’Ndrangheta e Casalesi, il filo tra Bianco e Patania: 38 telefonate e un passato comune in carcere
I contatti tra il presunto capo dell’ala zagariana e il figlio del boss di Stefanaconi. Un legame scandito da celle telefoniche, spostamenti in Calabria e un periodo condiviso al “Cosmai” di Cosenza

LAMEZIA TERME Trentotto telefonate registrate tra dicembre 2022 e gennaio 2024. La più lunga dura poco più di tre minuti, le altre vanno da pochi secondi a circa un minuto e mezzo. Ma ciò che conta, per gli inquirenti della Dda di Napoli, sono soprattutto gli interlocutori individuati nel corso dell’indagine che ha portato all’arresto di 23 persone, tutte ritenute legate alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
Da un lato del telefono ci sarebbe Carlo Bianco (cl. ’84), considerato dagli investigatori uno dei soggetti più attivi sul versante del traffico di stupefacenti all’interno del gruppo, tra i principali responsabili dell’apertura del canale del gruppo verso i fornitori calabresi. Dall’altro, invece, un calabrese «ritenuto elemento di spicco di una potente cosca di ’ndrangheta»: Nazzareno Patania (cl. ’73), richiamato nell’ordinanza ma non indagato in questo procedimento.
Non solo i Bellocco
Non soltanto, dunque, gli Albano legati alla cosca Bellocco di Rosarno. Secondo l’accusa, i contatti calabresi di Bianco si sarebbero spinti oltre. Nazzareno Patania è il figlio del defunto Fortunato, boss della ’ndrina di Stefanaconi, nel Vibonese, ritenuto tra gli alleati della potente famiglia Mancuso di Limbadi e ucciso nella faida esplosa nel 2011 con il clan emergente dei Piscopisani. Il gip del Tribunale di Napoli ne tratteggia così il profilo: arrestato e poi assolto per gli omicidi contestati, Nazzareno Patania «è stato condannato anche per reati mafiosi, per i quali ha scontato una pena di circa 8 anni di detenzione, dal 21 settembre 2012 al 9 marzo 2020».
38 contatti telefonici (tutti brevi)
Come anticipato, dalle attività tecniche svolte a margine dell’inchiesta sono emersi 38 contatti telefonici tra Bianco e Patania, tutti di durante relativamente molto breve, mai oltre i tre minuti (186 secondi). Le celle agganciate in uscita dall’utenza di Patania coprono Vibo Valentia, San Gregorio d’Ippona, ma anche Francica e Sant’Onofrio. Quelle agganciate in entrata dall’utenza del 53enne si collocano invece tra Vibo Valentia, la località Vaccaro di San Gregorio d’Ippona e, nella mattinata del 14 febbraio 2023, anche Lamezia Terme.
La detenzione nello stesso carcere
Per gli inquirenti, questi elementi fissano con particolare evidenza i legami calabresi di Bianco, anche alla luce di un altro dettaglio ritenuto significativo: per circa un anno e mezzo Patania è stato detenuto nel carcere “Cosmai” di Cosenza nello stesso periodo in cui vi era ristretto anche Carlo Bianco. Gli investigatori hanno cerchiato in rosso la finestra temporale compresa tra il 24 luglio 2018 e il 23 ottobre 2019. E, sebbene fossero assegnati a celle diverse, i due risultavano ristretti al piano terra dello stesso reparto, il Padiglione Alta Sicurezza – Reparto A, condividendo quindi la stessa ora d’aria e gli stessi momenti di socialità.
I contatti in Calabria
Per il gip, i dati raccolti sono «di sicuro consistenti per determinare i rapporti che Carlo Bianco detiene con personaggi di spicco della ’ndrangheta» e fissano con estrema certezza come «l’uomo ancora oggi si rechi ciclicamente in Calabria, meta che prima degli accordi finalizzati al traffico della cocaina non era mai stata rilevata», con particolare riferimento all’arco temporale compreso tra agosto 2021 e il 5 febbraio 2023. (g.curcio@corrierecal.it)
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