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dopo il disastro azzurro

Abodi: «Calcio italiano da rifondare. Gravina deve dimettersi»

La dura critica del ministro dello Sport

Pubblicato il: 01/04/2026 – 16:04
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Abodi: «Calcio italiano da rifondare. Gravina deve dimettersi»

ROMA «Situazione drammatica per il calcio italiano? Diciamo che drammatico è un termine che userei con cautela, visti i tempi che stiamo vivendo, e quindi la parola è più dedicata a situazioni internazionali, la guerra e lo scenario di morte che ci propone, quindi è una sconfitta definitiva. Quando per tre edizioni non ci qualifichiamo per il mondiale, forse sarebbe bene fare qualche riflessione, forse varrebbe la pena immaginare che ci sia bisogno di rifondare il calcio italiano, rimettere in discussione alcuni presupposti. Non è un giorno normale e non è un giorno nel quale può bastare o può soddisfare lo “scaricabarile” dicendo magari ci aspettavamo di più dall’istituzione. Per tutto quello che stiamo facendo in generale per lo sport italiano, anche quello non professionistico, ma professionale, che dimostra di sapere avere un impegno e sapere anche cercare la vittoria non per fatti incidentali ma per programmazione. Quindi l’unica cosa che non bisogna fare è non fare tesoro di questa ennesima sconfitta, sarebbe ancora più grave». Questo il chiaro messaggio del ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi, a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026, sulla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026. In molti, a cominciare da Abodi, chiedono una rifondazione dei vertici federali. «Io penso che quando un’organizzazione del suo complesso buca, come è successo in questo caso, per la terza volta il mondiale, con tutto quello che ne consegue, è chiaro che ai vertici si affida una responsabilità o almeno dichiarare di essere pronto, perché prima del ruolo sovrano del Consiglio federale, secondo me c’è il ruolo apicale della coscienza individuale e questo mi sembra non emergere minimamente». «Scorrettezza nei toni usati da Gravina? Ma io lo lascio giudicare all’opinione pubblica, perché mi sembra ci sia un sentimento collettivo, complessivo. Ho un profondo rispetto dei ruoli e dell’autonomia e quindi ho sempre detto che mi sarei tenuto a ciò che è nelle mie disponibilità, ma come è successo già in passato, se un sistema sportivo o quello complessivo o una singola federazione, non ha la capacità di fare un profondo esame di coscienza e un’assunzione di responsabilità che parte inevitabilmente dal vertice, poi mi trovo costretto anche insieme al Parlamento a prendere le decisioni che vorrei lasciare esclusivamente a loro, ma mi sembra che i primi segnali non vado in quella direzione. Io mi aspetto una risposta un po’ più centrata da parte della Federcalcio e del presidente Federale. Ricordo che negli anni scorsi, a partire dal presidente Abete, ci furono sussulti di dignità e di responsabilità. Il presidente Abete uscì, voi ricorderete, quando l’Italia uscì al primo turno, c’erano anche altre motivazioni. Il compianto Carlo Tavecchio fece esattamente la stessa cosa, ci fu naturalmente una pressione dell’opinione pubblica, però si dimise. Ricorderete anche voi che le sue dimissioni portarono ad una impasse e poi ci fu un commissariamento doppio, quello della Federcalcio con il segretario generale del Coni, che diventò commissario della Federcalcio e che nominò poi Giovanni Malagò come commissario della Lega di Serie A», ha proseguito Abodi che sui nomi non vuole entrare per ora. «Malagò nome buono anche in questa occasione? Io penso che quell’esperienza lì non abbia lasciato ricordi estremamente positivi. Quando si ha la possibilità di accorciare la catena di comando con un doppio commissariamento, quindi un commissariamento del sistema nel suo complesso e non si riescono a produrre gli effetti sperati, è un’occasione persa. Vorrei evitare che si riproducesse nella stessa condizione, che poi non sarebbe magari in grado di esprimere ciò che serve. È un cambiamento significativo dalla base partendo dal vertice. Malagò, potrebbe andare bene non da commissario ma da presidente della Federcalcio? Io penso che il tempo dei nomi deve ancora venire, perché credo che dovrà essere anche valutato tutta la storia di questi ultimi vent’anni, che ci lascia un’eredità di esperienze in molti casi negative. Quello che non possiamo fare è, tutti insieme, non è un tema di governo, Parlamento o sistema sportivo, sbagliare nuovamente o far finta che sia successo poco o che sia colpa di qualcun altro», ha proseguito Abodi. Il ministro dello Sport sulle condizioni per un commissariamento della Figc, ha poi spiegato: «Io parlando anche con il presidente Bonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili con gli statuti e del Coni e della Federazione perché potrebbero esserci i presupposti, ma io credo che prima di tutto viene la responsabilità e la consapevolezza di quanto sia accaduto, non soltanto ieri, perché non è la prima volta e c’è un dato complessivo che non è legato allo sviluppo economico, quando sento di soluzioni finanziarie non si capisce che il capitale che manca non è quello finanziario, ma è quello progettuale. Se chiederò a Gravina di dimettersi? Io penso di sì, al di là del garbo istituzionale, quello che ho detto mi sembra che sia già abbastanza. Repulisti totale? Intanto per ora, per quello che ho visto anch’io come milioni di italiani, il ringraziamento va al commissario tecnico, allo staff e soprattutto ai giocatori che sono accessi in campo, perché contrariamente ad altre esperienze che abbiamo ancora negli occhi, non soltanto negli occhi, mi sembra che sia stato dato tutto. Questo è il calcio, questo è lo sport, evidentemente poi c’è chi dice e c’è chi spiega. Noi vorremmo che oltre alle spiegazioni ci fossero delle decisioni». «Aver etichettato da parte di Gravina tutti gli altri sport nei quali l’Italia sta eccellendo come sport dilettantistici? Il direttantismo è una forma giuridica che prescinde dalla professionalità con la quale vengono fatte le cose. Se siamo vincenti in tantissime discipline, abbiamo dimostrato anche alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi che siamo il Paese che vince nel più ampio spettro delle discipline, in questo caso Invernali, vuol dire che c’è una pianificazione, vuol dire che c’è una visione, vuol dire che c’è una cura quotidiana, partendo dai settori giovanili, c’è un’idea della tutela del patrimonio nazionale, del capitale atleti e atlete, che poi porta inevitabilmente ad eccellere, perché il talento non lo abbiamo perso, è soltanto nascosto, perlomeno nel calcio. Ce ne sono tanti di giovani che avendo una possibilità potrebbero esprimere il meglio anche con la maglia azzurra. Allora qualcuno dirà, ma la federazione cosa può fare? La federazione è il riferimento del sistema calcistico. Siamo tutti consapevoli che molte cose dipendono anche dalle scelte dei club e della Lega di A, ma io credo che la federazione non debba puntare al consenso, debba puntare all’affermazione di un modello, anche confrontandosi dialetticamente e cercando di far valere il suo ruolo», ha proseguito il ministro dello Sport. «Dalla Lega una proposta concreta di un obbligo di tre italiani in campo nelle squadre di Serie A? Il Lecce ha vinto il campionato primavera senza un giocatore italiano e molto spesso anche le seconde squadre hanno pochissimi giocatori italiani e soprattutto giovani, quindi ogni proposta è buona, quello che dico è che queste cose avremmo potute farle, avrebbero potute farle anche prima di questa ulteriore fallimentare e dolorosa esperienza di qualificazione al Mondiale mancato, e se c’è davvero questa disponibilità io sono pronto in qualsiasi momento a mettermi al tavolo e a mettermi a disposizione, non soltanto per il sistema calcistico in quanto tale, ma per milioni di tifosi, per milioni di bambini e adolescenti che comunque in questa giornata si sono svegliati i conflitti, si sono addormentati e addolorati e non possiamo accettarlo. Se ho parlato anche con la presidente Meloni? L’attenzione governativa, nel rispetto dei ruoli, è massima e c’è sintonia piena, naturalmente con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza, io sono convinto che ci sia all’interno del Parlamento che sullo sport ha saputo trovare convergenze che hanno portato come ieri ad approvazioni di norme all’unanimità, dobbiamo cercare questa unanimità con lucidità, conoscendo la materia, sapendo cosa possiamo fare e cosa non possiamo e non vogliamo fare, ma certamente non rimanere passivi rispetto a un’esigenza che è improcrastinabile, riformare e rifondare il calcio italiano», ha concluso.

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