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Pd e M5s attaccano la legge sui sottosegretari in Calabria: «Tradimento ai cittadini»

Il gruppo consiliare del partito, Alecci, Falcomatà e Baldino denunciano l’assenza di merito e trasparenza nella gestione delle nuove figure amministrative

Pubblicato il: 31/03/2026 – 11:48
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Pd e M5s attaccano la legge sui sottosegretari in Calabria: «Tradimento ai cittadini»

REGGIO CALABRIA L’introduzione delle figure dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale ha scatenato ieri dure polemiche in Consiglio regionale. Il Partito Democratico ha deciso di abbandonare l’aula durante il voto, definendo il provvedimento «una delle pagine più tristi della recente storia politica della nostra regione».
«Abbandonare l’aula al momento del voto è stato un atto dovuto», afferma oggi il gruppo consiliare del Pd in una nota. «Non volevamo essere complici, né testimoni oculari di un vero e proprio tradimento perpetrato contro i cittadini calabresi». Secondo i dem, la legge che reintroduce i sottosegretari «costerebbe alla Regione centinaia di migliaia di euro all’anno, mentre la Calabria ha bisogno di investire su sanità, trasporti, borse di studio e politiche sociali».
Il consigliere regionale sempre del Partito Democrativo Giuseppe Falcomatà ha commentato l’approvazione con un paragone ironico: «Nel 1983 esordiva sul grande schermo “Una poltrona per due”. Oggi assistiamo invece a “una poltrona per altri quattro”, tra sottosegretari e nuovi assessori». Per Falcomatà, «si tratta di un’operazione paradossale, perché reintroduce una figura abolita in passato da un governo guidato dal medesimo partito di chi oggi propone la legge, quasi fosse un accanimento terapeutico interno alla coalizione».
Il consigliere dem ha poi sollevato dubbi sulle coperture finanziarie: «Dove la maggioranza reperirà il milione di euro necessario? Lo prendete dalle risorse cofinanziate per i programmi comunitari FSE, sottraendo ossigeno alla programmazione europea per finanziare figure senza responsabilità amministrativa». Secondo Falcomatà, «è la “104 della politica”, una funzione puramente assistenziale per portaborse del presidente». Ha concluso il suo intervento denunciando lo spreco di risorse rispetto alle emergenze sanitarie: «A Reggio Calabria 40 dializzati rischiano di dover curarsi fuori città, mentre solo 4 case di comunità su 61 e 3 ospedali di comunità su 21 sono in fase di collaudo, con il rischio di perdere fondi europei».
Sulla stessa linea il capogruppo del Pd, Ernesto Alecci: «Abbiamo vissuto una delle pagine più tristi della storia politica della regione. Il centrodestra si è reso protagonista di un vero e proprio tradimento nei confronti dei cittadini. Questi soldi pubblici dovevano essere spesi per rispondere alle emergenze». Alecci ribadisce che i dem avevano proposto numerosi emendamenti «per mitigare i costi», senza però essere ascoltati: «Ora, queste figure, di cui ancora non si capisce ruolo o obiettivi, insieme alle loro strutture di collaborazione, peseranno centinaia di migliaia di euro all’anno».
Il clima politico appare teso e le reazioni del Pd segnano una frattura netta rispetto alla maggioranza, con il partito di centrosinistra deciso a denunciare quello che definisce «uno spreco di risorse in una regione che ha bisogno di investire su salute e servizi».
Sulla vicenda oggi è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle con unanota durissima la vicepresidente Vittoria Baldino. «Con tutti i grossi problemi che ci sono in Calabria – afferma – tra sanità al collasso, trasporti inefficienti, infrastrutture ferme al secolo scorso, da ultimo il ciclone Jolina che ha devastato la Sibaritide la Giunta guidata da Occhiuto pensa alle poltrone e a distribuire incarichi. Nel 2021 ha assunto un incarico senza precedenti: oltre alla guida della Regione, è diventato commissario ad acta per la sanità. Una concentrazione di poteri che poteva rappresentare un’opportunità storica per il sistema sanitario regionale. Invece del tanto sbandierato “cambio di rotta” è rimasto solo lo slogan: i calabresi continuano ad essere costretti a vivere tra il rinvio delle cure e i viaggi della speranza. La sanità resta ostaggio della più becera politica. Prova ne sono da ultimo le dimissioni della referente sanitaria dell’Asp di Cosenza nonché direttrice dello spoke di Corigliano Rossano. Prima emette un ordine di servizio per sospendere i ricoveri in pediatria, ginecologia e ostetricia per consentire il trasferimento del reparto da Corigliano a Rossano e poi a distanza di poche ore annulla tutto per ordine della politica. Così ai cittadini restano 1,6 milioni di euro spesi per un reparto pronto ma non ancora attivato. Alla crisi sanitaria si accompagna un declino demografico drammatico. Secondo le stime Svimez su dati Istat, entro il 2050 la Calabria rischia di perdere quasi un quinto della popolazione, scendendo sotto 1,5 milioni di abitanti. A pesare è soprattutto l’emigrazione giovanile che significa: scuole che chiudono, Comuni che si svuotano, un mercato del lavoro sempre più vecchio e senza prospettive. E se c’è un indicatore che va oltre ogni scusa e misura la distanza enorme tra la narrazione pittoresca del centrodestra e la realtà è l’utilizzo dei fondi del Pnrr. La propaganda della “Calabria modello di efficienza” si scontra con i numeri: secondo il report Svimez, la Regione è tra le ultime in Italia per capacità di attuazione, con appena il 23,5% dei progetti avviati rispetto agli impegni assunti. Un dato ancora più grave se confrontato con quello dei Comuni calabresi che viaggiano invece al 65,5% quasi tre volte in più rispetto all’ente regionale. E mentre ogni giorno la realtà presenta il conto impietoso ai calabresi, la risposta del centrodestra in Regione è aumentare le poltrone, introducendo nuovi sottosegretari moltiplicando i costi inutili della politica. Cade finalmente la narrazione del presidente assediato: quello che con un video sui social – continua Baldino – si dimetteva trasformandosi da indagato in vittima, che considerava i magistrati suoi persecutori e gli avversari politici i nemici della Calabria. Siamo davanti alla fotografia nitida di una maggioranza targata centrodestra più impegnata ad accontentare gli appetiti famelici dei porta voti che a risolvere i problemi dei calabresi».

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