Calabria, far dialogare cultura e impresa sotto lo sguardo dei Bronzi
Istituzioni, imprese e università a confronto a Reggio Calabria per trasformare il patrimonio culturale in opportunità economiche concrete

REGGIO CALABRIA Parlare di sviluppo economico in un museo. Parlare di impresa davanti ai Bronzi di Riace. L’apparente paradosso è in realtà il cuore del messaggio che l’Associazione Civita ha scelto di portare a Reggio Calabria con la tavola rotonda “Fondare il futuro: cultura, tecnologia e impresa per un nuovo modello di sviluppo in Calabria”: che patrimonio storico e crescita economica non sono opposti, ma possono — e devono — parlare la stessa lingua.
Il Museo Archeologico Nazionale ha fatto da cornice a un confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni regionali, università, grandi aziende e mondo della cultura. Dopo i saluti del facente funzioni di sindaco Domenico Battaglia, a introdurre i lavori è stata Simonetta Giordani, segretario generale dell’Associazione Civita, che ha subito chiarito le ragioni di questa presenza a Reggio: «Abbiamo voluto realizzare questo evento in Calabria perché la nostra associazione da sempre lavora per la contaminazione e per la connessione tra il mondo delle imprese, il mondo della cultura e il mondo delle istituzioni. Volevamo fare un punto con gli interlocutori calabresi perché ci siamo resi conto che questo territorio, nonostante la narrazione imperante invece, stia dando segni di vitalità, di dinamismo, con più imprese che hanno voglia di investire in questa regione».
Una lettura controcorrente rispetto al racconto dominante sul Sud, che Civita ha scelto di mettere alla prova sul campo. L’associazione, ha spiegato Giordani, non si limita a organizzare convegni: «Stiamo anche seguendo con il ministero le attività legate al PNRR, ad alcuni borghi calabresi, i primi fra tutti Gerace, cercando di fare in modo che le amministrazioni locali possano mettere a terra queste risorse traguardando i borghi nel futuro. Il vero problema di queste aree più fragili sarà il dopo PNRR: capire come resistere, come mettersi a rete, come rappresentare un’alternativa». Il ruolo dell’associazione, ha precisato, è quello di «facilitatori, mediatori che cercano di mettere in connessione luoghi e mondi che spesso hanno difficoltà a capirsi e a parlare», fino a organizzare a Roma, con il Parlamento europeo, «una sorta di sportello domanda e offerta per rappresentare le opportunità per chi investe in Calabria e d’altro canto anche le difficoltà di chi vuole farlo».
La stessa volontà di fare da ponte è quella che ha spinto il direttore del MArRC Fabrizio Sudano ad aprire le porte del museo a questa iniziativa. «La cultura in Calabria la si sfrutta ancora poco», ha detto con franchezza, «e quindi dobbiamo seguire degli esempi già avanzati che si fanno in altre regioni. Qui oggi toccheremo con mano quello che fanno altrove, con il coinvolgimento importante delle imprese che forse manca ancora in Calabria e che va supportato e spinto». Il museo, ha sottolineato Sudano, vuole essere parte attiva di questo processo: «Siamo interessati ad eventuali opportunità di partenariati pubblico-privati che in Calabria sono difficili da portare avanti, ma c’è qualcuno che ci è riuscito e vorremmo portarli anche noi come esempio virtuoso di connubio tra cultura e impresa». Un obiettivo concreto, non retorico, sintetizzato in una formula secca: non convincere qualcuno a venire al Sud, ma a «investire al Sud. Più che venire, investire».
Dal mondo delle imprese, Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, ha confermato che l’interesse c’è, e che la cultura va intesa in senso largo: «Siamo vicini al mondo della cultura a 360 gradi, vicini anche alla cultura tecnologica. Siamo in un mondo molto competitivo dove è fondamentale dialogare con l’università perché il trasferimento tecnologico, l’innovazione in un’economia come la nostra fatta di piccole e medie imprese — in cui è difficile fare ricerca in maniera diretta — rendono lo stretto rapporto con l’università fondamentale». Ma il richiamo al contesto in cui ci si trovava è stato immediato: «Siamo nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, un luogo iconico per la presenza dei Bronzi di Riace. Questo significa una terra ricca di archeologia e cultura dove il turismo può promuovere uno dei nostri settori vocazionali principali. Gli attrattori culturali sono uno degli elementi principali dell’economia del futuro, e noi come Italia possiamo dire di essere una superpotenza in questo campo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Zimbalatti, rettore dell’Università Mediterranea, che ha declinato il contributo accademico in termini operativi: «La terza missione universitaria prevede il trasferimento tecnologico, la messa a disposizione dei risultati della ricerca a favore non solo del comparto pubblico ma anche e soprattutto di quello privato. L’iniziativa di oggi favorisce la comunicazione di una serie di risultati e possibilità che sono aperte e sfruttabili dal territorio, sia come parte pubblica che come parte privata». Spin-off, start-up, public engagement: l’università, ha detto Zimbalatti, è già dentro questa partita.
A chiudere il cerchio è stato Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, che ha affrontato di petto il tema della narrazione: «Non basta il presidente a far cambiare l’immagine della Calabria. Io ci provo raccontando una regione che ha mille potenzialità, perché i problemi sono quelli che ho sul tavolo ogni giorno, però il presidente di una regione deve innanzitutto parlare delle bellezze della sua terra». Qualcosa, ha detto, sta già cambiando: «Tanti riscoprono la Calabria, riscoprono Reggio Calabria grazie all’impulso che abbiamo dato allo sviluppo dell’aeroporto, e tanti turisti si rendono conto che questa è una regione bellissima, sconosciuta, troppo poco frequentata in passato». Ma la vera sfida, per Occhiuto, è culturale prima ancora che economica: «Mi auguro che i calabresi recuperino l’orgoglio della bellezza della propria regione, perché spesso sono proprio i calabresi ad essere pessimi testimoni della Calabria. Speriamo che si possano innamorare di questa regione più di come è stata in passato».
Una giornata di voci diverse, dunque, ma con un filo comune: la Calabria ha le carte in regola, manca ancora la capacità — e forse la fiducia — di giocarle fino in fondo. L’Associazione Civita ha scelto di scommettere su questo territorio. Ora tocca al territorio rispondere. (redazione@corrierecal.it)
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