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Allerta eventi estremi

Calabria nel mirino della crisi climatica nel Mediterraneo

97 eventi estremi in dieci anni confermano che la regione è uno degli hotspot più vulnerabili al riscaldamento globale. Urgono interventi immediati

Pubblicato il: 23/03/2026 – 11:39
di Clemente Angotti
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Calabria nel mirino della crisi climatica nel Mediterraneo

Calabria ostaggio dei cambiamenti climatici? Certo è che la frequenza e l’intensità degli eventi estremi che si sono susseguiti sul territorio nell’ultimo periodo autorizzano legittimamente a porsi interrogativi di tale fatta. In una regione, indicata dagli esperti come uno degli hotspot del riscaldamento globale, è ormai obbligatorio rifarsi al quadro utilizzato dagli esperti per dare conto di fenomeni diventati pericolosamente più frequenti e la cui forza distruttrice, fino a pochi decenni fa, era osservata solo in corrispondenza di circostanze ritenute eccezionali.
E allora, così solo per avere un’idea del quadro che si sta delineando, è bene non perdere di vista i contenuti dei report che autorevoli istituzioni del settore hanno da tempo elaborato per metterci in guardia, rammentando che tra il 2010 e l’inizio del 2026, nella regione, sono stati censiti 115 eventi meteo estremi. Di questi, 97 si sono verificati nel decennio 2015–2025, dando luogo a una condizione che non può più essere catalogata come semplice maltempo ma che va inquadrata al pari di una vera e propria crisi climatica.
Non per un caso, del resto, proprio il bacino del nostro Mediterraneo nel suo complesso si caratterizza come uno dei bersagli privilegiati delle ripercussioni negative di questa inedita tendenza di cui si avvertono chiare le prime avvisaglie. A rendere concrete le previsioni e i timori più volte prefigurati da schiere di meteorologi e climatologi, sono del resto le conseguenze che hanno prodotto gli esiti della serie di cicloni che, dall’inizio del nuovo anno, si sono abbattuti sulla regione con il loro carico di piogge torrenziali in grado di allagare intere aree urbane e mettere in ginocchio attività produttive, determinando non solo frane e smottamenti di terreno ma anche provocando mareggiate capaci di spazzare via chilometri e chilometri di lungomare e infrastrutture strategiche e venti di particolare potenza devastatrice. Insomma, un quadro tutt’altro che confortante che con urgenza rimanda all’individuazione di interventi celeri allo scopo di trovare soluzioni utili a mitigare effetti di cui ancora non comprendiamo appieno le proporzioni. A fronte di tutto questo, però, da parte di chi governa a tutti i livelli, si tarda ad agire in termini di prevenzione, attività che resta ancora oggi perlopiù sconosciuta e, di certo, poco praticata.
È passato un mese o poco più dal succedersi, a ripetizione, di eventi come il micidiale Harry, Ulrike o Nils e Pedro che già la regione – intesa non solo in termini geografici ma anche istituzionali – si è trovata a fare i conti con l’ultimo ma non meno distruttivo fenomeno arrivato in ordine di tempo, Jolina, responsabile di avere scaricato sulla Calabria quantitativi considerevoli di pioggia, ponendo le condizioni per ulteriori drammatiche emergenze. Conseguenze pesanti che, dopo essersi sommate ai danni registrati solo poche settimane prima, hanno finito per aggravare la situazione già critica lasciata in eredità dai precedenti episodi alluvionali. Abbiamo assistito, così, allo sgranarsi di un rosario di episodi estremi scanditi dal passaggio di perturbazioni che hanno colpito entrambi i versanti e le aree interne montuose. Le precipitazioni sono state diffuse e persistenti e, in diverse zone, hanno superato livelli molto elevati nel giro di pochi giorni, andando ad aggravare gli eccessi di pioggia ancora non assorbita dal suolo. E a quanto pare, stando a ciò che ha dichiarato il presidente della Regione Roberto Occhiuto pochi giorni fa in quel di Crotone, non è affatto finita. “Purtroppo fino ad aprile – ha sostenuto il governatore calabrese – saremo esposti a eventi del genere. Siamo molto preoccupati perché il terreno ha assorbito molte piogge nelle settimane passate. Quando piove così tanto, a volte 100 o 200 millimetri in un’ora, precipitazioni che prima si registravano in mesi, si possono generare frane, smottamenti e rottura di argini”.
È chiaro che prevenzione e adattamento strutturale, come si raccomanda da più parti, rappresentano, a questo punto, imprescindibili contromisure da adottare per tentare di porre un argine a manifestazioni di accresciuta severità che minacciano di riproporsi con sempre maggiore frequenza nel futuro. È inderogabile, dinanzi a rischi così inediti, concentrare risorse finanziarie e sforzi operativi per opporre una strategia efficace alle imprevedibili convulsioni di un clima sempre più dominato dai cambiamenti repentini cui siamo ormai costretti ad assistere. La natura geomorfologica della Calabria – continuano intanto ad ammonire gli esperti – aggiunta alle caratteristiche di un Mediterraneo sempre più caldo e, per questo, fonte di combustibile a disposizione delle perturbazioni che colpiscono la regione, finisce per agevolare la formazione di fenomeni atmosferici di sempre maggiore intensità e forieri di distruzione. E chi ha orecchie, soprattutto politiche e istituzionali, per intendere, intenda. (redazione@corrierecal.it)

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