cui emergono anche le trattative che i due portavano avanti con i fornitori. In particolare, in un passaggio, Manfredi segnalava di essersi sentito con un amico di Roma, il cui fratello si sarebbe rapportato con il Passalacqua per trasportare da Milano fino alla Calabria un imprecisato quantitativo di narcotico. Il Passalacqua affermava di non sapere nulla e di non aver preso accordi con terze persone, ma raccontava di aver discusso sul prezzo della cocaina quotata «a 35» (35mila euro al chilo), rilanciando con un’altra proposta: «manifestando la disponibilità ad acquisire partite di 20-30 chilogrammi» di hashish.
«Sono andato a prendere tre chili e mezzo di fumo»
Il viaggio, le soste mirate nelle piazze di spaccio campane e le successive ammissioni al telefono chiudono il cerchio, secondo l’accusa. In un dialogo intercettato l’11 giugno 2024, Giuseppe Passalacqua chiama Pasquale Manfredi per riferire l’esito del viaggio. Nonostante la prudenza di quest’ultimo, Passalacqua è esplicito: “Sono andato a prendere tre chili e mezzo di fumo!”, afferma Passalacqua. “Ah? Apposto?”, risponde Manfredi.
Secondo i magistrati, la reazione di Manfredi non è di sorpresa, ma di cautela: «Il Manfredi era edotto della situazione cercando di troncare subito il discorso prima ancora che il Passalacqua gli riferisse il dato, il che fa ritenere che i due fossero d’accordo a monte su questa operazione».
Il giallo della Fiat Panda: il “corriere fantasma”
L’analisi tecnica della Polizia Giudiziaria ha svelato un sofisticato sistema di elusione. Una Fiat Panda nera è stata monitorata per 48 ore attraverso il gps dell’assicurazione. Il veicolo ha fatto la spola tra Isola Capo Rizzuto, Reggio Calabria e l’hinterland napoletano: Crispano, Caivano, Frattamaggiore e Cardito.
Tuttavia, mentre l’auto sostava nel napoletano nel pomeriggio dell’11 giugno, il cellulare di Passalacqua agganciava una cella a Crotone. L’ordinanza chiarisce il sospetto degli inquirenti: «Era verosimile che alla guida dell’autovettura non ci fosse il prefato Passalacqua, bensì un terzo soggetto allo stato non meglio identificato che era stato incaricato di effettuare il viaggio alla volta della Provincia di Napoli».
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