Conto alla rovescia per il lancio di “Artemis II” verso la Luna. In orbita anche un pezzo di Calabria
L’Unical partecipa alla missione con una tecnologia chiamata SpaceFom

LAMEZIA TERME Anche un pezzo di Calabria pronto ad andare in orbita. Al Kennedy Space Center in Florida (Usa) il timer scandisce il conto alla rovescia per il lancio della missione Artemis II destinata a portare quattro astronauti nell’orbita lunare, mentre si intensificano i preparativi in attesa del “go” al lancio del gigantesco razzo Sls (Space Launch System) sul quale è integrata la capsula Orion, previsto alle 18,24 ora locale di oggi (le 00,24 italiane del 2 aprile). La missione prevede un equipaggio di quattro astronauti, tra cui per la prima volta una donna. In una prima fase entreranno in orbita terrestre, seguendo un’orbita fortemente ellittica per circa un giorno. Durante questo periodo testeranno la navicella in tutti i suoi sistemi ed effettueranno simulazioni di manovre in orbita. Dopo circa 24 ore lasceranno l’orbita terrestre per dirigersi verso la Luna. Sorvoleranno il lato nascosto della Luna a circa 7.000 km di distanza, per poi rientrare verso la Terra seguendo una traiettoria di rientro libero, cioè una rotta sicura che non richiede ulteriori manovre propulsive. La missione si concluderà con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, una fase particolarmente delicata che avverrà a una velocità di circa 40.000 km/h.
Il contributo dell’Unical
Come g9à ad “Artemis I” –come scritto dal Corriere della Calabria – anche a questa nuova missione fornisce il proprio importante contributo anche l’Università della Calabria, come ha raccontato oggi a “Buongiorno Regione” del Tg3 Calabria Alfredo Garro, ingegnere, docente Unical. «Come Università della Calabria ha ricordato Garro – lavoro da circa dieci anni allo sviluppo di una tecnologia chiamata SpaceFom, utilizzata per pianificare, simulare e gestire missioni così complesse. Si tratta di un tassello piccolo ma fondamentale, perché operazioni di questo tipo richiedono una pianificazione estremamente accurata in tutte le fasi con molta cura». Il programma complessivo coinvolge migliaia di ingegneri e ha un costo stimato di circa 93 miliardi di dollari. Secondo Garro «è sicuramente un investimento molto elevato e spesso ci si chiede perché si sia aspettato oltre 50 anni per tornare sulla Luna. La risposta è che, rispetto al programma Apollo, gli obiettivi oggi sono completamente diversi: si tratta di un progetto di collaborazione internazionale, con l’intento non solo di tornare sulla Luna, ma di costruire un vero e proprio avamposto stabile. In quest’ottica, sono stati siglati anche accordi tra l’Italia e la Nasa per l’utilizzo di tecnologie italiane nella realizzazione di infrastrutture lunari e per portare, in futuro, un astronauta italiano a camminare sulla superficie della Luna. L’obiettivo, quindi, non è più solo esplorare, ma – ha aggiunto il docente Unical – restare e preparare missioni ancora più ambiziose. L’essere umano è da sempre spinto a esplorare nuove frontiere, e lo spazio rappresenta la prossima nuova frontiera». (redazione@corrierecal.it)
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