“Il dono di resistere” in una Calabria aspra e profondamente evocativa
Nel nuovo romanzo di Paola Curia, la scrittura attraversa il dolore e lo trasforma, dando voce a due anime ferite in cerca di salvezza

Con “Il dono”, edito da Scatole Parlanti, Paola Curia, ospite della decima puntata di “Un libro tira l’altro” compie un passaggio significativo nel proprio percorso letterario. Dopo una formazione scientifica, la scrittura si impone come scelta esistenziale, divenendo la strada maestra attraverso cui interpretare il mondo e sé stessa. Pur avendo dedicato gran parte della sua produzione alla letteratura per l’infanzia, in questo romanzo l’autrice compie un evidente salto di qualità, approdando a una narrazione più complessa, intensa e stratificata. La sua visione della scrittura emerge con forza nelle parole: “Quindi scrivo, che poi passa quel senso di abbandono al cui calore stendo il mio pensiero fisso, lo costringo a lasciarsi corteggiare da quel vento di ossessione che mi ha preso per davvero. Ed io scrivo, che mi passa”. È una dichiarazione poetica e insieme necessaria, che illumina l’intero romanzo: scrivere diventa un atto salvifico, un modo per attraversare il dolore e trasformarlo. Ambientato in una Calabria aspra e profondamente evocativa, Il dono racconta la storia di Michele, giovane segnato da una vita familiare difficile, e di Maria Luce, ragazza fragile, cresciuta in un contesto apparentemente opposto ma altrettanto segnato da carenze affettive. Il loro incontro diventa il cuore pulsante del romanzo: un legame che si nutre di silenzi, desideri e bisogno reciproco di salvezza.
Curia affronta con grande sensibilità due forme di violenza profondamente diverse ma ugualmente devastanti. Da un lato, quella esplicita e brutale del padre di Michele, figura dominata da durezza e assenza di compassione – “lui non conosce pietà, non ci aiuterà mai” – che imprime nel protagonista un senso di oppressione e paura. Dall’altro, la violenza più sottile e silenziosa dell’anaffettività della madre di Maria Luce, incapace di offrire amore e calore umano. Due modalità opposte che convergono in un unico esito: la sofferenza profonda dei figli, privati di un equilibrio emotivo fondamentale. La scrittura di Curia è densa, evocativa, capace di restituire paesaggi interiori e naturali con la stessa intensità. Il contesto rurale non è semplice sfondo, ma diventa spazio simbolico in cui si intrecciano vita, morte e destino. La dimensione quasi magica che attraversa il racconto – fatta di premonizioni, visioni e mistero – contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, in cui il reale e l’invisibile si toccano. Il dono è un romanzo di formazione doloroso e poetico, che indaga il peso delle ferite familiari e, al tempo stesso, la possibilità di una redenzione. Un’opera che segna una maturazione importante per Paola Curia e che conferma la sua capacità di raccontare, con autenticità, le fragilità dell’animo umano.
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