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«La Casta non se ne è mai andata». Ranucci a Cosenza tra «l’assalto» alla magistratura e «il piano del nuovo ordine mondiale»

Il conduttore di Report: «C’è stato un momento di latenza dopo Tangentopoli ma la casta ha subito fatto sentire la sua voce»

Pubblicato il: 20/03/2026 – 16:19
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«La Casta non se ne è mai andata». Ranucci a Cosenza tra «l’assalto» alla magistratura e «il piano del nuovo ordine mondiale»

COSENZA Un lungo approfondimento che parte dalla prima pagina firmata da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, impegnati ormai quasi vent’anni fa a raccontare la “Casta” nell’omonimo libro, e arriva ad oggi all’ultima fatica letteraria di Sigfrido Ranucci, giornalista e scrittore che torna in libreria dopo “il successo “La Scelta“. Il tema del nuovo lavoro “Il ritorno della casta” è legato al potere, perché come sottolinea Ranucci – al Corriere della Calabria – «la casta non è tornata, semplicemente non è mai andata via». Al conduttore di Report, chiediamo una breve pausa dall’intensa e frenetica attività di firma copie: una fila chilometrica di lettori e appassionati di giornalismo di inchiesta affolla una libreria nel centro di Cosenza. Poche ore dopo, Ranucci sarà protagonista in un teatro Rendano sold out, dello spettacolo “Diario di un Trapezista”. Ma torniamo al libro e alla Casta. «Il libro sta andando bene, non raggiungerà sicuramente il numero di quel capolavoro perché Stella e Rizzo sono dei fenomeni del giornalismo», esordisce Sigfrido. «C’è stato un momento di latenza dopo Tangentopoli – aggiunge – ma la casta ha subito fatto sentire la sua voce. Ho messo insieme solamente i pezzi di un puzzle e la figura che appare al termine del mosaico è quella di un mostro». Nel testo, «è contenuta la storia di tutti i tentativi che ha messo in atto la casta, non solo, anche le azioni», d’altro canto «casta significa pura, intoccabile, e questo vuole essere».
Ma c’è una novità sostanziale nel nuovo libro di Ranucci, e non è di poco conto. «Ho dedicato ampio spazio ad una dimensione internazionale, perché l’assalto alla magistratura che sta avvenendo in questi ultimi anni risponde al piano del nuovo ordine mondiale e spiego anche il perché con dovizia di particolari». L’attualità, se si pensa al giornalismo riporta alle difficoltà di un mestiere che non conosce sosta, che spesso conduce a percorrere sentieri ad ostacoli alla ostinata e costante ricerca della notizia e della verità. Una vita quella del cronista segnata, come nel caso di Ranucci, da querele temerarie, minacce velate e intimidazioni. L’ultima aggressione in ordine di tempo riguarda due professionisti della squadra di Report, Giulia Innocenzi e Giovanni De Faveri, aggrediti a sprangate nel corso di una inchiesta in veneto. «Per fortuna nessuno si è fatto male, è stata spaccata una telecamera con una spranga di ferro, questo è sempre doloroso ma fa capire quanto sia non tollerata la verità in questo Paese». Nessun passo indietro, non si molla perché – come dice Ranucci – «è giusto sia così, la gente si aspetta da noi che continuiamo a fare il nostro dovere, a prescindere da tutti». (f.b.)

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