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Sfida nel capoluogo

Referendum e amministrative, l’eccezione Reggio e la sfida di maggio

Nel Reggino il Sì al referendum va contro il trend calabrese e meridionale. E adesso il dato politico si intreccia con la corsa a Palazzo San Giorgio

Pubblicato il: 28/03/2026 – 16:15
di Clemente Angotti
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Referendum e amministrative, l’eccezione Reggio e la sfida di maggio

Nella Calabria che a maggioranza si esprime per il No al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, spicca l’eccezione della città metropolitana di Reggio Calabria, dove al contrario, nelle urne, prevalgono i Sì. In un Mezzogiorno che complessivamente respinge, con un margine non risicato, la ‘scommessa’ di cambiamento di Meloni e Nordio, si distingue così, in controtendenza, proprio il voto della provincia più meridionale dello Stivale, il cui capoluogo tra poco meno di due mesi tornerà alle urne per scegliere il proprio sindaco e rinnovare il Consiglio comunale.
Un pronunciamento chiaro, seppure localizzato, quello espresso dagli elettori recatisi alle urne il 22 e 23 marzo, che non solo inverte il trend nazionale, e quello dell’intero Sud, ma spiazza anche le altre quattro realtà territoriali calabresi, tutte a maggioranza contrarie, regalando l’unico risultato positivo su scala regionale ai propugnatori della modifica dell’assetto della magistratura. Un risultato forse non del tutto imprevisto né imprevedibile — se si tiene conto dello scarso coinvolgimento che ha accompagnato il voto anche nella regione — quel 53,10% conseguito nel Reggino, che conferma, al momento, questa importante porzione di territorio come la più fedele custode e depositaria, in Calabria, del pensiero e dell’azione del centrodestra di governo a Roma. Affermazione ottenuta su base provinciale che, a ben guardare, non trova uguale rispondenza se si fa riferimento alle 196 sezioni elettorali del capoluogo, Reggio, dove il Sì riesce a prevalere con un differenziale più ridotto, pari all’1%, raccogliendo comunque 35.880 voti, il 50,81% dei consensi, contro i 34.741 del No, pari al 49,19%.
A conti fatti, è plausibile ritenere che se altrove, nel Sud del Paese, come attestano gli esperti dei flussi elettorali, oltre alla spiccata politicizzazione della sfida referendaria, accentuatasi in modo più deciso nelle ultime settimane, ha avuto un ruolo non secondario anche il malcontento per un quadro socioeconomico in peggioramento, nel Reggino evidentemente le cose hanno preso una piega differente. In particolare, è del tutto ragionevole ritenere che l’esito favorevole ai sostenitori della riforma a livello di provincia, o di città metropolitana che dir si voglia, possa essere in buona parte ascritto alla mobilitazione della ormai consolidata macchina da guerra che fa capo al deputato e coordinatore regionale di Forza Italia, Francesco Cannizzaro. Il cui peso elettorale si era potuto avvertire distintamente anche in altre circostanze specifiche, non ultima quella delle regionali di ottobre concluse con il bis del centrodestra guidato da Roberto Occhiuto. A questo punto, dopo che lo stesso Cannizzaro ha ufficializzato via social le sue intenzioni — già nello scorso ottobre, in realtà, aveva dichiarato di essere pronto a indossare la maglia amaranto per scendere in campo per amore della sua città, incassando l’endorsement di Occhiuto — potrebbe essere interessante chiedersi quanto e come peserà il verdetto referendario sull’appuntamento amministrativo in programma il prossimo maggio.
Il quadro, quando mancano poco meno di due mesi alla scadenza elettorale, comincia del resto a delinearsi con nettezza. E se da una parte, facendo riferimento ai due blocchi politici principali, c’è una coalizione di centrodestra — vieppiù rafforzata dalla candidatura del coordinatore regionale di Forza Italia — che ostenta unità e compattezza e che si fa forte anche della sintonia con la maggioranza alla Regione, essendo ormai consolidato il tandem Cannizzaro-Occhiuto, dall’altra fa da contraltare la proposta della coalizione progressista. Dopo le turbolenze e le polemiche interne al Pd seguite, in sede locale, ai risultati delle elezioni regionali d’autunno, che avevano fatto temere il peggio, pare infatti che sia stata trovata la quadra con la celebrazione delle primarie, da cui è scaturito il nome del candidato sindaco Domenico Battaglia, attuale facente funzioni e figlio di Pietro Battaglia, il sindaco della rivolta per il capoluogo.
Altri aspiranti sindaci sono o saranno della partita, a capo di formazioni civiche e non solo. Ma, ormai, le danze sono aperte.

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