Dopo l’ultima alluvione in Calabria. Capire e riflettere prima che arrivi il prossimo ciclone
Dobbiamo convivere con monsoni e tornado e la resilienza non può essere passiva ma necessita di rivoluzioni culturali e politiche

Come il celebre scrittore guardo le notizie sul nostro Corriere e cerco di capire e riflettere inseguendo un rapporto tra me e la realtà da trasmettere al lettore di questa rubrica. In 48 ore, su centinaia di località della Calabria sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia e, su alcuni comuni, le somme dicono 200 fino ad arrivare ai Guinness registrati a Cotronei (mm. 308), a San Sostene e Santa Cristina d’Aspromonte (oltre mm. 350!). Molte fiumare sono tracimate, allagando strade e centri abitati dove la popolazione a rischio era stata precauzionalmente allontanata. Dai tempi di Corrado Alvaro almeno questo è cambiato. Il resto è peggiorato. Siamo rimasti calabresi dello sfasciume pendulo. Dobbiamo convivere con monsoni e tornado e la resilienza non può essere passiva ma necessita di rivoluzioni culturali e politiche che non riesco a percepire. Nuovi lidi distrutti a San Lucido e la Fiera di San Giuseppe a Cosenza si è trasformata in disastro per i poveri bancarellari.

È venuto dalle nostre parti il buon Bonelli, figlio di carabiniere e leader verde d’opposizione. Ha incontrato i sindaci dei paesi colpiti dall’ultimo diluvio biblico. Presenterà un’interpellanza in Parlamento che è almeno una testimonianza e un impegno. Nella Piana di Sibari negli ultimi 13 anni si sono registrate 27 esondazioni. Per 27 volte fiumare e torrenti sono usciti dall’alveo. Una rassegnazione atavica non ha posto rimedi, rallentamenti, inversioni decisive. In una delle aree più floride dell’economia calabra non si cercano mai soluzioni strutturali. Il professore Paolo Veltri, autorevole docente dell’Unical, in una rubrica del Tg3 nazionale ha dato notizie che non possono essere dimenticate.
Alla diga di Tarsia non sarebbero state avviate le procedure e i protocolli previsti quando si verifica la piena. Le paratie sono rimaste chiuse. Considerato che in tv a dire queste notizie non è andato un qualunque scappato di casa, sarebbe il caso di informare cittadini e mass media se qualcosa non ha funzionato. Immaginiamo che alla Procura competente di Castrovillari abbiano aperto un fascicolo, considerato che ancora esiste l’obbligatorietà dell’azione penale. Una Procura con molti indagati in passato su questi reati ma i processi durano anni e le questioni poi si dimenticano.
A Stilo la sorte ha retto bene, poteva andare molto peggio. Automobili seppellite dai detriti, abitanti bloccati in casa e ha rischiato danni anche quel gioiello della Cattolica che dovremmo proteggere meglio come tante meraviglie di Calabria esposte da sempre alle “trupie” che con i nuovi cicloni hanno a che fare.
Smottamenti a Benestare che tradiscono il toponimo del paese, paura a Montebello. Rischiamo che aumenti ancora lo spopolamento per la paura di vedere le case ridotte a macerie e che sempre più le automobili si trasformino in fisarmoniche di lamiere.
A Bagnara Calabra hanno riaperto la provinciale chiusa per paura e prosegue l’installazione di reti paramassi sul costone. Bisognerebbe avvolgerla tutta la Calabria con una rete paramassi infinita per proteggerla da Giove pluvio e dall’incuria degli uomini. Anche a Crosia è andata male e poteva andare anche peggio. Qui contiamo 80 persone sfollate che non hanno al momento le loro case. Scantinati invasi dal fango e immagini terribili ci hanno mostrato come si staccano pezzi di montagna quando la pioggia battente non si ferma. I volontari della Caritas sono arrivati tra i primi a portare soccorso a chi ha perso tutto o quasi. Pensieri terribili per questa atavica condizione di aspettare la prossima catastrofe, convivere con la nuova apocalisse prossima ventura.
Non è mancato il solito sottosegretario che ci ha ricordato che intervenire prima del disastro costa meno della ricostruzione del dopo. Consigliamo di andarlo a dire al prossimo Consiglio dei ministri sbattendo i pugni sul grande tavolo di Palazzo Chigi. Il sindaco di Rossano-Corigliano Stasi dice invece che per interi apparati regionali “le pagine del vocabolario con le parole prevenzione e presidio le hanno strappate via”. Il presidente Occhiuto ancora alle prese con i danni dei precedenti tifoni ora deve aggiungere quelli nuovi. Sperando non ne arrivino altri. Intanto ha fatto polemica Gratteri a distanza prendendo spunto dal referendum: “Io devo chiedere scusa ai calabresi o a chi non spende i soldi nemmeno per arginare le fiumare, che ogni volta che piove due giorni di seguito ci sono danni in Calabria incredibili?”. Al di fuori dalla mischia io vi dico non fate sommergere la Calabria dalle frane e dalle acque. Salviamola dal dissesto geologico e dal cambiamento climatico. (redazione@corrierecal.it)
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