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Paradosso calabrese: Domenico Berardi, il talento raro snobbato dal ct Gattuso

In una Nazionale italiana che pecca in qualità, sorprende la mancata convocazione dell’esterno del Sassuolo, tra i più continui e decisivi della serie A

Pubblicato il: 24/03/2026 – 10:45
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Paradosso calabrese: Domenico Berardi, il talento raro snobbato dal ct Gattuso

C’è qualcosa di profondamente italiano – nel bene e nel male – nella storia recente di Domenico Berardi. Un talento limpido, continuo, mai davvero celebrato fino in fondo. Anzi, spesso criticato dai tifosi dei grandi club (come se i calciatori italiani di Juve, Milan, Inter, Napoli e Roma fossero di livello superiore). Un talento oggi, paradossalmente, persino ignorato. Già, ignorato. Perché mentre si discute animatamente delle scelte di Gennaro Gattuso – calabrese anche lui, figlio della stessa terra aspra e orgogliosa – il nome di Berardi scivola via, quasi non fosse materia di dibattito. Eppure lo è. Eccome se lo è.
In un’Italia che lamenta carenza di estro, imprevedibilità e qualità negli ultimi trenta metri, lascia perplessi l’assenza dell’esterno del Sassuolo dalle convocazioni per due le gare decisive verso il Mondiale. Un’assenza che pesa più per ciò che rappresenta che per ciò che manca: la rinuncia a un’idea di calcio.
Si è parlato tanto del ritorno di Federico Chiesa, richiamato nonostante una condizione lontana dai giorni migliori e poi costretto a rientrare per infortunio. Si è discusso delle esclusioni di Nicolò Zaniolo e Federico Bernardeschi. Ma su Berardi, silenzio quasi totale. Un silenzio che sorprende.
Eppure i numeri, nel calcio, hanno ancora un peso. Anche quando non fanno rumore. Nonostante uno stop di due mesi in questa stagione (preceduto da quello, più lungo, della stagione precedente), Berardi ha già messo insieme 7 gol e 4 assist in stagione. L’ultimo acuto? Il passaggio vincente contro la Juventus, non esattamente una vittima qualunque. Ma il dato che più impressiona è un altro: dalla sua prima stagione in serie A (2013/14), è il giocatore con più assist nella competizione (82) e anche in trasferta (46). Non una fiammata, ma una costanza quasi scientifica. E poi c’è la storia recente: con la doppietta all’Hellas Verona del febbraio 2026, Berardi ha raggiunto quota 129 gol in serie A, superando due icone come Gianni Rivera e Andriy Shevchenko. Non esattamente comprimari.
E allora viene da chiedersi: cosa manca davvero a Berardi?
Forse il fascino mediatico, forse il passaggio in una big mai concretizzato, forse quella narrativa epica che spesso accompagna altri profili. O forse, più semplicemente, paga l’essere sempre stato “lì”, a Sassuolo e non in una big, quindi fedele a sé stesso, senza clamore. Il paradosso è tutto qui: mentre si cercano soluzioni, si lascia fuori una certezza.
E lui? Nessuna polemica
, nessuna stoccata.
«
L’azzurro ce l’ho sempre nel cuore, in bocca al Lupo Italia», ha detto. Parole semplici, quasi d’altri tempi.
Campione d’Europa, da protagonista, con l’Italia di Roberto Mancini nel 2021, Berardi resta lì, sospeso tra merito e dimenticanza
. Un talento che non alza la voce, ma che continua a farsi sentire ogni domenica nel modo più difficile: giocando a pallone senza mai passare inosservato. E forse è proprio questo il punto. In un calcio che ama il rumore privo di contenuti, Berardi continua a scegliere il suono più raro: quello della sostanza. (fra.vel.)

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