Endometriosi, in Italia colpite 3 milioni di donne: oltre 7 anni per la diagnosi
«Endometriosi non significa più rinunciare alla maternità»

L’endometriosi, patologia cronica e infiammatoria che in Italia riguarda oltre 3 milioni di donne, nel 30-40% dei casi è associata a problemi di fertilità. Con le tecniche di Procreazione medicalmente assistita sono spesso risolvibili, a patto di evitare che la diagnosi arrivi troppo tardi, come spesso ancora oggi accade. In media possono trascorrere dai 5 agli 8 anni prima di arrivare a una diagnosi corretta. Lo sottolinea, in occasione della Giornata mondiale dell’endometriosi, la Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru). Se in passato la diagnosi di endometriosi era spesso associata a infertilità, oggi lo scenario è cambiato. Le tecniche di Procreazione medicalmente assistita grazie a un maggiore controllo delle fasi di fecondazione e impianto dell’embrione, riducono l’impatto negativo dell’endometriosi sulla fertilità.
«Il vero problema oggi non è solo la malattia in sé, ma il tempo che passa prima di riconoscerla – spiega Antonino Guglielmino, fondatore della Siru – Un ritardo che può compromettere significativamente la fertilità e la qualità di vita delle pazienti». Le evidenze più recenti confermano l’efficacia della Pma nel trattamento dell’infertilità associata all’endometriosi, anche in assenza di un precedente intervento chirurgico. Inoltre, in casi selezionati, è possibile adottare strategie di preservazione della fertilità, come la crioconservazione dei gameti, prima di eventuali interventi chirurgici a carico delle ovaie, al fine di tutelare il potenziale riproduttivo della paziente. «Endometriosi non significa più rinunciare alla maternità», sottolinea Edgardo Somigliana, direttore Pronto Soccorso Ostetrico – Ginecologico e Pma del Policlinico di Milano. “Grazie ai progressi della medicina della riproduzione, possiamo offrire percorsi personalizzati ed efficaci, ma è fondamentale intervenire precocemente”.