Proteste, tentativi di suicidio, aggressioni, poco personale. Il carcere di Catanzaro sotto pressione
Circa 2000 eventi “critici” nell’ultimo anno: è uno dei dati emersi alla celebrazione dell’anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria

CATANZARO «Una giornata speciale che abbiamo voluto celebrare fuori dalle mura del penitenziario per dare risalto alla divisa, al lavoro che viene svolto dalla Polizia Penitenziaria». Così la direttrice del carcere di Catanzaro, Patrizia Delfino (nella foto in basso), alla cerimonia per il 209esimo anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria. Delfino sottolinea anzitutto che «la celebrazione non riguarda solo la storia del corpo di Polizia Penitenziaria, ma anche la valenza di questo corpo», con l’obiettivo di «far vedere tutte le attività e quello che viene svolto, le difficoltà operative all’interno dell’istituto». Il significato della ricorrenza, aggiunge, è «mettere in evidenza il poliziotto penitenziario: da un lato deve garantire la sicurezza, l’ordine, il rispetto delle leggi dello Stato, ma nello stesso tempo deve avere attenzione per l’uomo detenuto e per il recupero delle persone detenute, perché abbiamo un compito fondamentale, quello di fare sicurezza sociale», che si realizza – prosegue la direttrice Delfino – «solo se si riesce a restituire alla società delle persone diverse, che capiscono di aver sbagliato e si vogliono mettere sulla strada della legalità».

Le problematiche e le positività
Passando alle problematiche, Delfino evidenzia «tanti eventi critici, tanti problemi di persone con problematiche anche a livello psichiatrico», che rendono difficile il lavoro quotidiano. Nonostante ciò – sottolinea – «la Polizia Penitenziaria mette molta umanità nel lavoro che fa», anche se «quando ci sono questi soggetti tutti gli operatori hanno difficoltà a gestire queste situazioni». Per migliorare il clima interno, spiega, «cerchiamo con le attività trattamentali di creare un ambiente più sereno», pur riconoscendo che «le difficoltà ci sono». Una delle principali difficoltà riguarda «la carenza di personale, soprattutto nel ruolo degli ispettori», aggravata dall’aumento dei detenuti: «Oggi – sempre secondo Delfino – abbiamo circa 700 detenuti mentre i poliziotti sono neanche 400, quindi c’è un divario». Per questo diventa fondamentale creare attività, occasioni per le persone detenute per impegnare il tempo della carcerazione». Sul piano sanitario, invece, la direttrice del carcere di Catanzaro rivendica un punto di forza: «Abbiamo una buona area sanitaria… un centro clinico attrezzato… copertura H24 sia medica sia infermieristica, che rende l’istituto avvantaggiato rispetto ad altri in Calabria». Tuttavia, questo comporta anche l’arrivo di «tanti detenuti con problemi di salute e anche a livello psichiatrico», aumentando la complessità.
Sos suicidi in carcere
Infine il tema dei suicidi: a Catanzaro – precisa Delfino – «nel 2024-2025 non abbiamo avuto episodi, ma abbiamo registrato tentativi di suicidio», gestiti grazie all’intervento del personale. Il problema, conclude, riguarda soprattutto i soggetti più fragili: «Ci sono tanti detenuti tossicodipendenti, questi soggetti secondo me non devono stare in carcere, vanno portati nelle comunità». Tuttavia, «non sono semplici le comunità e neanche le strutture psichiatriche per poter gestire. Sono soggetti deboli che vanno aiutati e dobbiamo farcene carico tutta la società».
I dati
Infine, la testimonianza del comandante della Polizia penitenziaria di Catanzaro, Massimo Carnevale, che delinea il quadro della struttura: circa 700 detenuti a fronte di 372 unità di Polizia penitenziaria, di cui 40 donne, con una presenza media, nel 2025, di 662 reclusi su una capienza di 682 posti. Proseguendo con gli altri dati è emerso come il sistema resti, però, sotto pressione per i numerosi eventi critici: oltre 2.000 episodi tra proteste, autolesionismo e danneggiamenti, e 32 aggressioni registrate nell’ultimo anno. (a. c.)
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