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l’analisi

«Perché la vittoria del no al referendum è (anche) una buona notizia per la Calabria»

Alecci: ora auspico lo stop definitivo alla riforma dell’autonomia differenziata

Pubblicato il: 26/03/2026 – 15:50
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«Perché la vittoria del no al referendum è (anche) una buona notizia per la Calabria»

LAMEZIA TERME «Chi vuole stravolgere la Costituzione in maniera frettolosa e unilaterale si brucia: è questa la lezione che il Paese ha impartito al Governo di Centrodestra. La vittoria del “no” con questa grande affluenza alle urne e un divario di quasi dieci punti percentuali evidenzia quanto gli italiani siano legati ai principi della propria carta costituzionale, con i giovani “nuovi” protagonisti dello scenario elettorale. Il voto del referendum ha certificato la vitalità democratica del Paese. Dopo anni di disaffezione milioni di cittadini hanno voluto riaffermare che le riforme vanno costruite insieme, non imposte dall’alto. È il segnale di un’Italia che non si arrende al populismo istituzionale, che riscopre il valore della partecipazione. La premier Meloni ha incassato una sonora sconfitta e i tentennamenti e la confusione di questi giorni, tra dimissioni e confronti accesi, dimostrano una grande incertezza sulle prossime mosse in vista anche delle elezioni politiche previste per il 2027». Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd alla Regione, Ernesto Alecci. «Rimane, dunque, (forse) poco più di un anno al Centrodestra per riorganizzarsi dopo questa sconfitta e le incognite sono davvero tante. Ma con una certezza: d’ora in avanti – aggiunge Alecci – gli esponenti del Governo misureranno con molta più attenzione le iniziative e i tentativi di portare a compimento alcune delle riforme promesse al loro elettorato. Il referendum ha dimostrato che le fughe solitarie in avanti non portano bene. Sarà difficile, ad esempio, portare avanti la riforma della legge elettorale, che verrà letta per quello che è, una “furbata” per provare a blindare il potere della maggioranza. Cambiare le regole del voto a poco più di un anno dalle elezioni sarebbe un atto scorretto, oltre che politicamente inaccettabile. Così come sarà certamente difficile, se non impossibile, continuare a spingere sula riforma dell’autonomia differenziata. La valanga di “No” giunti dal meridione d’Italia suoneranno come un forte campanello d’allarme. E c’è un dato politico che non può essere ignorato: le uniche Regioni nelle quali ha prevalso il “Sì” sono Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, cioè proprio i territori che più hanno promosso e sostenuto l’autonomia differenziata. Non è un caso, ma il segnale evidente di una frattura territoriale e politica che il Governo farebbe bene a non sottovalutare. Il Governo ha voltato le spalle alle regioni meridionali e ha perso. Il Sud, in maniera compatta e determinata, ha scelto la Costituzione, si è schierato contro qualsiasi tentativo di stravolgerne principi e valori. Il “No” espresso qualche giorno fa è stato anche un “Sì” alla dignità del Sud. Ecco perché questo voto rappresenta anche una buona notizia per la Calabria. Perché rafforza la battaglia di chi, come noi, si oppone a una riforma sbagliata, divisiva e pericolosa come l’autonomia differenziata. Una riforma che, se portata avanti, finirebbe per penalizzare ulteriormente i cittadini calabresi su sanità, scuola, trasporti e servizi essenziali. Per questo credo sia difficile che venga ripetuto l’errore di provare a portare avanti nei prossimi mesi una riforma sciagurata, nordista e secessionista. L’eco dei “No” che abbiamo gridato nelle piazze, tra la gente, nei circoli e infine nelle urne, non si spegne. Secondo Alecci «ora, però, serve trasformare quel “No” in un impegno positivo. Dalla Calabria e dal Sud può partire una nuova stagione politica fondata su coesione, equità e responsabilità istituzionale. Non per rallentare l’Italia, come qualcuno ha provato ad insinuare, ma per unirla davvero, investendo su sanità territoriale, formazione, transizione energetica e infrastrutture sostenibili. La vittoria del “No” è dunque anche la vittoria di una Calabria che vuole contare, partecipare e costruire il proprio futuro dentro un’Italia più giusta. Noi rimaniamo mobilitati».

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