Referendum, la riforma della giustizia naufraga
Il voto strumentalizzato da politica e magistratura lascia i cittadini senza risposte

L’alta affluenza è il dato più evidente. Segnale positivo, certamente. Però é da considerare che molti hanno votato NO solo per paura che venisse toccata la Costituzione e non ritorneranno molto probabilmente a votare alle politiche.
Questa è la vera natura del voto. Il centrosinistra non ha guadagnato consenso. Al massimo ne ha perso Meloni. Ma voto referendario e voto politico sono mondi diversi. Eppure oggi tutti si sbracciano per intestarsi la vittoria, anche alle nostre latitudini.
In realtà, c’è poco da festeggiare. Abbiamo perso un’occasione storica. La responsabilità è chiara: la destra ha condotto una propaganda confusa e piena di argomenti che non avevano attinenza. La sinistra ha trasformato il referendum in uno scontro politico contro il governo Meloni, iniziando a parlare di elezioni già ieri pomeriggio. Nessun rispetto per oltre 12 milioni di italiani che chiedono una giustizia più giusta. Nessuna parola sugli errori giudiziari, sulle detenzioni ingiuste, sulle distorsioni del sistema o sugli scandali delle correnti. Tutto sparito.
La verità è che della giustizia non importava e non importa a nessuno. Si sarebbe potuto votare su qualsiasi cosa. L’obiettivo era solo punire il governo, cogliendo la palla al balzo per fare prove generali di un campo largo che resta sgangherato, a scapito dei cittadini che si erano mobilitati per difendere la Costituzione. Noi – tecnici, avvocati, magistrati, professori, radicali, socialisti e parte della sinistra – volevamo la riforma. Giusta. Necessaria. Progressista. Ma purtroppo eravamo in pessima compagnia. Mai noi avvocati penalisti avremmo sostenuto qualcosa che minacciasse il ruolo del giudice terzo e imparziale o lo Stato liberale. Abbiamo cercato di riportare il dibattito sul merito, spiegando concretamente come la riforma rispettasse la Costituzione.
Ma non è servito. Abbiamo perso tutti. Gli unici a vincere? Pare di capire, alcuni magistrati del NO. Hanno festeggiato come un partito politico, con cori infantili contro le istituzioni, e continuano a postare online messaggi sconcertanti, offensivi e minacciosi verso noi avvocati e magistrati schierati con il sì.
È preoccupante. Perchè dimostra che una parte della magistratura, per fortuna non tutta, è politicizzata, priva di equilibrio e autocontrollo. Ed è anche capace di muovere voti e di bloccare riforme fondamentali. Non a caso, dalla riforma delle misure cautelari al sistema carcerario, a seguito di questo disastro di cui tutti sono responsabili, tutto resta congelato. Ancora una volta, a danno dei cittadini.
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