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l’intervista

Referendum, Occhiuto: «In Calabria non bene. Il centrodestra sia più smart anche sui diritti civili»

Il governatore a Sky Tg24: «Brutta campagna, abbiamo sottovalutato il voto. Ora dobbiamo riconciliarci con l’elettorato giovanile»

Pubblicato il: 30/03/2026 – 10:51
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Referendum, Occhiuto: «In Calabria non bene. Il centrodestra sia più smart anche sui diritti civili»

CATANZARO «In Calabria le cose non sono andate bene, come ci aspettavamo, ma gli elettori non sono dei pacchi che si spostano da una parte all’altra. Io ho vinto le elezioni, qualche mese prima, ma ogni elezione ha una storia a sé. Le ho vinte perché ho proposto ai calabresi la mia leadership, delle cose che avevo fatto in quattro anni di governo e altre che volevo fare». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, intervenendo a Sky TG24 a proposito dell’esito referendario. «E’ stata una brutta campagna elettorale quella per il referendum. Forse – ha proseguito – eravamo tutti convinti che l’avremmo vinta facilmente, qualche mese fa, perché avevamo fatto una riforma che serviva a rendere più indipendente la magistratura, diventata una corporazione a causa delle correnti. Alla fine della campagna elettorale, soprattutto nelle ultime settimane, è sembrato uno scontro tra due corporazioni: quella dei magistrati e quella dei politici, soprattutto quelli di governo». «Si è aggiunto – è l’analisi di Occhiuto – a chi ha votato nel merito della riforma il voto dell’antipolitica. Il no ha avuto più voti, e non è un caso, nelle Regioni dove qualche anno fa l’antipolitica aveva ottenuto la maggior parte dei voti. Tante preferenze per il no anche da parte dei giovani. Questo dobbiamo chiederci ed essere interessati a riconciliarci con una parte dell’elettorato giovanile, che ha bisogno di essere maggiormente rappresentato dal centrodestra». «Credo che sia necessario utilizzare questo anno per fare davvero quello che occorre per recuperare un po’ del dissenso che abbiamo respirato in queste ultime settimane. Parlavo prima dei giovani. Pensiamo se, in quest’ultimo anno, noi costruissimo delle politiche fiscali orientate ai giovani, se costruissimo delle politiche più orientate all’innovazione e allo sviluppo delle start-up», ha aggiunto Occhiuto. «Faccio un esempio: molti si lamentano del fatto che le start-up nascano e proliferino di più negli Stati Uniti. Ma le start-up hanno una grande possibilità di fallire. Se un giovane fallisce negli Stati Uniti ha una seconda occasione, se un giovane fallisce in Italia è nella black list delle banche a vita. Noi dovremmo occuparci di queste cose, dovremmo tentare di costruire anche meccanismi che retribuiscano meglio i giovani che vogliono rimanere in Italia perché molti giovani stanno abbandonando questo Paese. Io nella mia regione, per esempio, sto pensando al reddito di merito per i giovani che frequentano con merito le università calabresi. E poi c’è tutto il tema dei diritti civili. Molti giovani hanno votato contro il centrodestra perché, per esempio, sul tema dei diritti civili hanno una idea del centrodestra come di una coalizione reazionaria. Noi dovremmo avere il coraggio invece di animare un dibattito che ci faccia percepire come più smart, più innovativi, pur senza rinunciare a quelli che sono i valori fondanti del centrodestra nazionale», ha affermato il governatore. 

«Più ansia per le idee e meno per tessere e congressi»

Su Forza Italia: «La riflessione su come Forza Italia debba pensare al suo futuro era già iniziata prima del referendum; poi è chiaro che il referendum ha assopito ogni discussione su questo tema perché era giusto combattere tutti insieme una battaglia comune, identitaria per Forza Italia. Forza Italia è stata la più grande innovazione della politica negli ultimi anni, quando Berlusconi l’ha creata. Da tempo ci si chiede come possa continuare ad essere un partito capace di innovare il centrodestra – ha proseguito Occhiuto -. Non è in discussione Tajani. Io vedo che ogni volta che si parla di discussioni all’interno di Forza Italia è come se si mettesse in discussione Tajani. Tajani ha il merito di aver fatto sopravvivere il partito in questi anni complicati, però ora si tratta di trovare le condizioni per dare nuovo smalto, per aprire questo partito ad energie nuove, anche a contenuti innovativi. Parlavamo prima dei diritti civili che servono per dare profilo ad un partito che forse è visto dai giovani non più come un partito moderno, smart, come era ai tempi in cui Berlusconi lo ha fondato. Parlavamo delle iniziative da fare per avvicinare quanti non vorrebbero votare per il centrosinistra, ma non vedono nella proposta del centrodestra una proposta realmente innovativa, moderna». «Noi dobbiamo fare questo, e quindi dobbiamo avere meno ansia per il tesseramento, per i congressi, e forse un po’ di ansia in più per le idee che dobbiamo fornire al centrodestra. Di congressi sono morti i partiti tradizionali, un tempo i congressi si facevano per stabilire la linea politica di un partito. Oggi ci sono ben altre modalità molto più partecipate, quindi forse conviene parlare un po’ di meno dei congressi e del tesseramento; dietro congressi e tesseramento, spesso, si sono sviluppate patologie che hanno portato alla fine dei partiti tradizionali», ha concluso. 

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